0. 1905-1910. Le riviste fatte a mano
Alle origini dell'avanguardia: Alessandro Prampolini e le riviste autoprodotte insieme a suo fratello Enrico (1905-1910)
1. Introduzione. Le riviste come laboratorio domestico d'avanguardia
Siamo nel 1905. Due ragazzini curiosi e vitali, di 14 e 11 anni, sono affascinati da tutto ciò che gli gravita intorno, denso di novità e scoperte. E allora cosa pensano di fare? Riviste, riviste, riviste!
A dirigere i lavori il maggiore Alessandro, mente creativa delle undici testate inventate, scritte, disegnate, piegate e tagliate a mano, da “La Controluna” all'ultima, “Il Culmine” del 1910, aiutato e sicuramente guardato con ammirazione dal “cit” Enrico, come viene affettuosamente chiamato in torinese dal fratello grande.
Molto prima che i due Prampolini avviassero le loro rispettive carriere nel panorama critico e artistico del Novecento, la loro casa – si immagina proprio la loro cameretta – fu la sede di svariate fantasiose redazioni e di una straordinaria produzione editoriale artigianale. Non si trattò di semplici giochi d'infanzia, bensì di veri e propri prototipi di editoria sospesi tra il classico e l'avanguardia, in cui un potentissimo stimolo creativo anticipò di anni la concettualizzazione del libro d'artista e la sperimentazione tipografica futurista. I loro occhi spalancati sul mondo seppero assorbire con spugnosa vivacità i grandi miti e fatti della Belle Époque, rielaborandoli in chiave satirica: dalle grandi esposizioni d'arte che diventano lo spunto per immaginare proprie formidabili mostre; all'Egittomania e al fascino per l'esotico che sono l'spirazione per soluzioni grafiche audaci; all'aviazione e al mito del volo e della macchina, qui celebrati anticipando temi cari al Futurismo di cui entrambi, in modi diversi, fecero parte.
All'inizio del ventesimo secolo, il mondo della cultura fu travolto da una nuova generazione di intellettuali, artisti e scrittori decisi a rompere drasticamente con la tradizione. E lo strumento principale di questa rivoluzione furono le riviste,che diventarono veri e propri laboratori di idee, manifesti programmatici, spazi di provocazione estetica, artistica, tipografica. Queste pubblicazioni, nate sia in Italia che nel resto d'Europa, condividevano una natura militante, una grafica di forte impatto visivo e una necessità di affermare l'avanzata del nuovo: “Leonardo” di Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini , “Poesia” di Filippo Tommaso Marinetti, “La Voce” di Giuseppe Prezzolini e “Lacerba” di Giuseppe Papini e Ardengo Soffici, passando per quelle europee, da “La Nouvelle Revue Française” fondata a Parigi, all'inglese “BLAST”, a “Cabaret Voltaire” e “Der Dada” tra la Svizzera e la Germania. Qui i testi letterari convivono stabilmente con illustrazioni e opere grafiche; scrittori e pittori lavorano fianco a fianco per rivoluzionare visivamente l'impianto della pagina tradizionale, attraverso l'utilizzo di font diversi, parole usate per la prima volta come elementi visivi prima ancora che semantici; le redazioni accolgono non solo opere e testi, ma anche manifesti e dichiarazioni d'intenti per dare guerra al passato e ridefinire ogni campo della cultura.
2. Forma, dimensioni, direttori e redazioni
Nell'intimità di un ambiente domestico itinerante visti i continui trasferimenti del padre Vittorio Prampolini, capotecnico alla Manifattura tabacchi (la famiglia si spostò da Lucca a Chiaravalle Marche, Torino, Viareggio e infine Roma) e sul limitare di quella linea d'ombra che segna il passaggio all'età adulta, Alessandro avvia una originalissima produzione di magazines, affiancato da Enrico che segue le sue volontà, come appunto farebbe un qualsiasi fratello minore, ammesso al gioco solo dopo aver accettato di obbedire al “capo” – o meglio al direttore responsabile – approvando quindi tutte le decisioni e subendone spesso sfottò e diktat. E proprio a partire dal gioco di inventare delle riviste inizia un rapporto strettissimo di scambio culturale e sostegno intellettuale reciproco che durerà tutta la vita.
