2. Primi rapporti con le avanguardie europee - Nascita della rivista NOI - Collaborazioni tra riviste futuriste e dadaiste: DADA, Le Pagine, SIC, Bleu, NOI, Atys, Avanscoperta - Tristan Tzara e Marcel Janco

Nel  1916 Enrico Prampolini  incontra a Roma Tristan Tzara, che era venuto in Italia per conoscere Alberto Savinio ed allacciare relazioni con giovani scrittori ed artisti italiani che si andavano raccogliendo intorno a riviste italiane appena nate. Da questo incontro prendono avvio, attraverso una fitta corrispondenza epistolare, le collaborazioni tra artisti italiani, quali Filippo De Pisis, Francesco Meriano, Nicola Moscardelli, Giuseppe Raimondi, Maria d'Arezzo, Gherardo Marone, Julius Evola, Alessandro ed Enrico Prampolini, e i protagonisti del gruppo dadaista di Zurigo, Tristan Zara e Marcel Janco. Lo scambio di idee si materializza con la pubblicazione di testi, opere d'arte nelle riviste italiane e dadaiste, in particolare Le Pagine, Sic, Noi, Bleu e Dada.

2a - Le Pagine 1916/1917.
La rivista, fondata nel giugno 2016 da Maria D'Arezzo, NicolaMoscardelli, Giovanni Titta Rosa, pubblicata prima a L'Aquila (Numeri 1 e 2 Giugno-ottobre 2016), poi a Napoli (numeri dal 3 al 13, Novembre 2016 – Novembre 2017) fu tra le prime riviste italiane collegate alle avanguardie europee ad accogliere i contributi dei dadaisti e dei futuristi. 


Le Pagine (1916-1917) Ristampa dell'opera completa, a cura di Marilena Pasquini. Bulzini editore, Roma  2000

Prima ancora della conoscenza personale tra Moscardelli e Tzara, che avverrà nell'estate del 1916, tramite Enrico Prampolini, i due intrattenevano una corrispondenza epistolare, iniziata con l'invio da parte di Tzara della sua prima opere poetica, La première aventure céleste de Monsieur Antipyrine con xilografie di Marcel Janco.
A partire dal 1917 Tristan Tzara sarà presente nella rivista con La grande complainte de mon obscurité e Mouvement (Anno II, Num. 6, Febbraio 1917, pp 85-86); La géant et le lépreux du paysage  (Anno II, Num. 7, Marzo 1917, pp 101-103); Mouvement Dada, Marcel Janco (Anno II, Num. 11, Luglio 1917, pp 101-103.
Nel numero di Aprile 2017 la rivista ospiterà la riproduzione di un'opera di Marcel Janco, altro principale protagonista con Hugo Ball, Hans Arp, Tristan Tzara  della nascita del Dadaismo.

Disegno originale ad inchiostro di Marcel Janco dedicato a Nicola Moscardelli.

Nella riproduzione sulla rivista l'opera venne erroneamente indicata come Incisione (linoleografia). Il catalogo dell'opera grafica di Janco (Marcel Janco. Das Graphiscche Werk. Catalogue Raisonné. A cura di Michael Ilk, Berlin, 2001) fa riferimento a questo errore. A pagina 80 del Catalogo ragionato viene descritta la linoleografia n. 23 (Senza titolo), riprodotta anche nelle dimensioni originali alla pagina 40, dichiarando l'esistenza di un disegno originale, abbastanza simile, inviato effettivamente a Nicola Moscardelli per la rivista Le Pagine. Della linoleografia n. 23 il catalogo dichiara esserne noto un solo esemplare: probabilmente si tratta di quello dedicato a H. Ball che illustra la poesia di Tristan Tzara (Circuit total par la lune et par la couleur, poème par Tristan Tzara pour Marcel Janco.

 

 

Michael Ilk, Marcel Janco, Das Graphische Werk. Catalogue raisonné. Rohr Druck,

Kaiserslauten, 2001

 

 


Prampolini, grande amico di Moscardelli, anche lui aderente al movimento futurista, pubblica tre opere sulla rivista: Assoluti plastici (forme della sensibilità), Le pagine, Anno II, num. 6, pag. 92; Costruzione elicoidale (cavallo, uomo), Le Pagine, Anno II, num11, pag. 172 e  una xilografia, senza titolo e non firmata, nella pagina che pubblicizzava il nuovo libro di Moscardelli, Gioielleria notturna.

