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SCIALOJA - D'Amico FabrizioToti Scialoja

Roma,  Leonardo - De Luca,  1991

Testo di Fabrizio D'Amico. Pagine dal "Giornale della Pittura". 106 tavole e illustrazioni a colori e in bianco e nero. Biobibliografia a cura di Barbara Drudi con numerose fotografie e illustrazioni in bianco e nero

Dedica e firma autografe dell'Autore "A Jean De Loof con stima e amicizia. Fabrizio D?Amico" (Inscription signed by the Author)

4to (cm 34x30),  pp. 160 Rilegato tela, sovracoperta (cloth, dust jacket) Sovracoperta leggermente sciupata ai margini (Lightlyworn dustjacket at the edges) Molto buono (Very Good)

Antonio Scialoja, noto come Toti Scialoja (Roma, 1914 Roma, 1998), è stato un pittore e poeta italiano, tra le figure più rappresentative dell'arte astratta italiana e della Scuola romana. Il contributo di Scialoja all arte astratta informale, movimento affine all'espressionismo astratto americano, è principalmente da ritrovarsi nella tecnica dello "stampaggio" e nell'uso dello straccio per la realizzazione dei dipinti. In sostanza è come se l'artista volesse frapporre un "medium" fra la propria volontà e la tela, intingendo spugne e giornali nel colore per poi lasciarvi le tracce sulla superficie del dipinto, oppure aggredendo la tela con violenti colpi di straccio impregnato di pigmenti, colla (vinavil) e abrasivi sino ad ottenere le sue caratteristiche "strisciate" di colore. Vi sono affinità tra il suo modo di dipingere e il "dripping" di Jackson Pollock, ma mentre il maestro americano agiva come in "trance", affidando ad un'apparente casualità gli schizzi di colore, Scialoja decide di affidare la parte imprevedibile del suo dipinto ad uno strumento molto più controllato e vicino alla propria mano. C'è pertanto nell arte di Scialoja un elemento casuale, ma esso è residuale rispetto alla volontà creatrice dell'artista. Soprattutto nelle opere realizzate dopo l'"ispirazione" ricevuta guardando le pitture di Goya al Prado negli anni ottanta si ha in Scialoja un vero "corpo a corpo" con la tela, che viene assalita dipingendo a terra, con colpi di spalla, gomito, polso, realizzando una delle pitture più dinamiche e cariche di energia del novecento italiano, paragonabile per forza a quella di Emilio Vedova.

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