Si tratta di riviste interamente realizzate a mano, di piccolo formato (da circa 9x5 centimetri a un massimo di 20,5x15) e di poche pagine (da 2 a un massimo di 32 pagine), fitte di una scrittura minutissima che riempie ogni spazio libero del foglio, scritte quasi sempre a inchiostro e talvolta con l'ausilio di matite colorate o acquerelli, tutte numerate e datate, spesso complete anche di uscite speciali per Natale, Pasqua e le vacanze estive, dotate ciascuna di una propria testata, di un direttore e di una cerchia di collaboratori immaginaria di cui quasi sempre viene anche fornito un piccolo ritratto.
Alessandro sceglie di volta in volta dei nomi di fantasia per i suoi direttori: Giacometto (che ha una redazione composta di tanti "giacometti" tutti uguali disegnati in scala decrescente); Plinius "uomo di 45 anni circa, piccolo, sbarbato, aria dignitosa, serio"; Rif,“redattore, amministratore e direttore del giornale non ho bisogno di presentazione, il mio nome è già troppo glorioso"; Eleonisio Macchabei; Osvaldo Bertuccetti; Il Signor Satiro aiutato dalla Signora Strega.
A questi si affianca una redazione di esperti in ogni campo dello scibile umano, dall'arte alla scienza, pronti a informare i lettori su ogni sorta di novità e scoperta. A “Lo Studente” appartiene la squadra più nutrita di studenti-collaboratori dai nomi più bislacchi: Galileo Lambicchi, genio della chimica e degli esperimenti, addetto alle cronache scientifiche; Credenzio Meneghini, poeta-scrittore destinato alle notizie letterarie; Clodoveo Opessi, il satirico che "farà morir dal ridere anche un pesce sott'acqua"; Michelangelo Pennellone da Modena, allievo della Real Accademia Albertina di Torino che si occuperà delle illustrazioni; Agnone Bellimbuzzi, reporter addetto alle cronache. E ancora, questa volta per la rivista “La Luna”, Eusebio Protesti, scrittore di satire, Tullio Senecione, scrittore latino di cui verranno pubblicate alcune cronache e Lisandro Beccattello, egittologo.
Buffissimi anche i collaboratori de “La Penna”: Blitz,"cronista per le cose quotidiane, antiquario e storiografo profondo, baffitremulo, nasuto, arzillo sempre, sulla quarantina"; Opif,"scienziato, letterato, polemista, pizzuto, serio, di mediocre statura"; Bazzi,"caricaturista e labirintista insigne, vignettista e ritrattista piccolissimo, magro, barbutello, sulla trentacinquina"; De Marchif, "reporter, cronista si introduce dappertutto dalla capanna del ciabattino al palazzo reale, alto, sbarbato, pettinato, in lungo abito, sui 32 anni". O ancora il personaggio di Ermenecarlo Ermenemaccacchi, segretario intimo in quarto grado del Ministro dell'Istruzione, il Sig. Fiutini dal poderoso naso, il giudice Giudichini, il contadino signor Orticultini, lo studente Alino Bocciato ne “Le Chiacchere del Diavolo”.
Sono nomi satirici, che dimostrano lo spirito beffardo e spesso tagliente delle riviste, in linea col fiorire primonovecentesco della stampa satirica sia nelle produzioni più prettamente popolari e illustrate con caricature, sia nelle nascenti riviste d'avanguardia che usano l'ironia e il sarcasmo per scardinare la cultura accademica e la società borghese dell'epoca.
