Il fondo Roberto Roversi

Il fondo del poeta Roberto Roversi torna ad essere fruibile dalla città di Bologna: il materiale, composto da riviste di storia, letteratura, arte e politica dagli anni '50 ai giorni nostri, insieme a centinaia di volumi spesso introvabili, è approdato al Centro di documentazione dei movimenti “Francesco Lorusso – Carlo Giuliani” a Vag61 – Spazio libero autogestito in via Paolo Fabbri. Nella giornata di domenica 18 settembre il fondo è stato presentato dagli amici Bruno Brunini (poeta che, con Roberto Roversi, prese parte all'esperienza di “Dispacci”) e Rudi Ghedini (giornalista/scrittore) che hanno ricordato Roversi come instancabile animatore e aggregatore culturale, preziosissimo sostenitore delle riviste come strumento collettivo del fare cultura. “Si abbonava a tutte nel tentativo di sostenerle, anche se spesso sapeva che non sarebbero andate oltre il primo numero” ha dichiarato Ghedini nel corso della serata.

Le preziose pubblicazioni sono state finalmente restituite alla città dopo varie vicissitudini (sgombero e chiusura forzata dello spazio autogestito del collettivo Bartleby, primo destinatario del lascito, cui è seguito il trasferimento nell'attuale sede). Tra queste la collezione di “Aut Aut” (dal 1951 al 1980); “Abiti lavoro", quaderni di letteratura operaia; “Azione comunista” (anni 1957/1966); "L'approdo letterario” (1959); “L'assalto al cielo”; “Angelus Novus” (1968/1974); “Autobus”, trimestrale di letteratura e teatro (1978/1979); “Belfagor”; “Cervo Volante”; “La Comune”, trimestrale di ipotesi ed esperimenti di politica e cultura (1969/1970); “Classe”, quaderni sulla condizione e la lotta operaia (1970/1982); “Comunità”, rivista di informazione culturale fondata da Adriano Olivetti (1956/1972); “Il Cerchio di gesso”, rivista di letteratura e politica fondata a Bologna (1977/1979); “Controcorrente”, verifica sulle ipotesi di trasformazione della società (1969/1971); “Controstampa”, giornale degli anarchici romagnoli (1973); “Incognita”, rivista di poesia; “Inverso”, rivista di poesia; “KR 991”, rivista di poesia e letteratura; “Le operaie della casa”, rivista politica femminista (1975) e tantissime altre ancora.

Rudi Ghedini dice a proposito di Roversi: “Non saprei dire quante riviste Roversi abbia pensato, costruito, promosso, scritto, riletto, corretto, ciclostilato, impaginato, stampato, distribuito…E a quante abbia collaborato. Ogni volta con la massima cura e precisione. Sceglieva la carta, la copertina, il formato, i caratteri tipografici, e ti faceva capire che ogni scelta estetica doveva essere coerente con il progetto ‘politico'. Ti faceva capire anche un'altra cosa: che scrivendo ti assumi una responsabilità, e in questo l'inchiostro su carta è incomparabile con l'evanescenza irresponsabile del web. Se non è solo un prodotto dell'industria dell'intrattenimento – da cui stava lontano – una rivista secondo Roversi doveva rispondere a una necessità collettiva. Fare una rivista significava innanzitutto condividere un progetto, darsi un'organizzazione, avere una visione sulla prospettiva, sul come farla arrivare a un pubblico, e poi verificare di volta in volta le reazioni di questo pubblico, precisando gli obiettivi e il linguaggio. Alla forma rivista Roversi ha creduto molto, vi ha investito tante energie, e col senno del poi viene da pensare che non sia un caso che la crisi di quella forma abbia coinciso con la crisi dell'azione politica”.


Roberto Roversi (Bologna, 1923 – Bologna, 2012) prese parte alla lotta di Liberazione, combattendo nella Resistenza in Piemonte. Oltre ad essere uno dei più grandi poeti italiani è stato saggista, drammaturgo, narratore, scrittore di testi musicali e soprattutto grande promotore culturale antagonista. Nel 1955, con Pier Paolo Pasolini e Francesco Leonetti fondò la rivista “Officina”. La copertina era di un cartoncino solitamente usato per gli imballaggi. Nel retro del primo numero c'era scritto “Fascicolo bimestrale di poesia”. Le pubblicazioni proseguirono fino al 1958. Nel 1961 fondò il quadrimestrale di ricerca letteraria “Rendiconti”. Il primo ciclo di pubblicazioni durò 17 anni. Dopo una lunga sospensione per motivi economici, la pubblicazione riprese negli anni Novanta. Negli anni Settanta scrisse numerosi testi di canzoni per Lucio Dalla negli album “Il giorno aveva cinque teste”, “Anidride solforosa” e “Automobili” e per gli Stadio scrisse “Chiedimi chi erano i Beatles”. Roversi ha gestito per quasi sessant'anni, dal 1948 al 2006, con la moglie Elena, la libreria antiquaria Palmaverde.


(alcune delle informazioni sono tratte da Zic-Zero in condotta, numero speciale 191 del settembre 2012 dedicato al poeta; con Zic Roversi collaborò tra il 1995 e il 2001, nella sua versione di quindicinale cartaceo)

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