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RUSSO, Marialba Roma: Fasti Moderni

Milano,  Fondazione Mudima,  1993 - Prima edizione (First Edition)

Il disordine del tempo. Fotografie in bianco e nero di Marialba Russo. Un testo di Daniela Palazzoli in italiano e inglese

4to (cm 29,5x24),  pp. 112 Brossura (wrappers) Ottimo (Fine)

“Nella sequenza iniziale del racconto “Roma: fasti moderni” di Marialba Russo ho ritrovato questa “ora dei fantasmi”, e il vederla rappresentata attraverso l'immaginazione di un altro mi ha aiutato a chiarire e a comprendere in modo razionale e poeticamente liberatorio qualcosa che era accaduto a me, ma che a un certo punto della vita capita probabilmente a tutti.
Il primo luogo in cui Marialba Russo incontra il suo disordine del tempo è il museo, il posto della conservazione del ricordo, l'album collettivo della nostra civiltà. 
Lì sono preservate ed alloggiate le schegge più significative del nostro passato, nel caso specifico delle statue di marmo della romanità classica, dei personaggi effigiati per l'esaltazione e per la durata. A Marialba Russo non interessano in quanto prodotti artistici, ma come simboli di una presenza e di un ricordo volutamente solidificati. Le figure, grazie agli intrighi dell'obiettivo, cominciano ad animarsi e muoversi nella direzione opposta agli abiti di pietra che le hanno salvate dalla dimenticanza. La sveltezza dell'occhio della fotografa è pronta ad afferrare tutti gli abbagli, offerti degli scorci e dalle circostanze luminose nella penombra complice degli interni del museo, per dare l'impressione che esse tornino a muoversi e a dialogare fra loro. 
La prima reazione istintiva al vuoto e all'assenza non è per lei quella di dimenticare ma di richiamare in vita i simulacri del passato attraverso una specie di esistenza fantasmatica. 
"È una scelta da persona, non da fotografa” tiene a precisare Marialba Russo, per spiegare il suo accanimento nel dare parvenza di vita a dei simulacri che l'istinto di conservazione e Il senso di smarrimento della solitudine si rifiutano di abbandonare al passato.

Era da tempo che Marialba Russo voleva realizzare un lavoro sulla Roma archeologica.… 
I resti di un'antica grandiosa civiltà, che lei romana di adozione aveva fino a quel momento vissuto come le radici al tempo stesso magnifiche e surreali di un presente vitale e caotico, e come le fondamenta su cui erano edificate la sua casa e la città stessa, sono diventati la metafora di un tempo spezzato.

Osservando queste immagini di Marialba Russo, rielaborando in me la sequenza sinfonica che esse creano con la loro successione, sempre imprevedibile sempre nuova, mi tornano alla mente per flash improvvisi altri due muri, che mi riguardano personalmente.” 

(Dal testo di Daniela Palazzoli)

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