La mia gente

Da:  Giovanni Russo,  I braccianti della fotografia. introduzione al volume: Luciano D'Alessandro, Tra la mia gente. Fotografie dal Mezzogiorno d'Italia 1952-1980. Bari, Dedalo 1981

Luciano D'Alessandro si distingue nel suo lavoro per la fusione di due aspetti: un senso estetico quasi da pittore e un senso poetico della realtà, alla Rimbaud, se ci è lecito questo avvicinamento tra poesia e foto, che nasce dalla sofisticazione di un napoletano cittadino che è in grado di comprendere anche le realtà sociali del Sud non urbano. Ecco perché il colloquio che il lettore può avere con queste immagini di D'Alessandro può dargli una idea del Sud non legata agli stereotipi ma, nello stesso tempo, neanche soltanto a un impegno politico. Esse rappresentano un racconto vissuto in cui si sente, con la partecipazione, protesta e speranza. Certo è un Sud strettamente legato alla storia personale di D'Alessandro, ai suoi canoni e alle sue irrequietezze, alle sue delusioni e illusioni, alle sue aspirazioni e «parzialità».

Ha scelto, per sua vocazione, le persone, di tutti i ceti, perché attraverso le loro facce e i loro gesti si veda il loro legame con la società e la storia del Sud. Noi possiamo perciò solo offrire la nostra impressione collocandoci come lettori, un po' più esperti di altri, della realtà meridionale, per testimoniare le nostre sensazioni, i nostri pensieri, di fronte alle fotografie di D'Alessandro e anche ciò che esse rischiano, se non si tiene conto del quadro generale, di apparire. Una considerazione è indispensabile forse: lo stereotipo del Sud, per intenderci l'oleografia, è una insidia annidata anche nell'impegno civile e sociale più disinteressato. Viviamo oggi nel Sud, anche per colpa di una classe dirigente corrotta e servile, un periodo oscuro paradossalmente più nero dopo il terremoto. Verso i meridionali ed il Mezzogiorno c'è un atteggiamento di qualunquismo razzista, spesso camuffato da considerazioni persino progressiste, antropologiche, che rischiano di confondere in un giudizio pseudo-storico e ambientale uomini, ideali, cultura, gente del popolo e borghesi, emigranti e camorristi, ladri ed onesti, disoccupati e operai, destra e sinistra.

Nelle foto di D'Alessandro la Napoli degli anni '50, le orfanelle di Pompei con i veli trasparenti, rigidi come se fossero di alluminio, il disoccupato di Gragnano, piede malato del mendicante accanto ai santini e alle monete da 10 lire, le processioni, ci avrebbero ispirato altre riflessioni prima del terremoto. Oggi ci aiutano a capire perché tra le macerie, mani amorose ripulivano dal terriccio i Santi protettori, li scavavano tra le rovine delle chiese, li hanno restaurati per primi. Seguiamo attraverso questi documenti sia le testimonianze di una Napoli immobile, sia i mutamenti che hanno coinciso con il decadimento e l'impoverimento della città. C'è un ritratto, quello dell'usuraio, che potrebbe essere esposto alla mostra delle collezioni Alinari accanto agli altri personaggi della serie «Mestieri e costumi», allo «scrivano pubblico» o all'«acquaiolo» o al «frisellaro».

Gli anni '70 sono il periodo più voluminoso e corposo di questa raccolta. Sono il contributo di chi è restato a Napoli per testimoniare dei blocchi stradali dei disoccupati come dei funerali di Jolanda Palladino la ragazza vittima di un attentato fascista. I suoi «scugnizzi» sono purtroppo ancora gli stessi, quelli di Alinari. Circola qua e là una ironia affettuosa, il filo di un sorriso come nella foto del vecchio comunista pugliese che alza il pugno chiuso mentre la moglie ride sgangheratamente abbandonata sul letto matrimoniale. I cortei di protesta dei disoccupati organizzati non sembrano diversi dalle processioni. A tanti che non hanno capito il rifiuto, durante i giorni del terremoto, dei contadini dell'lrpinia e della Basilicata di abbandonare i loro paesi distrutti vorremmo indicare la fotografia della famiglia di emigranti ritornati a Bisaccia, un paese  dell'alta valle del Sele che già allora franava, accanto alle immagini di borghesi o aristocratici siciliani.





NOTA TECNICA
L'archivio conserva:
- tutti i negativi di questa serie di fotografie, circa 15000 immagini
- 280 stampe fotografiche vintage ai sali d'argento, di diverso formato
- alcune stampe recenti di diverso formato
- Tra la mia gente. Fotografie dal Mezzogiorno d'Italia 1952-1980. Bari, Dedalo 1981.
- Cagliari, Castello. Milano, Electa 1982


 

 

(Le didascalie che si leggono sfogliando le immagini  sono quelle del libro "La mia gente". Al momento sono presenti solo le immagini ottenute dalla scansione delle fotografie originali disponibili presso l'Archivio. Le altre immagini del libro verranno inserite al termine della digitalizzazione dei negativi.)