                   

Tre opere di Prampolini (xilografie) pubblicate sulla rivista Le Pagine

 

 

Oltre ai già citati Maria D'Arezzo, Nicola Moscardelli, Giovanni Titta Rosa, Tristan Tzara, Marcel Janco, Enrico Prampolini, altri collaboratori della rivista sono stati Filippo De Pisis, Mario Ponzio di San Sebastiano (Nato nel 1999 fu un intellettuale, pubblicista e poeta, trai firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1925), Pietro Gigli (nato nel 1897, con lo pseudonimo futurista di Jamar 14, parteciperà negli anni '20/'30  alle manifestazioni futuriste, con testi paroliberi), Francesco Meriano (nato nel 1896, aveva fondato e diretto dal giugno 1916 al 1920, la rivista futurista La Brigata. Negli stessi anni  aveva  tenuto una corrispondenza epistolare con Tristan Tzara), Arturo Onofri (nato nel 1885), Ugo Tommei (nato nel 1894, strinse contatti con il gruppo futurista della rivista Lacerba, di cui fu collaboratore.  Partecipo alla Prima Guerra Mondiale e il suo corpo risultò disperso in combattimento. Marinetto lo inserisce nell'elenco, da lui redatto, dei "Futuristi morti in prima linea") e lo scrittore croato Vladimir Cerina.

 

                         

2b - SIC. Sons Idées Coleurs Formes (1916-1919)

La rivista,  una delle pubblicazioni più importanti dell'avanguardia artistica francese, fu fondata e diretta dal poeta e artista Pierre Albert-Birot a Parigi. Pubblicata dal gennaio 1916 al dicembre 1919, per un totale di 54 numeri, divenne da subito un punto di incontro tra cubismo, futurismo, dadaismo e primi fermenti surrealisti. Ospitò contributi di importanti scrittori ed artisti, tra cui: Guillaume Apollinaire, Tristan Tzara, André Breton, Louis Aragon, Pierre Reverdy, Jean Cocteau, Picabia e futuristi italiani: Gino Severini, Giacomo Balla, Enrico Prampolini, Gino Cantarelli, Fortunato Depero, Sebastiano Arturo  Luciani,  Luciano Folgore,  Francesco Balilla Pratella.

 

            

Due xilorafia di Enrico Prampolini pubblicate rispettivamente sul n. 17, May 1917 e sul n. 21.22, septembre-octobre 1917 di SIC

 

 


Pagina della rivista SIC, N°. 44 del 30 Avril 1919, dedicata alla nascita della Casa d'Arte Italiana fondata a Roma da Enrico Prampolini e dal critico d'arte Mario Recchi nel marzo 1919

 

 

 

 

 

2c - NOI. Raccolta internazionale d'arte di avanguardia 1917-1925

 

Cartolina postale originale della Rivista NOI, Roma 1917

 

Nel  1917  Enrico Prampolini fonda, insieme allo scrittore BinoSanminiatelli (Firenze, 1896 - Greve in Chianti, 1984),  la rivista futurista Noi, aperta alla tematica dadaista, costruttivista e Bauhaus. (Prima serie 1917-1920 e seconda serie diretta dal solo Prampolini con Julius Evola redattore, 1922-1925)

 

 

NOI, Num. 1. Ristampa anastatica. SPES (Studio per Edizioni Scelte), Firenze, 1981

 

 

 

NOI, Seconda serie (1922-1925), Primi quattro fascicoli originali

 

 

 

Circuit total par la lune et par la couleur, poèmepar Tristan Tzara pour Marcel Janco    inviato a E. Prampolini per la pubblicazione su NOI. [Riferimento: NOI, Raccolta n. 1.  Giugno, 1917 (Numero di saggio)

 

 

 

Luis Cardoza y Aragon, Luna-park. Poema. Instantanea del siglo 2X (Inviato a E. Prampolini per la pubblicazione su NOI

 


Francis Picabia, Macchina, [1918-1920]. Disegno originale inviato a E. Prampolini per la pubblicazione su NOI

 

Questo disegno non fu pubblicato sulla rivista NOI e resterà inedito fino al 1955, quando Vittorio Orazi lo inserirà nel suo articolo su Civiltà delle macchine (Vittorio Orazi, Le macchine liriche di Picabia. Civiltà delle macchine, Anno III, n. 4, Luglio-Agosto 1955, pag.77). Il disegno verrà esposto in una mostra del MACRO, Roma, 11 novembre 2016 . 15 gennaio 2017 (Laboratorio Prampolini a cura di Federica Pirani e Gianluca Riccio. Silvana editoriale, 2016)