3. I temi. L'arte, l'Egitto, il volo e l'aviazione, lo spiritismo, le scoperte scientifiche, la psicologia
I numeri affrontano temi legati alla letteratura, alla pittura e alla scultura, alla storia e alla cronaca nazionale e internazionale. Fatti veri intrecciano storie inventate: il terremoto di Messina del 1908 si mescola alle guerre di una fantomatica Repubblica di Roccanera. Sono ricchi di rubriche fisse che si ripetono di uscita in uscita (come "I Fattacci della Settimana"), di storie illustrate a puntate, di giochi a premi, indovinelli, rebus, quiz le cui soluzioni vengono di volta in volta rimandate ai numeri successivi, puntuali informazioni sulle modalità di abbonamento, a cui vengono affiancati premi di incoraggiamento in opere d'arte. Il tutto intercalato a disegni, piccoli paesaggi, skyline di città, caricature e silhouettes che fanno da contrappunto e commento e che sono completamente integrati nella pagina e connessi al testo. Così come anche capolettere e font autografi variano a seconda delle notizie e delle epoche storiche affrontate, dal gotico a quello più floreale e sinuoso che riflette l'influenza del Liberty.
I numeri prendono sempre spunto da fatti reali di storia grande e piccola, che sono riportati tal quali ma spesso anche rielaborati in fantasiose storie verosimili. Mentre in alcuni casi sono le vicende personali a rubare completamente la scena, come ad esempio l'ammissione di Alessandro al liceo dopo gli anni di ginnasio, le vacanze al mare a Viareggio, un incidente domestico, il giorno che per la prima volta uno di loro indossa un paio di calzoni (bragoni) lunghi. O magari l'infatuazione di Enrico per una materia o un argomento in voga all'epoca.
La più bella, fantasiosa e compiuta delle numerose riviste dei due Prampolini è senza dubbio “Lo Studente”.
Proprio qui si percepisce fortissima l'attrazione dei due fratelli per tutto ciò che li circonda: ogni fatto li colpisce ed è utilizzato come spunto da utilizzare nei piccoli fascicoli.
Dalle scoperte scientifiche alle esplorazioni geografiche e geologiche, dalle rivolte contro l'Austria alle innovazioni tecnologiche, in particolar modo l'aviazione e la rivoluzione nei trasporti, dalle mode del momento, come l'Egittologia, alle prime grandi esposizioni d'arte originatesi dalle ottocentesche Esposizioni Universali come quella di Parigi nel 1900 e di Milano nel 1906 e dalle Biennali veneziane.
Quando ad esempio danno conto di una Prima Esposizione d'Arte Macabra a Viareggio, probabilmente hanno negli occhi l'Esposizione Estiva Internazionale che dal luglio al settembre 1908 ebbe luogo al bagno Nettuno della città, dove furono allestite numerose mostre internazionali, veglioni, fiere e lotterie di beneficenza. Per loro l'occasione è il punto di partenza per celebrare una mostra inventata piena di teschi, scheletri, sangue, ghigliottine, patiboli, Morte alata armata di falce, danze notturne di morti viventi e orrori d'ogni tipo. E si accenna, qualche numero dopo, ad un'ancora più vasta e sensazionale mostra d'arte che si intende organizzare:
Si lavora assiduamente per i preparativi (benchè lontani) della grandiosa Esposizione […] Non solo vi sarà arte moderna, ma arte antica, non solo arte ma industria e che industria? Industria giornalistica, letteraria, fotografica, sarà certamente un grande sfogo dell'ingegno dei bravi collaboratori che si distingueranno da ogni parte per ogni parte.
