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LES FEUILLETS D'ART Les Feuillets d'Art

Parigi,  Les Feuillets d'Art,  1919

Periodico diretto da Edmond Noussié e Michel Dufet. Prima serie completa della rivista composta da sei fascicoli, apparsi in maniera irregolare tra il maggio 1919 e il luglio 1920. Ogni uscita è composta dalle 88 alle 94 pagine in quartini non rilegati, all'interno dei quali sono inseriti fogli sciolti con illustrazioni o annunci pubblicitari. Cinque rubriche costituiscono ogni numero: Feuillets littéraires, Feuillets du théâtre, Feuillets des arts du dessin, Feuillets de la musique et Feuillets de la mode. Una sesta rubrica, che costituisce un vero e proprio fascicolo indipendente, intitolato Feuillets de la publicité, dedicato alle inserzioni pubblicitarie, comparve a partire dalla dalla terza uscita, fino alla sesta. Celebri i collaboratori della rivista, sia per i testi letterari e poetici o per gli studi e le cronache, che per le illustrazioni. Nel campo letterario tra i tanti famosi scrittori figurano Anatole France, al culmine della sua fama (riceverà il Premio Nobel per la letteratura nel 1921), Anna de Noailles, una delle figure più celebri del mondo parigino dell'epoca, Henri de Regnier, eletto all'Académie française nel 1911, Marcel Proust, vincitore del Prix Goncourt nel 1919, e lo scrittore, compositore, drammaturgo e filosofo indiano Rabindranath Thakur, che aveva ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1913. I saggi erano opera di alcuni dei più importanti studiosi dello specifico settore di competenza: per la storia dell'arte, Léonce Bénédite, che fu direttore del Musée du Luxembourg e primo curatore del Musée  Rodin, Elie Faure, la cui monumentale "Storia dell'Arte" apparve proprio tra il 1919 e il 1921 e André Lhote, pittore, teorico dell'arte e professore. Per la musica Émile Vuillermoz, compositore e critico musicale per diversi giornali importanti, o il musicologo Henry Prunières, fondatore e direttore della "Revue Musicale". Alcuni studiosi come Jean Giraudoux, Pierre Mac Orlan e André Salmon appaiono in alcune uscite anche come autori di testi letterari. Diversi artisti famosi hanno contribuito ad illustrare la rivista: i pittori Pierre Bonnard, Raoul Dufy, Odillon Redon e Kees Van Dongen, ma anche artisti più noti come incisori, illustratori e designer di moda come Georges Barbier, Jean-Emile Laboureur, Georges Lepape, Benito o Charles Martin i cui pochoir sono inseriti alla fine dei fascicoli. Nel fascicolo n. 6 due dei pochoirs originali presenti sono numerati ("Croquis" di Drian e "La pluie d'or" di Mario Simon)

La copertina, identica per tutti i sei numeri, ad eccezione di un numero romano che compare solo a partire dalla seconda uscita, non ha illustrazioni e gioca solo su un'elegante grafismo rosso e nero (su sfondo grigio chiaro) ad indicare il titolo della rivista, completato da un monogramma quadrato con le iniziali "FA". Il carattere lussuoso della rivista è evidenziato sin dalla custodia, ornata da un doppio filo nero e rosa passante attraverso due occhielli metallici ovali e che ricordano quello che ornava la copertina dell'edizione originale de "L'Après-midi d'un faune" di Stéphane Mallarmé, pubblicato nel 1876.

4to (cm 33x25,5),  pp. 90 ca./fascicolo Restauri, eseguiti professionalmente, di alcune custodie. Interni ottimi, a parte qualche lieve e rara brunitura ai margini di qualche quartino Ottimo (Fine)

Pubblicato tra il 1919 e il 1922, Feuillets d'Art, lussuoso periodico del primo periodo art déco, rappresenta il più grande successo di Michel Dufet nel campo dell'editoria d'arte. Oltre alla sua attività creativa nel campo delle arti decorative, Michel Dufet dedicò molti anni a scrivere e dirigere riviste legate al mondo della moda, dell'arredamento, delle arti e della letteratura. Il suo più grande successo in questo campo è certamente rappresentato da Feuillets d'Art, di cui fu co-direttore dal 1919 al 1922. Questa rivista di lusso dedicata alla letteratura, al teatro, alle arti visive e alle arti decorative, alla musica e alla moda era composta da due serie. La prima comprende sei uscite irregolari apparse tra il maggio 1919 e il luglio 1920 e  la seconda nuovamente da sei uscite irregolari apparse tra il settembre 1921 e l'ottobre 1922. Per quanto riguarda la prima serie, alcuni  dei testi letterari sembrano essere stati appositamente scritti per i Feuillets. Questo è il caso, per esempio, dell'opera teatrale di J.-H. Rosny "L'Étonnant bonheur", che non sembra aver conosciuto altre pubblicazioni oltre a quelle apparse sulle prime cinque uscite della rivista. Alcuni autori hanno successivamente ripubblicato tuttavia testi apparsi sulla rivista: è il caso ad esempio del poema "L'attrait" di Anna de Noailles, pubblicato l'anno successivo e la poesia "Destinée" ripresa in "Exactitudes" del 1930. Jean Giraudoux approfitta della sua colonna letteraria per pubblicare in anteprima due estratti di un futuro romanzo che chiama "Mon enfant, ma sœur" e che apparirà nel 1921 con il titolo "Suzanne et le Pacifique". Ma importante è soprattutto il testo di Marcel Proust dal titolo "À Venise", estratto con molte varianti del terzo capitolo 'Voyage à Venise', de "La Fugitive ou Albertine disparue", settimo volume de "À la recherche du temps perdu " la cui edizione originale appariva postuma solo nel 1925. Il testo è accompagnato da due incisioni di Maxime Dethomas, artista di cui Proust elogia nel suo testo i "magnifiques études" su Venezia. La ricca iconografia dei Feuillets comprende riproduzioni di opere d'arte come accompagnamento dei vari articoli, ma anche molte illustrazioni originali che arricchiscono i testi letterari o che sono a volte eseguite su fogli sciolti fuori testo. Le illustrazioni in relazione ai testi letterari e agli spartiti musicali sono spesso xilografie in bianco e nero. Le illustrazioni fuori testo sono spesso a colori. Anche in questo settore ci sono prestigiosi collaboratori come Raoul Dufy che propone xilografie per illustrare un testo di Anna de Noailles, Tsuguharu Foujita che accompagna con una xilografia il contributo di Rabindranath Tagore o Kees Van Dongen, di cui "Le Rimmel" è riprodotta come tavole f.t. Alcune figure in vista della moda e dell'illustrazione, come Georges Lepape, offrirono un contributo molto bello come "La femme au miroir rouge" o Georges Barbier col suo "Laissez-moi seule" (le informazioni sono tratte dal sito del Musée Jardin Bourdelle).

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