 

 

 

Paolo Buzzi, Boccioni. Poesia autografa pubblicata sul nel primo numero della rivista del giugno 1917

 

Pierre Reverdy, Révolte d'amiraux  (Je travaille pour quelqu'un). Poesia autografa inviata per la pubblicazione su NOI. Questa poesia fu inviata a Prampolini in occasione della pubblicazione del libro di poesie di Pierre Réverdy “Le voleur de Talan” (Ruillère Frères, Avignon, 1917) di cui nel numero 1.2 del febbraio 1918 di Noi veniva annunciata l'uscita. Nell'occasione vennero inviate due poesie per cui questa non verrà pubblicata, mentre verrà pubblicata l'altra poesia “Voyage”

 

 

 

2d – BLEU. Rivista dadaista (1920-1921)

 

Bleu è la prima rivista dadaista pubblicata in Italia. Esce a Mantova, fondata da Aldo Fiozzi e Gino Cantarelli. In tutto vengono pubblicati tre numeri (Giugno 1920, agosto-settembre 1920, gennaio 1921, formato cm 37x25): uno con testata di colore bleu (6 pagine), uno verde (9 pagine) e uno rosso (sei pagine)

Julius Evola, dopo aver tentato invano di fare della rivista Noi di Prampolini l'organo di diffusione del dadaismo in Italia, si affianca, su consiglio di Tzara, ai fondatori di Bleu diventando il finanziatore del terzo numero (I primi due numeri erano stati finanziati da Cantarelli).

 

 

BLEU nn. 1, 2 e 3. Ristampa anastatica 1970, Archivi d'Arte del XX Secolo, Roma. Gabriele Mazzotta Editore, Milano

 

 

 

 

Enrico Prampolini, (Costruzione assoluta) Due pesi otto misure. Opera presentata alla Mostra Internazionale d'Arte Moderna di Ginevra, 23 dicembre 1920 – 25 gennaio 1921 [Riproduzione da BLEU, num. 3, Gennaio 1921]

 

 

2e – DADA. Recueil d'art et de literature, Zurigo e Parigi, 1917-1921

 

Il Dadaismo nasce a Zurigo mercoledì 5 febbraio 1916.Hugo Ball, scrittore, poeta e regista teatrale e la sua futura moglie, la cabarettista Emmy Hennings aprono il Voltaire, (in seguito verrà chiamato Cabaret Voltaire) al n.1 della Spiegelgasse. Il locale offriva uno spazio per 50 persone. Il calendario delle iniziative prevedeva letture, esecuzioni musicali, poesie sonore e performance. Insieme alla coppia troviamo Hans Arp, Marcel Janco, Tristan Tzara, Richard Huelsenbeck e altri artisti e scrittori svizzeri.

Il primo numero della rivista DADA viene pubblicato nel Luglio 1917, un mese dopo la prima pubblicazione di NOI, (DADA 1,  Requeil littéraille et Artistique, Jullet 1917). In totale verranno pubblicati 7 numeri compresi Anthologie Dada (numero 4.5), Bulletin Dada (numero 6) e, da ultimo, DADAphone, numero 7 pubblicato a Parigi nel 1920

 

             

 

Enrico Prampolini inizia la collaborazione fin dal n. 1 della rivista DADA (1917)

 

 

Enrico Prampolini Xilografie pubblicate sui primi numeri della rivista DADA: nn. 1 (Luglio 1917), 2 (dicembre 1917), 3 (dicembre 1918)

 

 

 

Luciano Folgore, cartolina postale autografa indirizzata ad Alessandro Prampolini(Vittorio Orazi), datata, Ravello 8-8-921. "Volentieri pubblicherei qualcosa di mio su Atys, ma mi dica se faccio ancora in tempo a mandare."

 

 

La rivista Atys, cui fa riferimento Folgore nella lettera a Prampolini,  fu pubblicata a Roma tra novembre 1918 e dicembre 1921. La rivista - fondata e diretta da Edward Storer (1880-1940), poeta e traduttore inglese, che raggiunse l'Italia nel 1916 - fu caratterizzata da una critica feroce contro il progresso industriale e tecnologico. La rivista si occupava di arte e letteratura internazionale, puntando alla creazione di una comunità di artisti d'avanguardia. Fra i collaboratori c'erano artisti e scrittori  inglesi, americani, italiani, tedeschi e francesi. Particolarmente attenta agli sviluppi del dadaismo, si avvicinò alla rivista Bleu dei dadaisti mantovani.

