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HORN, Roni (New York, 1955)Rings of Lispector (Agua Viva)

Gottingen - Londra,  Steidl & Hauser 2005 - Prima edizione di 1500 copie (First Edition pf 1500 copies)

2 volumi in custodia. Vol. I: Testo di Helene Cixous in inglese e francese. Uno scritto di Roni Horn. Illustrazioni a colori. Vol. II: "Agua viva: seventeen Paradoxes". Tavole a piena pagina a colori

8vo (23x29,5 cm),  pp. 120+24 Rilegato tela, sovracoperta, custodia (cloth, dust jacket, slip-case)  Perfetto (Mint)

Roni Horn's work ranges from unapologetically pretty color close-ups of striking young faces (This is Me, This is You) and darkly patterned studies of the surface of the River Thames (Dictionary of Water) to her playful abstractions and wordplay-filled installations inspired by the French feminist theorist and writer, Halene Cixous. "Rings of Lispector" draws in turn from the work of one of Cixous's own favorite authors, the Brazilian writer Clarice Lispector. Horn has covered a floor with interconnecting rubber tiles and passages from Lispector's Agua Viva, arranged in rippled circles. The piece reflects on architectural space and poetic force, encouraging viewers to experience the rubber physically underfoot and to view the words from above. This disorienting act of location, characteristic of Horn's exploration of the possibilities of language as a sculptural form, addresses inner emotions with the idea of landscape. All this is documented in two slipcased volumes, with an essay by Helene Cixous.


L'opera di Roni Horn spazia da primi piani sorprendenti di giovani volti  (This is Me, This is You) e studi della superficie del Tamigi (Dictionary of Water) alle astrazioni giocose e installazioni piene di giochi di parole ispirate alla teorica e scrittrice femminista francese Helene Cixous. "Rings of Lispector" attinge a sua volta dall'opera di una delle autrici preferite di Cixous, la scrittrice brasiliana Clarice Lispector. Horn ha coperto un pavimento con piastrelle di gomma interconnesse e passaggi da "Agua Viva" di Lispector, disposti in cerchi increspati. L'opera riflette sullo spazio architettonico e sulla forza poetica, incoraggiando gli spettatori a sperimentare fisicamente la gomma sotto i piedi e a guardare le parole dall'alto. Questo disorientante atto di localizzazione, caratteristico dell'esplorazione di Horn delle possibilità del linguaggio come forma scultorea, affronta le emozioni interiori insieme all'idea di paesaggio.

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