L'intenzione è forte e la cosa sta molto a cuore ai due perché il tema dell'organizzazione di una mostra diventa ricorrente, e ritorna in diversi numeri, fino a concretizzarsi nell'ipotesi dell'"Esposizione. Roma 1909”. La notizia di una mostra d'arte da tenersi nella capitale d'Italia nasce dal trasferimento effettivo della famiglia Prampolini da Torino, avvenuto nel 1909. Il testo è una sorta di autodichiarazione di poetica (attraverso la penna del critico Pennellone), che delinea perfettamente le propensioni artistiche future dei due fratelli: il maggiore Alessandro è caricaturista e disegnatore e il fratello Enrico invece decisamente indirizzato verso la pittura e l'arte ornamentale. A concludere la notizia il giornalista esperto d'arte fa sapere che verranno esposte in questa futura mostra anche collezioni del Museo Egizio, facsimili di papiri, riproduzioni di sarcofaghi e cimeli sensazionali, svelando l'universo immaginifico e la prospettiva ancora fanciullesca dei due fratelli:
Come si sa la prossima esposizione che fu progettata per l'aprile 1909 a Torino, è stato dopo una seduta deliberato di tenerla in Roma nel luglio 1910 come già progettò l'Enrico Prampolini nella sua lettera-programma del 17 novembre 1907 […] Dopo aver presentato ai nostri lettori i quadri principali dei due………….artisti, ora spieghiamo in breve l'indirizzo particolare di uno e dell'altro. Alessandro sente più per l'arte della figura in genere, ritrattista, caricaturista eccellente con la quale può e fa meravigliosi progressi. Enrico invece è per l'arte pittorica in genere, ma non ritrattista, (più) specie paesaggista, scenografo, ornamentale, tecnico, come si può ben dedurre dalla nota dei quadri…. Egli lavora più col pennello che con la penna, col carboncino lavora discretamente e vuole tentare il pastello […] L'esposizione odierna che sarà inaugurata a Roma forse nel luglio 1910 avrà un indirizzo vero artistico, e non solo, com'era la precedente di Disegno, ma ci sarà anzi poco disegno, vi saranno acquerelli, bozze e carboncino, pastelli anche in nero, plastica, che però non avrà gran successo, disegno su tavolette di legno, su scorze di albero, su sughero e speriamo anche di vedere delle pitture ad olio.
E ancora:
Con l'andare a Roma il brutto deve scomparire, il bello deve risorgere. Ciò che tutt'ora rimane di cose elementari, bambinesche, di idee puerili deve essere smorzato dalle acque del Tevere. La serietà, l'ordine intellettuale deve essere ristabilito, e tutto ciò che possa e debba essere oggetto di iniquizie e di puerile deve essere cancellato. Roma deve ristabilire in noi* (* “il lettore sa bene di chi si tratta”) l'arte, l'industria, la letteratura, e soprattutto lo studio profondo della città […] Anche i nostri periodici usciranno con articoli seri e studiati allo scopo vero di aiutare l'esercizio letterario e artistico dei lettori e corrispondenti, speriamo quasi con certezza, che un altro sopraggiunga e serva di rivale al nostro giornaletto.
Oltre a quella che comincia a diventare una vera ossessione per l'arte e per il suo allestimento scenografico in sale e ambienti ben congegnati e predisposti, dove organizzatori/curatori, partecipanti e vincitori del primo e secondo posto alternativamente sono sempre e solo i due fratelli, si affaccia la moderna mania per l'Egitto e per le scoperte archeologiche che soprattutto a Torino rinfocola agli inizi del Novecento grazie all'incredibile successo della Missione Archeologica Italiana (M.A.I.) guidata da Ernesto Schiaparelli, diventato direttore del Museo Egizio di Torino nel 1894, che condusse faraoniche campagne di scavo tra il 1903 e il 1920. Questo periodo d'oro portò in città migliaia di reperti e trasformò la passione scientifica in un vero e proprio fenomeno di costume. E a quanto pare i Prampolini furono davvero trascinati da quest'onda, se Alessandro si autoproclama “archeologo ammalatosi di Egittomania acuta” e la rigida forma geometrica del triangolo influenza la realizzazione di un un numero intero, che si apre e si sfoglia partendo da una forma di piramide.
Se quindi il maggiore dei fratelli è più attratto dalle malìe archeologiche, il minore Enrico viene definito “aeroplanista provetto” e si consuma per un'altra mania, quella per il cielo e i primi esperimenti di volo e soprattutto per i dirigibili - lui stesso viene descritto come ideatore di diversi modelli ad elica, di cui vengono forniti anche piccoli dettagliati disegni.
