Il labirinto del tempo
Introduzione dell'Autore al libro "Il Cretto Grande"
Edizioni Postcart, 2018
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"Abbandonata l'autostrada semideserta che da Palermo porta a Mazara del Vallo, e superate le ultime case di Santa Ninfa, si deve imboccare una strada malmessa, piena di buche, di fango e di frane, per raggiungere il vecchio insediamento di Gibellina, distrutto dal terremoto del 1968.
Percorsi pochi chilometri il Cretto di Burri appare di colpo, appena dopo una curva. È una visione impressionante, surreale. Un lenzuolo adagiato sul verde della collina. Burri ha trasformato la tragedia in opera d'arte. Ha compattato le macerie, ricalcando la mappa del paese distrutto, e poi le ha ricoperte di cemento. Ha compiuto un esercizio di cristallizzazione della memoria e del dolore. Ne è scaturita un'orma, come un sudario sulle macerie di quel piccolo borgo. Il Cretto è pura magia.
Bisogna andarci, immergersi in quelle strade accennate, accarezzare la materia di cui è fatto, ascoltare il silenzio del vento. Solo così si riesce a cogliere appieno la forza che emana dal luogo. Racchiude in sé molti significati. È labirinto, architettura, monumento. Nasconde i resti di una città , ma non si ha mai la sensazione di trovarsi davanti ad una pietra tombale. È un sogno, piuttosto. Un viaggio nella memoria del tempo che traghetta un ricordo verso il futuro.
Il Cretto è materia.
È cemento. Ruvido, poroso. Con le pareti non levigate, perché così le ha volute l'artista. La fisicità del luogo sembra quasi avvolgerti mentre ti perdi al suo interno. È un elemento fondante. Il colore quasi uniforme, gli angoli smussati degli incroci che sembrano tutti identici. La materia coagula le sensazioni. Senti il bisogno di toccare, accarezzare, fonderti con quelle pareti.
Il Cretto è tempo.
Un tempo congelato ma anche subìto. Gli anni hanno creato delle ferite. La superficie si è spaccata, è uscito il ferro dell'anima interna. Sono cresciute qua e là delle piante. Il cemento si è trasformato, ha preso vita. Come se quel luogo avesse un suo vigore interiore che preme per uscire all'esterno. Tempo vuol dire anche vecchiaia. Un velo di grigio ammanta il biancore originario. La muffa si insinua e incide dei segni sulle pareti con le sue lunghe strisce di nero. Come il volto di un uomo rugoso e imperfetto."