Alessandro Prampolini aveva iniziato la collaborazione con Luciano Folgore sin dal 1916 alla rivista "Avanscoperta". La rivista, fondata da Luciano Folgore, aveval'obiettivo  di fornire informazioni sull'arte e sui movimenti d'avanguardia italiani ed europei. Osservando, in particolare, i 4 numeri della Prima serie, pubblicati a Roma dal novembre 1916 al maggio 1917, si registra l'assidua frequenza di interventi dei fratelli Prampolini, Paolo Buzzi, Luciano Folgore, Carlo Carrà, Nicola Moscardelli, Giovanni Titta Rosa, Maria D'Arezzo, artisti e scrittori che confluiranno nei mesi successivi nelle riviste Le Pagine e Noi, delle quali Avanscoperta può essere quindi considerata a tutti gli effetti l'anticipatrice.

 

 

 

In questo contesto Enrico Prampolini con la sua rivista NOI costituisce un ponte tra le Avanguardie italiane ed europee: Dada, Bauhaus, De Stijl,  partecipando alle mostre zurighesi del movimento dadaista, e collaborando alla rivista  Dada.  

Non mancano comunque contrasti con i dadaisti, in particolare, Prampolini, dopo il primo numero della rivista «Dada», accusa Tzara di plagio nei confronti dei futuristi. E, ancora, su NOI del Gennaio 1919 a proposito di una nuova pubblicazione  della Collezione Dada di Zurigo: Poèmes par Tristan Tzara, 10 Gravures par Hans Arp scriverà: “Il dadaismo creato da Tristan Tzara è un residuo di romanticismo attraversato da una corrente di futurismo italiano mal compreso”.
E, ancora, nel numero 5.6.7 di NOI a proposito del numero 3 di DADA: “L'apparente spregiudicatezza dell'impostazione tipografica dell'ultimo numero di Dada, si trasforma in una sarabanda cartellonistica da campionario illustrato, a completo detrimento dell'opera dei singoli autori, siano essi poeti o pittori. Lo scopo della rivista, per una chiara esposizione di prose e poesie, disegni e pitture, manca assolutamente. E così che non possiamo apprezzare lde prose del Savinio, Sbarbaro, le poesie di Birot Dermèe, Reverdy, Hudobro, Tzara, i disegni di Picabia, Prampolini,, Richter, Janco, Segal, Arp. [non firmato, ma Vittorio Orazi]

Della questione fornisce una esaustiva analisi Hans Richter, artista e scrittore dadaista, il quale nel suo fondamentale libro Dada: Arte e Antiarte  sostiene:

“Noi eravamo convinti come tutti i neonati che il mondo cominciasse con noi, e in effetti avevamo invece inghiottito il Futurismo con tutte le sue radici che però nel corso della digestione avevamo risputato completamente. Lo slancio giovanile, l'attacco diretto e aggressivo della pubblica opinione, il gusto della provocazione, erano pure tutti prodotti del Futurismo, come erano le forme letterarie nelle quali si rispecchiava: il manifesto e la sua struttura visiva. Già alcuni anni prima troviamo nel Futurismo l'impiego arbitrario della tipografia: il compositore si muove sui fogli da stampa verticalmente, orizzontalmente, diagonalmente, mescola tutti i caratteri e aggiunge a capriccio ornamenti e disegni dalla cassetta dei caratteri.” [Hans Richter, DADA Arte e Antiarte. Gabriele Mazzotta Editore, Milano 1968]

 

 

Tristan Tzara, Sept manifestes dada. Éditions du Diorama, Jean Budry & Co., Paris 1924 (Edizione originale con dedica autografa a E. Prampolini)

 

 

Marcel Janco, Lettera autografa a Enrico Prampolini.Bucarest [1922] “Poiché so che i vostri numerosi impegni vi impediscono di occuparvi di noi, inizierò io stesso a inviarvi qualcosa.
Ecco la mia “nuova architettura” che ho rifatto per voi sulla base di un disegno del 1920, quando ho sperimentato per la prima volta in Svizzera il modernismo in architettura prima di tutti i miei contemporanei. Le invio anche un articolo che la prego di tradurre e pubblicare su NOI o altrove, per il pubblico interessato ai nuovi movimenti.”