Chi non ha sognato di volare? Per me questo è uno dei sogni della mia giovinezza […] che mi spinse a salire in pallone e provare la realtà dell'incanto sognato. Concludendo, è con l'imitare la natura che noi possiamo dominarla. Le sue leggi non possono mai essere infrante; vi sono è vero delle invenzioni che sono del tutto contro natura. Infatti, negli esseri viventi, fra i vari mezzi di locomozione naturale, non si trovano né ruote né eliche e tutti sanno quale importanza ha la ruota nella locomozione artificiale. Nell'aviazione l'abbiamo in certa parte sorpassato per l'applicazione del motore a elica. Donde si deduce che la velocità della marcia è la condizione essenziale del volo […] Ogni cosa via via si perfezionerà e senza dubbio si ricomincerà a studiare il modo per evitare e prevenire i pericoli delle cadute; che in questo momento mi pare il punto capitale.
E però ormai possiamo vantarci cittadini del cielo.
Così i Prampolini immaginano, in un numero speciale del 1909 de “Lo Studente”, che si esprima l'editore, astronomo, divulgatore scientifico, autore di opere protofantascientifiche Camillo Flammarion, tra i tanti nomi celebri citati.
Senza dubbio il feticismo della modernità passa a inizio Novecento attraverso l'aviazione. Nei primi decenni del secolo scorso, la teoria del "più pesante dell'aria" (in contrapposizione al "più leggero dell'aria", rappresentato da mongolfiere e dirigibili, citata da Alessandro nel numero 8 de “Lo Studente”) ha ridefinito la storia dell'aviazione. Questo principio portò al primo volo controllato e motorizzato con pilota a bordo, realizzato nel dicembre 1903 dai Fratelli Wright, di cui viene dato sempre nello stesso numero anche un piccolo disegno di Wilbur mentre vola su uno dei suoi alianti. Tra i vari personaggi ricordati all'interno dei numeri della rivista “Lo Studente” compaiono: Thomas Alva Edison che non progettò mai un vero e proprio aeroplano, ma nei primi anni del 1900 si dedicò attivamente allo studio di un elicottero sperimentale e sull'esplorazione del volo verticale, depositando un brevetto di "macchina volante”; Alberto Santos-Dumont celebre inventore e pioniere dell'aviazione brasiliano di stanza a Parigi, divenuto celebre per aver progettato e pilotato i primi dirigibili di successo e per aver compiuto, il 23 ottobre 1906, il primo volo pubblico e certificato di un velivolo più pesante dell'aria con il suo velivolo 14-bis; Henri Farman aviatore, designer, pioniere dell'aviazione e costruttore di aeroplani francese che, con il fratello Maurice Farman, fondò la Société des avions Henri & Maurice Farman.
Nelle pagine disegnate a mano dai due ragazzini, la fascinazione per i biplani e i motori non è un semplice passatempo: sembra essere la genesi di quella estetica della macchina e del movimento futurista che porterà Enrico Prampolini a firmare, circa vent'anni dopo, il Manifesto dell'Aeropittura Futurista. Il testo venne pubblicato ufficialmente sulla Gazzetta del Popolo il 22 settembre 1929 all'interno di un articolo intitolato "Prospettive di volo". L'ispirazione nacque da un lungo volo in idrovolante compiuto da Marinetti sul Golfo della Spezia. Il manifesto venne rielaborato e stampato in via definitiva nel 1931 con le firme, oltre al nostro, dei principali esponenti del movimento, tra cui Marinetti, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Gerardo Dottori, Fillìa, Tato e Mino Somenzi.
E tra le varie tendenze d'inizio Novecento che fanno capolino tra le pagine disegnate dei due ragazzini compare anche l'occultismo e l'esoterismo che videro fiorire in tutta Europa una straordinaria esplosione di interesse per lo spiritismo. Nei giornaletti dei Prampolini Eleonisio Macchabei, enunciato sin dal numero di apertura de “Le Chiacchere del Diavolo” con una dichiarazione di intenti e un autoritratto, è il direttore di una rivista a tema satanico – tutta realizzata sui toni infernali del rosso e del nero – in cui abbondano disegni di diavoli, forconi, teschi, fiamme, corna, occhi divini, e dove a inviare notizie è il Diavolo in persona – “che certe cronache ce le manda”.
