Il Libro della Settimana

Thomas Sauvin, Quanshen .
Archive of Modern Conflict, Londra 2013.
AMC2. Journal Issue 8. Testo in inglese e cinese di Thomas Sauvin. 60 fotografie a colori (cm 6x19), tenute insieme all'angolo inferiore destro da un bullone di metallo. La raccolta fotografica è contenuta in cofanetto giallo di plexiglass / Photographs collected and edited by Thomas Sauvin. Design Mei Shuzhi.
Cm 19,3 x 6,6,  pp.  68 fogli di carta pesante.

Quanshen  presenta una selezione di ritratti a figura intera realizzati negli studi fotografici cinesi tra il 1930 e il 1980. Il genere del ritratto a figura intera, in cui il soggetto è ripreso dalla testa ai piedi in posizione frontale  con alle spalle un particolare sfondo, è tanto antico quanto la ritrattistica. Ma nel caso cinese, al fine di ridurre i costi di questo tipo di ritratto, gli studi fotografici offrivano un formato verticale inedito, in cui la cornice "restringeva" il soggetto dritto in piedi con le braccia lungo il corpo. Il risultato era una stampa ai sali d'argento, una sorta di piccola bara fotografica, con una dimensione media di 7 cm di altezza per 2,5 cm di larghezza, sia in bianco e nero che colorata a mano. Questa fortuita raccolta di 60 ritratti anonimi rivela - attraverso i codici di abbigliamento e le abitudini comportamentali raffigurate - frammenti della storia e dell'ideologia della società cinese. Il libro è stato selezionato tra i migliori fotolibri del Photo-Eye Best Photobooks 2013.

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Da un'intervista a Thomas Sauvin, collezionista francese di fotografia popolare residente a Pechino, rilasciata al New York Times nel gennaio 2015:
"Nel maggio del 2009 incontrai un uomo di nome Xiaoma, che lavorava in un'area di smaltimento rifiuti a nord di Pechino. Laggiù, alcuni erano specializzati in materie plastiche, alcuni in tappi di bottiglie di birra, ma lui si concentrava sui rifiuti contenenti nitrato d'argento - raggi X provenienti dagli ospedali, CD-rom e pellicole fotografiche. Quando capii quello che aveva, piuttosto che lasciar affogare tutto in una grande piscina di acido al fine di raccogliere il prezioso argento, Xiaoma accettò di vendermi le pellicole a chilo, ed è così che è nato il progetto Silvermine.

Quei sacchi di riso pieni zeppi di migliaia di rullini di negativi polverosi, graffiati, maleodoranti, spiegazzati e umidi mi hanno consentito l'accesso ad un universo visivo altamente codificato, in cui il soggetto è sempre in piedi dritto al centro dell'immagine, mentre guarda oltre. In Cina, scattare foto è un rituale che coinvolge sempre il mettersi in posa e il chiedere il consenso. Il risultato sono queste immagini senza pretese, semplici, spesso molto divertenti e sicuramente accattivanti. L'archivio contiene ora più di mezzo milione di negativi. Si estende su un periodo di 20 anni, dal 1985, quando la pellicola d'argento cominciò ad essere usata in maniera massiccia in Cina, al 2005, quando la fotografia digitale ha preso il sopravvento.

Erano gli anni di apertura economica della Cina, quando la gente ha iniziato a prosperare, viaggiare, consumare e divertirsi. Nel rivedere le immagini spiccano alcuni cliché - sto pensando a un uomo seduto su una falce di luna di pietra che guarda verso la città, o a una donna nascosta in uno sterminato campo di margherite. Inoltre, emergono alcune serie inattese. Ad esempio, alla fine degli anni Ottanta, non appena le famiglie di Pechino iniziarono a modernizzarsi, era abbastanza usuale farsi fotografare accanto ai più recenti acquisti. Ho un enorme numero di ritratti di persone in posa accanto ai loro frigoriferi. Entriamo nelle case della gente solo per scoprire poster di Marilyn Monroe, James Dean, Sylvester Stallone...la Cina si apriva a ovest! Attraverso tutte queste istantanee-ricordo scattate da anonimi, si assite in realtà alla nascita della Cina post-socialista".

Per saperne di più in "The Chinese Photobook. From the 1900s to the Present" di Martin Parr & Wassinklundgren le pagine 417-419 sono dedicate a Thomas Sauvin.

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