Beijing Silvermine di Thomas Sauvin

“Silvermine” di Thomas Sauvin's (Kerri MacDonald, The New York Times, 2013)

"Beijing Silvermine" è un archivio di mezzo milione di negativi recuperati negli ultimi sette anni da un impianto di riciclaggio alla periferia di Pechino. Assemblato dal collezionista e artista francese Thomas Sauvin, "Beijing Silvermine" offre un ritratto fotografico unico della capitale cinese e della vita dei suoi abitanti nel decennio successivo alla Rivoluzione Culturale.
Sauvin, editore che vive a Pechino da un decennio, ha accumulato una immensa raccolta di negativi abbandonati. Le foto riportano alla luce ricordi familiari sbiaditi: l'immagine di una ragazza su una motocicletta Xin Fu rossa o la foto di una maglietta che andava all'inizio degli anni '90.

"A volte le persone non si aspettano questo dalla fotografia", dice. "Vogliono viaggiare, vedere cose che non hanno mai visto. Vogliono vedere il mondo da una nuova prospettiva ".
Questo non è ciò che Sauvin sta cercando. Sta lavorando a "Silvermine", progetto che prevede il recupero di centinaia di migliaia di negativi, per lo più foto personali e di famiglia, salvati dalla discarica di Pechino. Da così tante vite diverse, vede sempre la stessa storia.
La bellezza della ripetizione trovata nelle foto di "Silvermine" - soggetti  fermi, a distanza, spesso al centro del fotogramma - viene fuori in un video, prodotto da LeiLei, artista cinese che ha collaborato con Sauvin, cucendo le immagini insieme ad una velocità di circa otto scatti al secondo. La stessa posa, e la stessa impostazione, appaiono più e più volte, da persone appollaiate su una statua di Ronald McDonald a pose  orgogliose di gente in destinazioni rinomate.
Il progetto è iniziato quando Sauvin e Archive of Modern Conflict, l'editore per cui lavorava, hanno pensato di esplorare più approfonditamente materiale vernacolare, come album fotografici, fotografie colorate a mano e fotografie fatte in studio. Thomas pensò che sarebbe stato interessante guardare i negativi, perché i fotografi amatoriali spesso li gettano via.
Nel 2009, cercando online informazioni sull'acquisto e la raccolta di negativi, Sauvin continuava a vedere il nome Xiao Ma sui forum web cinesi. Il signor Xiao riciclava rifiuti contenenti nitrati d'argento - inclusi i negativi. I due si incontrarono in una discarica a nord di Pechino, in mezzo a un grande complesso di edifici in mattoni dedicati a diverse categorie di rifiuti. Il magazzino del signor Xiao era pieno di rifiuti da cui veniva estratto il nitrato d'argento da vendere ai laboratori.
"La scena mi ha spezzato il cuore in tanti pezzi", ha detto Sauvin. Così gli propose di ricomprarlo, 10 volte più del prezzo cui Xiao lo acquistava al chilo.
Ora, Sauvin ci ritorna una o due volte al mese, rientrando poi nel suo ufficio con un carico di negativi che esamina sul suo tavolo luminoso. In genere, esegue la scansione di circa l'80% di essi.
All'inizio cercava "lo scatto impossibile", dice. Che non ha ancora trovato. Dopo aver esaminato circa 10.000 immagini Sauvin ha finalmente realizzato che non si trattava di trovare la perfezione."C'è una grande quantità di immagini molto, molto noiose", dice Sauvin, che le guarda tre o quattro volte. Ma, spiega, "alcune immagini hanno il potere di stagliarsi dalla altre e di scuoterti, e questo è un buon modo per procedere, penso."
La maggior parte delle foto sono del genere "tre, due, uno, scatta" - immagini di soggetti completamente immobili, che guardano dritto nell'obiettivo. Le immagini mancano di spontaneità, ma in un certo senso sono intime.
L'archivio copre un breve periodo, circa 20 anni dal 1985 al 2005, quando la fotografia digitale e quella fatta coi cellulari hanno cominciato a prendere il sopravvento. La maggior parte delle immagini non ha date precise, ma studiando le acconciature e la moda, così come i danni ai negativi, Sauvin ha potuto circoscriverle ad un periodo di pochi anni. Lo ha aiutato il fatto che le foto sono organizzate in set, il che significa che un calendario su un muro o un segnale stradale possono essere utilizzati per raccogliere dettagli sul fotografo e il periodo.
Sauvin non vede molti cambiamenti nell'estetica delle fotografie nel corso degli anni. Ma vede cambiamenti sociali. Negli anni '80, le pellicole erano accessibili ma ancora costose, così le persone facevano foto "stile Kodak": bambini appena nati, incontri di famiglia, visite a Piazza Tiananmen.Man mano che la fotografia diventava popolare e la qualità della vita aumentava per molti cinesi, le immagini cambiavano. "Senti che non è più il padre a fotografare, anche i bambini iniziano a farlo", dice Sauvin.
Da oltre mezzo milione di negativi, Sauvin ha iniziato a vedere le immagini per temi. C'è la serie dei frigoriferi: alla fine degli anni 80 le famiglie cinesi cominciarono a potersi permettere l'acquisto di frigoriferi, così le donne posavano con i loro nuovi elettrodomestici. E la serie di Marilyn Monroe, con la gente in posa davanti ai poster della diva sexy americana.
Non erano frequenti invece le foto di famiglie cinesi all'estero negli anni '80. Negli anni '90, la Thailandia diventava una destinazione comune - così banale che Sauvin poteva anticipare il l'iter  delle foto, fino all'immagine sul volo di ritorno.
Sauvin ha intenzione di continuare a lavorare su "Silvermine" finché ci saranno dei negativi da trovare. "Ha senso, per questo progetto, assistere davvero alla morte della fotografia analogica in Cina", ha affermato.

Vede il suo lavoro come un contrappunto alla solita - e spesso negativa - immagine sulla Cina nella stampa estera e sui social media cinesi.
"Inizia con la nascita, finisce con la morte", dice Sauvin della sua collezione. "Parla un po' di amore. La gente va in spiaggia. La gente viaggia. La gente scatta immagini sfocate, i negativi alla fine vengono danneggiati. Sono a casa con i poster di Marilyn Monroe. Scattano foto assieme ai loro frigoriferi".

Sul nostro sito sono disponibili:

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