Infine una notizia di “Psicologia moderna” (numero 6 del 1909) informa ironicamente e con toni di scherno su di una nuovissima scoperta nel campo della conoscenza della mente, ovvero che se un uomo compie in una data giornata un qualcosa di importante, conclude un lavoro, vince un concorso, fa una scoperta o realizza un'invenzione sensazionale, se poi si trova a battere il capo, nel momento stesso in cui si riprende la prima cosa che ricorda è proprio la cosa eccezionale compiuta quel giorno. Con un tono sicuramente leggero e scanzonato i due Prampolini dimostrano ancora una volta di essere permeati di tutto ciò che apporta novità sensibili nel mondo della cultura all'inizio del XX secolo. Come appunto la diffusione della psicologia, e del suo ingresso ufficiale nelle università italiane con le prime tre cattedre a Torino, Napoli e Roma.
4. Copertine, testate, impaginazioni
Tra gli aspetti più geniali di queste riviste autoprodotte tra il 1905 e il 1910, che iniziano e finiscono senza soluzione di continuità e intersecandosi l'una nell'altra, sono le impaginazioni che alternano colonne di testo, inserti pieghevoli e persino finte inserzioni pubblicitarie (rasoi, acqua di seltz e matite). Il testo non è quasi mai semplicemente affiancato alle immagini, ma vi scorre intorno, si piega alle sagome dei disegni o ne diventa cornice, anticipando la fusione tra arti visive e scrittura tipica delle avanguardie storiche.
Ogni fascicolo presenta testate disegnate ad hoc, con caratteri tipografici inventati che mutano stile, dal Liberty a soluzioni più geometriche.
“La Luna” ad esempio presenta una deliziosa delicata testata composta dal titolo in celeste e dal direttore Giacometto – esile figurina stilizzata con penna d'oca dietro l'orecchio – intento a spingere una grossa luna dal volto umano che ricorda quella creata da Georges Méliès nel 1902 per il celebre film muto “Le Voyage dans la Lune”.
Ognuno dei 21 numeri de “Lo Studente” invece presenta una forma editoriale diversa: dai primi numeri che sono semplici fogli a due facciate ai successivi, variamente piegati e addirittura intagliati, a forma rettangolare o triangolare, composti di diverse pagine e vari sistemi di sfoglio. Alcuni contengono addirittura micro-inserti di carta non più alti di 2 centimetri, piegati a fisarmonica fino a raggiungere la lunghezza di 30 centimetri una volta srotolati. Le testate e le prime pagine variano tutte, di solito col variare delle stagioni e degli eventi a esse legati (Pasqua, Natale, l'autunno con l'inizio delle scuole, l'inverno con la neve, l'estate con il mare, il carnevale ecc.) e sono quasi sempre disegnate ad acquerello.
L'uscita numero 6del 12 ottobre 1908 è la prima con la testata realizzata da Enrico esplicitamente segnalata a fine numero: “la splendida copertina a colori del pennello del pittore E.P. intitolata ‘Fra acqua e terra'”.
A sua firma seguirà quella del numero 11 (dicembre 1908) che rappresenta due uomini minuscoli sul bordo di un nerissimo precipizio infernale, che era stata addirittura preannunciata nel numero precedente, il 10 (anch'essa a tema dantesco e ispirata al verso "lasciate ogni speranza voi ch'entrate"): “Il numero di Natale sarà sormontato da una splendida copertina capolavoro di E. Prampolini”.
Seguirà quella del 15 febbraio 1909 (numero 4) con un splendido paesaggio montano con sentiero sormontante una galleria ad archi, immerso nell'alba fredda dai toni acquerellati del grigio, rosa e celeste; ancora quella carnevalesca del 28 febbraio 1909 (numero 5) firmata "E. Prampolini" con uno stupendo paesaggio della laguna di Venezia, cielo sfumato e silhouette di una gondola in primo piano, con alcune maschere penzolanti dalla testata della rivista; quella del 1 marzo 1909 (numero 7 anche se non numerato), firmata per esteso dall'artista, anche questa volta rappresenta un paesaggio, con un binario ferroviario affiancato da un palo segnaletico, una casa cantoniera e una parete rocciosa nera e cupa che si smorza su un cielo rosa al tramonto. La straordinarietà di questo disegno è il fatto che il giovanissimo Enrico appena quindicenne inscriva la composizione all'interno di una cornice curvilinea morbida, che evoca già quelle forme simili a cellule o corpi celesti in continua mutazione dell'idealismo cosmico degli anni Trenta.
