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BURTIN, Delphine (1974)Encouble

Losanna,  Edizione a cura dell'Artista 2013 - Prima edizione di 100 esemplari numerati e firmati dall'Artista (First edition of 100 numbered and signed copies)

Fotografie a colori e in bianco e nero di Delphine Burtin. Testi in francese e inglese

Esemplare 26/100

4to (32x23 cm),  pp. 50 Brossura (wrappers)  Ottimo (Fine)

Duchamp's readymades meet Burroughs' cut-ups in Encouble. Merging photography with collage and construction, Burtin's art blurs the line between image and sculpture, between intention and, in the artist's phrase, “accident.” Dynamic geometries, by turns as playful as Paul Klee and somber as Agnes Martin, gloss an illusion of order over images whose fluid forms continually invite and rebuff identification and interpretation. Some subjects are photographed as still lives, their status as objects—indeed, as shapes—undermined by deft choices of composition, angle, light. Others are intensely reworked—manually manipulated, photographed and rephotographed until the original object (if such a concept even applies here) is subsumed beneath layers of abstraction. The photographs become object and subject both: mysterious chromatic arrangements whose Benjaminian aura persists even as the they cohere and dissolve into and out of quotidian solidity, or familiar artifacts whose materiality becomes increasingly conjectural under what Duchamp might call retinal examination. Antiheroic in scale, semiotically monumental, and suffused with a wry wit both philosophical and visual in nature, these remarkable transubstantiatations audaciously efface the noumenal world while simultaneously adding to it.


I readymade di Duchamp incontrano i cut-up di Burroughs in Encouble. Fondendo la fotografia con il collage e la costruzione, l'arte di Burtin confonde la linea tra immagine e scultura, tra intenzione e, nella'intenzione dell'artista, "incidente". Le geometrie dinamiche, giocose come quelle di Paul Klee e cupe come quelle di Agnes Martin, danno un'illusione di ordine alle immagini le cui forme fluide invitano e respingono continuamente l'identificazione e l'interpretazione. Alcuni soggetti sono fotografati come nature morte, il loro status di oggetti - anzi, di forme - minato da abili scelte di composizione, angolo, luce. Altri sono intensamente rielaborati, manipolati manualmente, fotografati e rifotografati fino a quando l'oggetto originale (se un tale concetto si applica qui) viene sussunto sotto strati di astrazione. Le fotografie diventano entrambe oggetto e soggetto: misteriosi arrangiamenti cromatici la cui aura benjaminiana persiste anche se si fondono e si dissolvono dentro e fuori la solidità quotidiana, o artefatti familiari la cui materialità diventa sempre più congetturale sotto quello che Duchamp potrebbe chiamare esame retinico. Antieroiche in scala, semioticamente monumentali, e soffuse di un'arguzia ironica di natura sia filosofica che visiva, queste notevoli transustanziazioni audacemente cancellano il mondo noumenale mentre simultaneamente lo aggiungono.

The Paris Photo/Aperture Photobook Award 2013.

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