Arti applicate. Una collezione

I vestiti, gli oggetti, gli arredi e i gioielli presentati in questa sezione danno un'idea di quel “gusto Gualino, modernista e sperimentale che è stato un modello per molti anni” (Fagiolo dell'Arco).
I preziosi “frammenti” della collezione privata Gualino “sono quelli rimasti nell'ultima casa abitata da Cesarina Gualino a Roma; sono oggetti di epoche diverse, alcuni finora rimasti senza autore. Il fatto che Cesarina li abbia conservati durante la sua lunga vita significa che essi avevano un ruolo importante nella memoria, simboleggiavano le passioni degli anni della giovinezza e avevano irradiato bagliori di piacevoli ricordi negli anni della vecchiaia” (Maria Paolo Maino in Cesarina Gualino e i suoi amici).

Dopo gli inizi rappresentati dal castello di Cereseto con tutto il suo corredo di arredi autentici o ricreati, e dunque dall'amore per il Medioevo, Riccardo e Cesarina, grazie all'amicizia con Lionello Venturi, Felice Casorati e Gigi Chessa si aprono al gusto moderno. Come ricorda Riccardo in Frammenti di vita (Mondadori, 1931) Lionello Venturi “mi fece capire, senza dirmelo mai, la illogicità di un uomo che ha una vita dinamica fervente irrequieta continuamente tesa verso il nuovo e l'audace, e che si addormenta fra decorazioni antiche e ricostruzioni del passato”.
Sarà soprattutto Casorati, cui viene affidata la ristrutturazione della casa di via Bernardino Galliari e la costruzione del teatrino privato, insieme ad Alberto Sartoris, a portare una ventata di modernità nel cenacolo gualiniano. Per le loro case e il teatro Casorati creerà arredi neri e lucidi, dallo stile semplicissimo e geometrico, che Enrico Paulucci descriveva su Casabella del 1930 in questo modo: “gli ambienti creati da Casorati come la camera per ragazzo, la camera da bagno, la sala per scuola di danza, sono stati eseguiti sin dal 1924, e costituiscono quindi una delle prime realizzazioni di architettura d'avanguardia realizzate in Italia”.
Anche Cesarina, eclettica e frenetica nelle sue numerose attività artistiche, realizzò dei mobili, quelli per la casa di Sestri Levante nel 1929: poltrone, credenze, tavole e tavolini  furono eseguiti dalla celebre FIP (Fabbrica Italiana Pianoforti) su suo progetto.
I due mecenati e collezionisti furono inoltre assidui frequentatori delle più importanti rassegne dedicate alle arti applicate, come le Biennali di Monza del 1923, 1925 e 1927. Proprio all'ultima biennale tra l'altro “il gruppo di Gualino si presentò compatto, unitario nella concezione, nella 'via dei negozi' con gli interventi di Casorati, Sartoris, Menzio, De Abate, Chessa, Sobrero e tale criterio  risultò vincente in una Biennale che si presentava ancora con linguaggi confusi” (Il decò in Italia di F. Benzi, Electa 2004).
Meta preferita dei Gualino durante gli anni Venti fu anche e soprattutto Parigi: il laboratorio Service sans Doctrine dove Cesarina acquista nel 1923 una tunica di Raymond Duncan e, per i mobili, DIM (Decoration Interieure Moderne), la Compagnie des Arts Français di Louis Sue e André Mare, Leon e Maurice Jallot (arredi per lo studio di Sestri), l'atelier di Emile Jacques Ruhlmann, lo studio di Jacques Adnet dove Cesarina acquista un mobile di legno di palma nel 1927.

Nel catalogo relativo a questa sezione (Una collezione d'arte applicata) il prezioso abito di Mariano Fortuny, le tuniche di Raymond Duncan, due spille di Afro in oro, corallo e brillanti, bellissimi specchi in argento, ottone, bronzo. E ancora libri e riviste di arte e design internazionale che contribuirono sostanzialmente alla formazione del sobrio, elegante, impareggiabile “gusto Gualino”.

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