H. Martin. "Alik Cavaliere". catalogo della mostra personale. Roma. Galleria La Medusa 1967

"Nonostante l’opera di Cavaliere faccia riferimento ad un processo di imitazione mimetica della natura. si rivela ad un successivo sguardo come un percorso che nega quell'immediato riferimento alla Natura romantica del XIX secolo e a quel mondo campestre vegetale ancora autentico. Ed è il medium usato per rappresentare questa dimensione a congelare. raffreddare e distruggere. attraverso muffe bluastre. superfici metalliche lucide. spigolosità e durezza di forme. E’ il mezzo quindi a rendere astratta la sua opera. conferendole la possibilità di rappresentare qualcosa di diverso da se stessa. di rappresentare mele. pere. boccioli e foglie ma anche la memoria (intesa come ricordo). il lamento per la perdita della terra e del tipo di cultura legata al contatto con essa. un punto di vista alternativo della natura inteso come una delle possibili risposte al mondo moderno. Infatti i suoi fiori. disposti quasi geometricamente come se venissero da un giardino di Robbe-Grillet. crescono direttamente dai loro steli. come se il cespuglio-base non fosse neanche stato preso in considerazione e mettono in mostra le loro radici: tendono dunque al surreale. all’astrazione".

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