Alik Cavaliere e il disegno

Rare sono state le occasioni per presentare i disegni di Alik Cavaliere al pubblico: la retrospettiva milanese di Palazzo Reale del 1992 e la mostra organizzata presso il Centro Artistico Alik Cavaliere di Milano nel 2006. Un folto numero di disegni, acquerelli, tecniche miste e collage, che ha affiancato la sua attività di scultore, viene presentato in questa mostra. Sulla carta le tematiche principali del suo percorso artistico venivano rielaborate e talvolta anticipate in modo del tutto autonomo. I Giochi Proibiti, presenti con 5 opere,  prendono il nome dall’omonimo film di René Clement che nel 1955 aveva presentato al mondo gli orrori della guerra vista dai bambini come gioco, presto diventato contrasto feroce con quello degli adulti. Il piccolo animale, che nelle mani dell’uomo dovrebbe muoversi come affettuoso e complice divertimento, si divincola invece violentemente, impastato nella tempera, quasi a voler uscire dalle viscere del padrone. Egli dal canto suo cerca di assimilarlo a sé, generando uno sforzo tra istinto e ragione, materico nei segni aspri e nel colore quasi espressionista. La serie dei 4 piccoli carboncini Giochi Proibiti-Metamorfosi del 1960 sintetizza questo processo di lotta. contraddizione e straniamento tra i più alti e bassi bisogni umani. con una forza d’intenzione che supera quasi le sculture per immediatezza asciutta. scattante e tesa. L’acquerello Metamorfosi definisce questo compenetrarsi tra uomo e animale in cui si inserisce la componente vegetale. che tanto rilievo avrà nelle ricerche degli anni 60. Seguono i 3 episodi da Le avventure di Gustavo B.:  sono campi prospettici allegri e dolorosi insieme perchè. nonostante una straordinaria densità coloristica. sono paradossalmente desertici. quasi metafisici. luoghi in cui Gustavo sembra bloccato nell’azione e nella possibilità di provare e vivere il sentimento d’amore. Tre sono I processi: dalle Storie Inglesi di William Shakespeare di cui uno senza titolo): i toni accesi e le piatte campiture di colore sottolineano la dimensione incongrua e sospesa delle scale che portano ovunque (e quindi da nessuna parte). degli uomini. qui figurette ritagliate. e della natura germinante. vera protagonista del processo. Il geometrismo definito contrasta con il vortice quasi inform(el primo periodo. Studio per Pigmalione. Viaggio nella stanza è invece un fitto insieme fatto di una gabbia prospettica. di un labirinto dove gli oggetti e i personaggi non sono più tali. ma echi e profili di memoria. di corpi incrociati. del conflitto tra Pigmalione e una Galatea che per vivere deve vivere nel suo creatore. e infine dell’autoritratto. partecipazione dell’Artista al processo di alterità e trasformazione di sè nei confronti della sua creazione. Uno degli ultimi passaggi della mostra indica uno dei centri portanti de I Giardini della memoria: il Minotauro, quello cretese, vissuto nel labirinto dell’avventura umana della carne, della memoria, della ricerca continua".  (dalla presentazione della mostra presso il Centro Artistico Alik Cavaliere a cura di Adriana Cavaliere e Giulia Valcamonica

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