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WEBER, Donald (Toronto, 1973)Interrogations

Amsterdam,  Schilt Publishing 2011 - Prima edizione (First Edition)

Epilogo di Larry Frolick. Testo e 90 fotografie a colori di Donald Weber. Design di Heijdens Karwei

8vo,  pp. 176 Brossura, custodia (wrappers, slip-case)  Perfetto (Mint) [Parr, Badger, 2014]

Dopo un viaggio a Chernobyl nel 2005, Donald Weber è presto ritornato al sito abbandonato del disastro nucleare, trascorrendo i successivi sei anni in Russia e Ucraina a fotografare le rovine della tempesta inarrestabile che noi chiamiamo Storia. Interrogations è il risultato della sua personale ricerca per scoprire il significato nascosto del sanguinoso XX secolo. In dialogo con lo scrittore Larry Frolick - i cui antenati furono decimati durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale - Weber  rivolge provocatoriamente le sue domande sia ai superstiti che ai fantasmi delle innumerevoli vittime dello Stato, riesumando le loro ultime ore e prendendone il punto di vista, in un'incantata meditazione sul loro incontro personale col Potere. Vincitore del World Press Photo 2012 nella categoria Ritratti.

Da Parr & Badger, "The Photobook: A History" Vol. III: "Derivante da un progetto a lungo termine in Ucraina in seguito all'indipendenza, il libro mostra persone interrogate dalla polizia ucraina e sottoposte ad abusi psicologici e fisici. Alcuni si fanno piccoli di fronte ai loro inquisitori, la cui presenza è generalmente implicita. Ma in un'unica immagine una mano è immortalata nell'atto di schiaffeggiare un prigioniero, e in due scatti una pistola viene premuta sulla testa di un detenuto a fini intimidatori. Le immagini, ritratti a media distanza dei sospetti in una squallida stanza, potrebbero portare a sospettare che queste siano staged photographs, ma non è affatto questo il caso [...] Lo sguardo di Weber, chiaro ed inflessibile nella sua sobria immediatezza, rende immagini che sono efficaci e allo stesso tempo sconcertanti da guardare. Senza dubbio l'intenzione del fotografo è farci sentire quasi complici degli abusi. Il libro conferma certamente il fatto che le tracce del vecchio sistema totalitario di potere dell'ex Unione Sovietica sono ancora ben presenti: perché non dovrebbero? E si pone anche un'ulteriore, inquietante domanda: questo tipo di comportamento è una norma per le "forze di sicurezza"? E dove altro, anche in Europa, potremmo aspettarci di essere interrogati in questo modo brutale? Viene il sospetto che la risposta potrebbe essere ancora più scomoda della domanda.

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