Il quinto numero de “Le chiacchere del Diavolo” ha anch'esso la testata realizzata da Enrico (firmata E.P.) con una nave a vele spiegate in piena tempesta e un testo (firmato E. Prampolini) che si intitola "La caravella infernale":
Il lettore in questo bozzetto non può trovare bene l'argomento o lo scopo, poiché non è troppo bene eseguito. Quindi noi ne daremo una breve descrizione. Il bozzetto rappresenta una caravella, che andando a gonfie vele, si slancia nell'ignoto, sotto quella pioggia torrenziale, ed il lugubre tempo. Satana, a poppa dell'imbarcazione, fra lo mare burrascoso pesca i depravati, i demoni mandati dall'ente supremo, che stanno per affogare, ed Egli li solleva portandoli sui suoi appannaggi.
Se alcune testate sono disegnate da Enrico, senza dubbio le caricature e i disegni sono praticamente tutti di Alessandro, che dimostra un'abilità straordinaria nel tratteggiare con pochi segni Leonardo, Orazio Nelson, Robespierre, Danton e Marat, Alessandro Volta, Luigi Galvani, Sonnino, Buffalo Bill, Gabriele D'Annunzio, "Sciaboletta" il re d'Italia Vittorio Emanuele III, da solo o in compagnia di Guglielmo II di Germania, Giolitti, Garibaldi, Napoleone, T. A. Edison, Carducci, D'Annunzio (soprattutto!), Robespierre, Dante e loro stessi, Alessandro ed Enrico, caricaturizzati come poveri studenti sottoposti al giogo delle faticose giornate scolastiche, tirannizzati da professori cattivissimi. Un intero numero unico, “Turlupineide”, è composto unicamente di ritrattini all'acquerello a fogli sciolti, perfetti nel delineare non solo i personaggi nelle loro espressioni più tipiche, ma cogliendone anche difetti e vizi (Gabriele D'Annunzio ha un cappello in mano a mo' di perpetuo questuante e Giuseppe Marcora viene disegnato con il campanello presidenziale e un'aria malinconica per la rassegnata impotenza nel tentativo di sedare i tumultuosi scontri d'aula dell'era giolittiana).
Nel secondo numero de “Lo Studente” Alessandro realizza una vignetta davvero esemplare nell'esaltare il suo ingegno e la sua bravura: il direttore della rivista è ritratto di profilo mentre posa al suo tavolo di lavoro, dove poggiano un mappamondo, una boccetta con 3 penne d'oca e alle pareti una squadra, una riga e una carta del globo lunare. Tutto in uno spazio ridottissimo – più piccolo di un classico francobollo – di appena 3x2,5 centimetri.
Così come di grande bellezza sono i profili delle città di Roma e Torino, due strisce continue ad acquerello che con tratti leggerissimi e appena accennati riescono a rendere inequivocabilmente gli skyline delle due città, con le sagome di Castel Sant'Angelo e la Mole antonelliana non più alte di qualche millimetro.
