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GIACOMELLI, Mario (Senigallia, 1925 - Senigallia, 2000) Io non ho mani che mi accarezzino il volto, 1961

Fotografia originale in bianco e nero firmata, datata e dedicata a penna dall'Artista al recto (''83, Mario Giacomelli x Spallacci, amico''). Timbro e titolo al verso (''Io non ho mani che mi accarezzino il volto'', Mario Giacomelli, Via Mastai 24, 60019 Senigallia, An). Pubblicata in Enzo Carli, ''Giacomelli. La forma dentro. Fotografie 1952-1995'', catalogo della mostra di Senigallia, Rocca Roveresca 1995

Stampa alla gelatina sali d'argento

Cm 30x40,3,  pp. Ottimo (Fine)

Mario Giacomelli entra in contatto con l'ambiente del Seminario Vescovile di Senigallia motivato dalla sua intima ricerca e dalla poesia di David Turoldo ''Io non ho mani che mi accarezzino il volto''. Dopo il primo anno di ambientazione e di contatto coi seminaristi, servitogli per elaborare idee e pensieri e per abituare questi giovani pretini alla ripresa fotografica, in una giornata di neve Giacomelli sente che era arrivato il momento dello scatto che avrebbe finalmente dato forma ed immagine alle sue idee e al suo pensiero interiore. I neri delle tonache sono aperti per lasciare gli ultimi spazi all'immaginazione e la deformazione della lunga posa, unita alla particolare angolazione della ripresa, colloca i pretini in uno spazio irreale, senza limiti e riferimenti, come fragili palloncini sospesi. Le fotografie dei pretini in circolo lo porteranno alla notorietà del grande pubblico internazionale. Nelle altre della serie, sceglie come fondale il pergolato o il muro senza intonaco della casa colonica vicina e porta fra loro il gatto, il pallone, la bicicletta per mettere a fuoco la loro età giovanile e riprenderli nei momenti liberatori del gioco, di intimità terrena, di gaia spensieratezza come quando di nascosto si accendono una sigaretta o ''fanno gli spiritosi per le ragazze della colonia'', come annotava Giacomelli. Giacomelli ferma il tempo del seminario ed evoca in queste immagini magiche e vanenti, la dimensione della memoria. ''Non ho mai pianto se non a Lourdes per una ragazzina epilettica, ma quando guardo i seminaristi, le sale d'aspetto mi ricordo il padre che guarda il figlio e piange e ho pianto anch'io, sarà perché mi ricorda mia sorella all'orfanotrofio. Ci sono tante cose della mia infanzia che contano molto più di prima, quando non riuscivo ad afferrarle e a capirle pienamente'' (Enzo Carli, ''Giacomelli. La forma dentro'').

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