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D'AGATA, Antoine (Marsiglia, 1961)Oscurana

Atene,  Void 2018 - Prima edizione di 400+100 copie (400 copies + 100 copies sold in an special box for the Oscurana Project)

Testo e fotografie di Antoine D'Agata

Design di Joao Linneu, Sylvia Sachini e Myrto Steirou. Copertina fustellata. Le pagine, cucite lungo i bordi laterale e superiore , vanno tagliate per poter accedere al contenuto  testuale e visivo al loro interno

8vo (cm 23x17,5),  pp. 120 Brossura (wrappers)  Ottimo (Fine)

'Oscurana' presenta una serie di lavori che provengono dai vari viaggi che Antoine d'Agata ha effettuato durante più di trenta anni in paesi americani: Brasile, Perù, Nicaragua, Salvador, Ecuador, Bolivia, Guatemala, Haiti, Puerto Rico, Stati Uniti, Cuba e Messico. Immagini note per la visione immediata, brutale, di società avviluppate in spirali di violenza. Attraverso la degenerazione e il parossismo della carne, il fotografo cerca di rivelare frammenti di una società che sfugge alla solita analisi e visualizzare un corpo collettivo. Si espone sempre direttamente, affina la sua consapevolezza di un mondo che assorbe e nutre, senza alcuna precauzione o giudizio.
Oscurana è una collaborazione editoriale sviluppata tra 6 editori di diversi paesi. Offre una riflessione sul lavoro di Antoine d'Agata da parte di diversi paesi ed editori, in un dialogo che apre nuove prospettive nel modo di realizzare fotolibri.
Per il progetto "Oscurana", Void propone un libro che deve subire "un'autopsia". Il lettore scaverà nell'oscurità all'interno dell'opera di Antoine. Un'indagine dall'intimità, attraverso le esperienze narcotiche, fino all'oscurità della banalità della violenza in America.

‘Oscurana' presents a body of work that results from the various trips that Antoine d'Agata has made during more than thirty years in American countries: Brazil, Peru, Nicaragua, Salvador, Ecuador, Bolivia, Guatemala, Haiti, Puerto Rico, United States, Cuba, and Mexico. The images are notable for its immediate, almost brutal vision of the societies taken by the brutal spiral of violence. Through the degeneration and paroxysm of the flesh, the photographer tries to reveal fragments of a society that escape the usual analysis and visualization of the collective body. He exposes himself, sharpens his awareness of a world that absorbs and feeds, without any precaution or judgment.

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