D’Alessandro e Becchetti: ritratto dell’Italia che era, a Trastevere

Manuela De Leonardis
Exibart, 25 Maggio 2021

Al Museo di Roma in Trastevere gli sguardi critici di Luciano D'Alessandro e Sandro Becchetti, raccontando mezzo secolo di società italiana, con attenzione agli esclusi, al popolo e all'aria di rinnovamento.

La fotografia non è certo un mezzo oggettivo, di questo erano perfettamente consapevoli sia Luciano D'AlessandroSandro Becchetti (Roma 1935-Lugnano in Teverina 2013) nell'analizzare con uno sguardo altrettanto critico mezzo secolo di società italiana, restituendo attraverso le loro immagini la complessità di momenti che hanno a che fare con l'ordinario e lo straordinario. Due fotografi attivi uno a Napoli e l'altro a Roma profondamente diversi per formazione e modus operandiMuseo di Roma in Trastevere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Del grande fotoreporter napoletano, che come suggerisce il titolo stesso della mostra viene considerato l'''ultimo idealista'', non passa inosservato il modo in cui si relaziona con rispetto e comprensione a contesti diversi, che sia la fabbrica tessile a San Leucio, un'abitazione rurale pugliese o il Manicomio Materdomini a Nocera Superiore. Tra i suoi reportage più noti Dentro le case (1977) e Dentro il lavoro (1978) sono raccolti negli unici due volumi (dei dieci in programma) realizzati al fianco di Gianni Berengo Gardin. Ma è nelle immagini stridenti, ma mai esasperate nei contrasti chiaroscurali, della serie Gli Esclusi (1965-67) che emerge la forza e il potere della fotografia di D'Alessandro. Dopo un anno di frequentazione del manicomio di Nocera Superiore senza riuscire a scattare neanche una foto, il suo sguardo trova soprattutto nelle mani dei malati mentali l'essenza di un mondo invisibile. Il quadrettato dei camici che indossano diventa la texture di una gestualità che si ripete, la muta scenografia del dolore.