5. Conclusioni
Il ritrovamento di una scatola zeppa di questi preziosi manufatti editoriali (insieme a centinaia di schizzi, caricature, piccoli quaderni) getta una luce sulla figura di Alessandro Prampolini, poeta, scrittore d'arte, saggista, drammaturgo e traduttore, più tardi conosciuto col nom de plume di Vittorio Orazi. Figura di rilievo all'interno dei movimenti d'avanguardia del Novecento, in particolare del Futurismo, funge da raccordo e collante culturale tra la nostra avanguardia e quelle europee. Pur lavorando ufficialmente al Banco di Roma, Orazi operò instancabilmente in ambito artistico, diventando una delle menti organizzative e critiche più attive del movimento. Proprio con la rivista Noi fondata nel 1917 dal fratello Enrico e da Bino Sanminiatelli, cui Vittorio Orazi collaborò fin da subito, assumendo la co-direzione e la redazione principale nel 1920 dopo il ritiro di Sanminiatelli, ha saputo imprimere un deciso allineamento della cultura italiana a quella europea. Sotto la sua influenza, la rivista mantenne un respiro internazionale straordinario, aprendosi al dialogo con le nascenti spinte artistiche d'oltralpe.
Alla luce di ciò, le riviste inventate fai da te di cui Alessandro si assunse senza dubbio tutte le direzioni, non vanno lette solo come semplici giochi infantili, ma come veri illuminanti prototipi. Tutto ciò che Alessandro, insieme a suo fratello Enrico, teorizzerà e realizzerà da grande era già microscopicamente contenuto nei piccoli quaderni fatti a mano a cavallo tra l'infanzia e l'adolescenza. L'amore smodato per l'arte e un desiderio di riconoscimento e successo, fatto di premiazioni fittizie di cui Alessandro si arroga (quasi) ogni vittoria, seppur rivelandone la giovane età fanno presagire una dedizione fuori dell'ordinario e una caparbia volontà di riuscita.
A emergere fortissimo è anche il legame tra i due, fatto di giochi e sberleffi ma allo stesso tempo elogi e sostegno da parte del maggiore Alessandro che in molti passaggi dei giornaletti si diverte a prendere in giro il piccolo Enrico, pur riconoscendo dopo poco il suo grande valore di artista e pittore:
A Enrico il Pergamenista: Enrico il pio, il grande oltre ad essere re dei meccanici e degli elettricisti, console di Roccanera, principe de' maialini, è anche imperatore dei disegnatori e dei pergamenisti. L'opera sua fu laudatissima; e quella splendida carta o quadro grafico comparativo rimarrà in eterno una delle più pregevoli opere del grande Enrico.
NERVI. Cittadina della riviera ligure voi direte? Neanche per sogno! Nervi di Enrico il Nervoso, re dei Nervi. Difatti egli abita una regione dell'Asia chiamata Nevrotica, egli è re. Quel paese tetro è abitato da persone nervose e rabbiose e cani arrabbiati. Il gran re è circondato da una corte nervosa. Chi è più nervoso è fatto commendatore, chi è nervosissimo duca, un uomo che sia poco nervoso è fatto spazzino dei cessi pubblici… è un bel reame eh?".
Eccolo l'eroe, l'Aristotele de' tempi suoi [...] Presunzione massima, ostinatezza da asinello (per non dire mulo), nervi ecc. ecc. che sarebbe troppo lungo il tutto noverare, dato il multiforme genio che ha in testa e quindi i corrispondenti difetti. Infatti si crede un genio: fronte alta quattro dita, ciuffo a sberleffo, orecchio mobile, e riccio a mo di gancio nei capelli, ma tutto questo è nulla, il più importante è il vederlo ire pensando… a nulla mentre si tira un pizzo ideale e si arriccia dei baffi che pretendono di esistere. Pittore, scultore, poeta, architetto, meccanico, aeroplanista, pianista, scrittore, suino, ecc. ecc. per modo chè egli asserisce che dovendo per ognuna di queste facoltà portare una corona, simboleggiante la sua superiorità, egli dovrebbe portare un Noviregno.
Sorprendenti queste riviste, decine di fogli a righe o quadretti, probabilmente sottratti ai quaderni scolastici, dove a ogni nuovo sguardo si coglie un ritratto, un lazzo, un oggetto minuscolo e un'invenzione di cui non ci si era accorti prima. E se lo scherzo e l'ironia improntano ogni singola pubblicazione, c'è insieme il tentativo di darsi un tono da grandi, facendo il gioco dell'arte e della letteratura.
Si noti che tutte le uscite avevano un prezzo. I ragazzi facevano sul serio.

