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AA. VV. Dintorni di Alik

Belluno,  Proposte D'Arte Colophon,  2000 - Prima edizione di 115 es. numerati

Libro-omaggio ad Alik Cavaliere. Contiene: ''La Milano degli anni Cinquanta'' di Arturo Schwarz, con estroflessione di Enrico Castellani (cm 50,5x35); ''Ogni venerdì per l'ora del tè'' di Emilio Tadini, con litografia su pietra di Jannis Kounellis (cm 50x35); ''Da un giardino di lago, una sera'' di Roberto Sanesi, con collage di Giuseppe Uncini (cm 32x25,5); ''Il mio più grande amico'' di Dario Fo, con serigrafia-collage di Enrico Baj (cm 50x70); ''Elogio della miopia'' di Umberto Eco, con acquaforte-acquatinta a colori di Arnaldo Pomodoro (cm 50x35); ''Sull'autonomia delle arti'' di Bruno Canino, con linoleografia a colori di Mimmo Paladino (cm 50x35)

In copertina una fotoincisione da un ritratto di A. Cavaliere eseguita da Marino Marini (cm 11x15). Contenitore di Fabio Reolon, in Caleipo di Castion. Testi stampati in caratteri mobili Baskerville dalla Tipografia Campi di Milano Folio,  pp. 52 Perfetto (Mint)

"Sono andato a ricercare un'antica conversazione tra Cavaliere. Calvino. Fo. Schwarz. Spinelli. Tadini. Ferrari e me. pubblicata negli anni settanta. Cavaliere inizia riferendosi a un suo "Apollo e Dafne". e non è chi non veda come in questo mito si celebri un'altra avventura che oggi definiremmo "transgenica". una metamorfosi tra diversi regni della natura. un trasformarsi dell'animalità in vegetalità. salvo che sin lì arriva il racconto. ma nelle mani di Cavaliere si ha un'ulteriore trasformazione minerale. Là iniziava una discussione. che risente molto delle debolezze dell'epoca. sul "messaggio" di un'opera d'arte. e Cavaliere si mostrava molto scettico rispetto alla versione eroica dell'arte come messaggio. Io intervenivo dicendo che spesso il vero messaggio dell'arte contemporanea era l'esprimere la difficoltà del suo farsi. Ma. rileggendo ora quel vecchio dibattito. mi accorgo che forse avrei dovuto dire che Cavaliere. senza essere un artista "naturalista" e tanto meno "realista". ci ha essenzialmente parlato. attraverso il suo fare. proprio della naturale difficoltà della natura (e ricordo che la natura è anche fatta di concrezioni minerali. che talvolta possono diventare più vive - o sofferenti - di una foglia vera. o di un corpo (...) Sembra quasi che Cavaliere si sdraiasse col viso a terra. al modo in cui si vedono i fili d'erba come pali. per inventare arbusti. rizomi. intignamenti di radici. un ansimare spastico di radiciumi. uno "stretching" di ramaglia che si risveglia da lunghi sonni...E se avesse visto solo quello. Ma queste cose vive le sapeva far rivivere attraverso la più morta delle sostanze. Che poi. a pensarci bene. è quello che l'arte fa di solito. Ma con i metalli di Cavaliere uno se ne accorgeva come se fosse la prima volta". [Umberto Eco]

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