Basaglia, i manicomi e la libertà . Le immagini di una rivoluzione
Guglielmina Aureo - Il Secolo XIX, 4 giugno 2026
Le mani ossute sulla testa rasata, il volto nascosto davanti al vuoto di una parete. Il capo gettato all'indietro per liberare una risata, incorniciata dai capelli biondi, in una posa che fa pensare a Marilyn Monroe. Due foto a segnare un percorso nella malattia mentale e nella sua cura. Un pezzo di strada che ci riguarda e non possiamo tralasciare. "La liberazione possibile. Il manicomio, Franco Basaglia e noi" racconta questo attraverso le immagini di sette grandi fotografi: Carla Cerati, Gianni Berengo Gardin, Luciano D'Alessandro, Uliano Lucas, Paola Mattioli, Emilio Tremolada e Enzo Umbaca. Visibile da domani (5 giugno 2026 - inaugurazione alle 17.30) fino al 18 ottobre, nella Torre dei Vescovi di Luni a Ca-stelnuovo Magra, la mostra è curata da Archivi della Resistenza, con la collaborazione di Tatiana Agliani.
Per un tema simile non poteva esserci luogo migliore della «Torre della Pace di Dante mentre la guerra imperversa attorno a noi - dice Alessio Giannanti, fondatore degli Archivi con Simona Mussini - Così, nei sei per 40 metri d'altezza dell'edificio, il nostro collettivo, che gestisce anche il Museo della Resistenza di Fosdinovo, ha allestito questa mostra che si inserisce perfettamente in quel filone attento a temi sociali e diritti civili che prediligiamo. Lo scorso autunno abbiamo rivisto i giovani in piazza per manifestare a favore della pace. Stimolati da questa visione ci siamo domandati: quando, nella storia italiana, i movimenti possono dire di aver vinto? Il pensiero è andato subito alla riforma, alla rivoluzione culturale di Franco Basaglia (1924 - 1980). Lo psichiatra che nel giro di pochi anni riesce a creare un dibattito e a favorire una presa di coscienza sulla situazione di reclusione, di segregazione dei malati di mente. E con un lavoro progressivo ottiene l'abolizione dei manicomi (con la Legge 180 del 1978 che porta il suo nome, ndr) a favore di una nuova idea della malattia mentale e della sua cura».
FOLLIA E RAGIONE - Celebre la frase di Basaglia pronunciata nel 1979: "La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragione d'essere". La riflessione sul ragionamento di Basaglia è data qui dalle immagini dei fotografi. A raccontare lavoro e scelte degli autori è Tatiana Agliani, storica della comunicazione visiva, che ha collaborato alla realizzazione della mostra e firmato il saggio che apre il catalogo (Edizioni Ets). «La mostra offre uno sguardo sulla questione psichiatrica e sulla straordinaria storia di Franco Basaglia - dice Agliani - Abbiamo scelto di concentrarci sul lavoro di sette autori particolarmente significativi che, in diversi momenti storici, hanno raccontato la riforma con scelte narrative diverse l'una dall'altra. Si parte da Cerati e Berengo Gardin con il loro lavoro di denuncia della segregazione manicomiale affrontato in "Morire di classe" (il libro pubblicato nel 1969) e di Luciano D'Alessandro in "Gli esclusi" entrambi legati alle battaglie di Basaglia. Via via, siamo passati al racconto della riconquistata libertà, della vita ritrovata, condotto, in particolare, da Uliano Lucas che ha raccolto il testimone di questi primi tre autori per raccontare il momento di passaggio, l'apertura delle porte dei manicomi e ha seguito i vari momenti della nascita dei nuovi centri di assistenza, delle case alloggio, delle nuove forme di terapia. Un lavoro sviluppato nel corso di decenni. L'ultima foto in mostra è del 2010. Sono scatti realizzati in varie parti d'Italia, da Trieste, che non poteva mancare visto che ha ospitato l'avventura di Basaglia, alla Puglia. In questo racconto in genere reportagistico, Uliano Lucas inserisce un intermezzo: un lavoro concettuale di grande forza e originalità con la serie dei ritratti al bar "Il posto delle fragole", rompe il cliché della rappresentazione del matto». Il viaggio prosegue con le immagini di Emilio Tremolada che affronta la decostruzione concettuale del sistema del manicomio per cui fotografa gli spazi manicomiali e li affianca in una serie di dittici alle cartelle cliniche dei pazienti, e ragiona sulla memoria e su quella che è stata la segregazione per i pazienti. «in certo modo la stessa operazione la fa anche Enzo Umbaca - prosegue Agliani – che entra al Paolo Pini, dove ancora ci sono, negli anni "90, gli ultimi degenti durante un laboratorio artistico dentro la struttura, fa due operazioni diverse: dà la macchina fotografica in mano agli utenti e li lascia liberi di raccontare la propria quotidianità e dall'altro lato la casualità vuole che, all'interno dell'ospedale, trovi una serie di lastre di ritratti fatti ai pazienti fra gli anni "30 e ''60 ele accosta a quelle degli utenti fotografi. Ne nasce una contrapposizione fortissima».
GLI INTERROGATIVI SULL'OGGI - Accanto ai contributi fotografici che documentano questa storia straordinaria, la mostra solleva interrogativi sull'oggi. Su una sensibilità dell'opinione pubblica che pare mutata rispetto ai temi della diversità e di chi ne è portatore, sul ritorno di un pensiero seduttivo, quanto illusorio, sui presunti benefici del rinchiudere, dell'escludere, del ghettizzare complici alcuni episodi di cronaca e l'uso che certe forze politiche ne fanno nel dibattito politico spingendo sul pedale della sicurezza, sfornando reati e decreti mentre sappiamo che nelle carceri italiane non sono poche le persone affette da disturbi mentali. «La sensibilità è cambiata. È in atto una regressione pesante - afferma Tatiana Agliani - Questa mostra è di attualità anche perché ci vuol far riflettere su questo. La riforma Basaglia e le foto che la raccontano sono legate a un periodo storico di grande fermento nel nostro Paese che è quello del movimento antiautoritario e di una visione di una società più democratica, inclusiva. Davanti al disagio economico, mentale, alla disabilità si aveva l'utopia, in parte realizzata, di risolverlo, non attraverso forme di ghettizzazione, ma con una società che si fa carico dei problemi, delle persone più fragili e cerca di risolverli. Quell'epoca ce la siamo lasciata alle spalle. Il rischio oggi è di tornare a una rappresentazione del matto pre-Basaglia, in questo immaginario ha buon gioco pensare di chiudere in uno spazio qualcuno per proteggere la società e dimenticarci di queste difficoltà. Una scelta fallimentare visto che il disagio è dentro di noi». Tra le persone non conformi per cui ieri si aprivano i manicomi, c'erano molte donne. «C'è una foto di Uliano Lucas che ritrae due signore d'età in una comunità alloggio di Bari Santo Spirito - conclude - Siedono accanto con la mano posata l'una sull'altra e si guardano. Tutta la storia di sofferenza e di complicità passa in quello sguardo e ci parla di una liberazione conquistata in una società patriarcale». I cui strascichi sono ancora qui.

