Fearing Death, and Photographing the Rituals That Surround It

"Temere la morte, fotografando i rituali che la circondano" di  John Otis
(New York Times, 30 aprile 2018)

 La domanda su cosa ci attende dopo la morte ossessiona l'umanità da millenni. Il fotografo coreano Chanho Park ha dovuto fare i conti con questo quesito molto presto. Quando il fotografo aveva solo 11 anni a sua madre venne diagnosticato un cancro al pancreas. Chanho Park passò così molto tempo al suo fianco in ospedale, vivendo la disperazione dei moribondi e delle loro famiglie, osservando i letti dei malati intorno a loro che rimanevano vuoti all'improvviso, da un giorno all'altro.

 "Ho iniziato ad avere più paura del dolore e delle urla che della morte stessa”, racconta Park.

Dopo la morte di sua madre, si sentiva perso e impotente. Il conflitto con suo padre lo portò  a scappare di casa a soli 14 anni. Caduto in depressione ancor prima di compiere trent'anni ha cominciato a pensare a come alleviare il peso di questa situazione e ha cominciato a scattare fotografie. Senza volerlo, si ritrovò attratto dai luoghi di sepoltura, dai rituali funerari, e dai luoghi di preghiera — simboli della fine della vita e delle pratiche che si mettono in atto per ricordare i morti. Mentre riordinava le sue foto è stato colpito da un elemento comune: le immagini di madri che pregavano.
"Che pregassero davanti a un albero, a una pietra, al mare, a una statua di Buddha o a una lapide le donne avevano lo stesso desiderio: che i loro figli fossero felici. La rivelazione è stata potentissima”, rivela il fotografo, così forte che fu in grado di smuovere decenni di dolore represso per la morte di sua madre.
Dopo si sentì completamente guarito. Ma un altro fardello prese il posto di quel dolore, la percezione e la consapevolezza che la sua stessa morte avrebbe portato a sua moglie e a suo figlio lo stesso tipo di sensazione dolorosa. 

“Quando ci riprendiamo dal trauma per la morte dei nostri genitori, affrontiamo la realtà della nostra stessa morte” dice Park. “Forse viviamo il trauma della morte per tutta la vita.”
Per superare questa paura, ha dovuto comprenderla meglio, riflettendo anche sul fatto che la parola coreana “morte” implica pure l'idea di “rinascita”. Sapeva che il concetto di reincarnazione è un principio del Buddismo e che i monaci che praticano l'ascetismo per raggiungere il Nirvana trasformano la loro paura della morte.

Park si è messo in viaggio per fotografare i rituali dei funerali tradizionali coreani, così come i riti buddisti e quelli propri del confucianesimo. La serie che ne è scaturita è “The Returned”. Per Park è stato importante mettere l'emozione e la comprensione di entrambe le esperienze sotto forma di immagini.
“Cerco di riflettere sul significato della morte attraverso le azioni intorno ad essa e quelle connesse alle ‘procedure' legate al ricordo” racconta Park.
Considerando che molte delle fotografie riguardano riti complessi realizzati in luoghi sacri e qualche volta poco accessibili, c'è voluto del tempo per cercare di avere l'accesso ad essi.

Da esterno, Park aveva bisogno di parlare con “i guardiani”, persone che gli hanno confidato le proprie dolorose esperienze di vita. “ Le loro tristi storie si sono accumulate e restano nel mio cuore,” dice Park. “Ascoltarle e fotografarle è diventato molto gravoso”.
Ad un certo punto Park si è sentito così sopraffatto che è stato ricoverato e ha dovuto lasciare la macchina fotografica per un po' di tempo. Quando ha ripreso in mano il suo lavoro, si è confrontato con una nuova domanda: “Come possiamo esistere per sempre?”
Park crede che la risposta sia semplice: attraverso la memoria.

“Noi esistiamo come ricordo negli altri” spiega. “Come saremo ricordati?”. Domanda assimilabile a: “Come vorremmo vivere il resto della nostra vita? Meditare seriamente sulla morte può trasformare la vita da avida ed egoistica a rispettosa e sincera, dall'adorazione della ricchezza alla ricerca di un motivo vero.”
Park ha trovato conforto nelle piccole intuizioni che il suo lavoro rivelava di volta in volta - e dal potere terapeutico della macchina fotografica.
“Credo che la fotografia abbia un potere curativo” dice Park.

“La fotografia ci aiuta ad affrontare i traumi. Se qualcuno riesce a  confrontarsi con i propri traumi attraverso il mio lavoro, penso che ciò possa servire a guarire e trovare rimedio alle ferite.”

News

Notizie dal mondo dell'arte, della fotografia, della letteratura, dell'architettura e del design, dei libri illustrati, d'artista, di pregio, rari e di svago...

Archivio Articoli