1. Trasferimento a Roma di Alessandro e Enrico Prampolini - Accademia Belle Arti - Manifesto Bombardiamo le Accademie – Balla, Boccioni - Partecipazione al Movimento tuturista
Enrico Prampolini (Modena, 24 Aprile 1894 - Roma, 17 giugno 1956) dopo i primi studi in diverse città italiane si trasferisce a Roma nel 1912 dove frequenta per qualche mese l'Accademia delleBelle Artidi Roma, allievo di Duilio Cambellotti (Roma, 1876 – Roma, 1960). All'inizio del 1913 viene espulso dall'Accademia per aver scritto il Manifesto Bombardiamo le accademie e industrializziamo l'arte. Il Manifesto verrà reso noto solo nel 1918, pubblicato nella rivista futurista NOI. Numero 2.3.4., Roma, Febbraio 1918.
Alessandro Prampolini (noto anche con lo pseudonimo di Vittorio Orazi, Venezia, 12 ottobre 1891 - Roma, 17 dicembre 1976) si trasferisce a Roma nel 1909, dove due anni dopo si iscrive alla Facoltà di legge. Del febbraio 1913 è il suo primo contatto con il Futurismo. É presente, come invitato, allaPrima Esposizione di Pittura Futurista di Roma, organizzata dalla Galleria Giosi al Ridotto del Teatro Costanzi Roma, febbraio.marzo 1913. con opere di Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini, Soffici (invitato). Nelle serate abbastanza movimentate che accompagnavano la mostra Vittorio Orazi partecipò attivamente ai meeting collaterali, esibendosi nella lettura di versi di Marinetti. Fu per il giovane Orazi un vero e proprio battesimo sul palco di fronte al pubblico romano, notoriamente incline alla contestazione rumorosa: basti ricordare come al meeting del 21 febbraio la lettura di Giovanni Papini del manifesto Contro Roma e contro Benedetto Croce fu subissata di interruzioni con insulti e lanci di oggetti di ogni genere. Da quel momento ha inizio la sua attività come poeta, scrittore d'arte, drammaturgo e attivo collaboratore di numerose iniziative futuriste.
Enrico Prampolini, dopo l'espulsione dall'Accademia frequenta con continuità lo studio di GiacomoBalla, e il suo nome inizia a circolare negli ambienti futuristi: “Balla ha scovato un pittore assai brutto a vedersi ma che credo abbia qualche coraggio … si chiama mi pare Prampolini” (Lettera di Mario Sironi a Umberto Boccioni, 15 ottobre 1913).
La mostra al Ridotto del Teatro Costanzi costituirà anche per Enrico Prampolini la piena presa di coscienza del Movimento Futurista. Alla mostra Prampolini è presente nel suo ruolo di cronista teatrale e musicale come inviato della rivista “Orifiamma” e come tale partecipa alle manifestazioni provocatorie futuriste che si svolsero durante la manifestazione. Le sue recensioni della mostra figureranno oltre che su Oriframma (16 marzo) anche su “L'Artista Moderno” (25 marzo).
Del primo contatto di Prampolini con Marinetti si ha riscontro nella lettera di quest'ultimo del 29 luglio 1913. Scrive Marinetti: “Sono molto lieto della propaganda che vi proponete di fare in favore del Movimento futurista”
Espone i suoi primi lavori futuristi a Roma, alla mostra collettiva presso la Galleria Frattini nel 1913 (due lavori: Figura in movimento e Automobile in corsa) e nel 1914 alla mostra alla Galleria Futurista G. Sprovieri, Roma, Aprile-Maggio 1914. dove sono presenti sue 14 opere. In occasione di questa seconda mostra Prampolini esprime le sue riserve su alcuni degli artisti partecipanti, in una sua prima lettera a Boccioni scrive: “Come potrò liberarmi da quel dilettantismo di alcuni dilettanti che invadono questa giovane Esposizione libera futurista. Parlai anche a Marinetti sull'esitazione di esporre …….. Io ho nuove idee nuove opere nuovi scritti …. formulanti nuove applicazioni sul dinamismo e sulla sensibilità futurista”.
In occasione della mostre alla Galleria alla Galleria Sprovieri del 1914 anche Alessandro Prampolini (Vittorio Orazi) inizia a farsi conoscere negli ambienti futuristi. Ne sono testimonianza i primi libri di Marinetti a lui inviati con dedica autografa, fra i quali Le monoplan du Pape. Roman politique en vers libres, con la significativa dedica di Marinetti. "a Orazi, Al suo forte impegni futurista. Con affetto” e Zang Tumb Tumb, con dedica: “a Orazi. Al suo ingegno intuitivo e dinamico. Con viva simpatia”
















