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LA FABBRICA,La Fabbrica. Gruppo Arte Sociale, n. 1 (Agosto)

Roma,  Centro Culturale ''La Fabbrica'' 1946

Direttore: Alfio Barbagallo. Redattori del numero: E. F. Accrocca, P. Assunto, A. Barbagallo, P. D'Orazio, L. Fulci, G. Guerrini, R. Maffioletti, A. Perilli, R. Vespignani. Articoli redazionali: Riscoperta dell'esistenzialismo; Uomini (poesia di Accrocca); Della critica romana; Per la nuova "Barraca";  Guida di Roma; Per una poesia nuova; Rousseau: il pittore degli impiegati; Crepuscolo di Salvatore Quasimodo; Ode alla periferia; Il figlio di Dio (Assunto); Ode alla periferia (poesia di Dorazio); Breve storia del cinema americano; Silenzio per il Sud

Cm 44 x 32,  pp. 4 Brossura (wrappers)  Molto buono (Very Good)

"E' di oggi l'esigenza di una cultura nuova che esprima una società nuova. Seppure l'una e l'altra sono tutt'ora delle aspirazioni, questo giornale intende porsi tra quelle forze progressive che a tale società e a tale cultura tendono. In contrasto con quelle pubblicazioni che fanno della cultura un movimento basato sull'individualismo, noi crediamo nel valore espressivo della collettività, intesa come tale nei suoi elementi di economia, di linguaggio e di pensiero. Per questa ragione noi non abbiamo firmato i vari articoli volendo dare ad essi il massimo contenuto oggettivo e, pure essendo stati affidati alla redazione del singolo, questi furono tutti discussi ed orientati secondo il pensiero del gruppo". L'anelito alla collettività già espresso nel programma della rivista prendeva corpo col progetto di riformare la vecchia Barraca di Garcia Lorca: "un camion che non girasse solo nei grandi paesi o in provincia, ma nelle periferie delle grandi città, dove il popolo ama lo spettacolo, ma non può andare, per importantissime e comprensibilissime ragioni economiche, a teatro; abbinare a questa nuova Barraca una mostra di riproduzioni viaggiante delle maggiori opere della pittura contemporanea, educare insomma il popolo oltre che al gusto del buon teatro, dando nella loro essenza e funzionalità opere classiche e opere famose del repertorio moderno, anche all'amore per la tanto bistrattata pittura contemporanea" (da "Per la nuova Barraca").

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