Il Teatro di Torino e il Teatrino di Via Galliari

IL TEATRO DI TORINO
Le persone più influenti nello sviluppo dell'idea di creare un teatro furono per i Gualino il critico d'arte Lionello Venturi, la danzatrice Bella Hutter, il pittore e designer Gigi Chessa e il musicologo Guido M. Gatti. Il gruppo così composto usava riunirsi nel castello di Cereseto intorno al 1924, per discutere l'idea della creazione di un "teatro d'arte o d'eccezione", al pari di quelli di Vienna e Parigi come il Théatre des Champs-Élysées e il Théatre du Vieux-Colombier. Questi teatri, di dimensioni contenute, rigettavano le logiche del mercato e del profitto, intendendo piuttosto proporre le pièce più innovative delle scene europee.
Intanto Gualino aveva acquistato il vecchio fatiscente Teatro Scribe, facendolo restaurare dagli architetti Charbonnet e Ruffinoni e decorare da Gigi Chessa. Gatti, fu nominato direttore della bellissima sala dai toni tabacco scuro e caffelatte e tecnicamente all'avanguardia.
L'inaugurazione ufficiale avvenne il 26 novembre 1925 con L'Italiana in Algeri di Rossini.
Nelle prime due stagioni il Teatro venne anche dotato di un'orchestra stabile di settanta elementi, diretta da Vittorio Gui, fatto eccezionale considerata l'assenza nell'Italia di allora di orchestre stabili.
La direzione del teatro di Gatti percorreva due linee fondamentali: da un lato la produzione moderna, dall'altro quella antica e settecentesca, con esclusione dell'800 romantico e verista.
Novità assolute per l'Italia furono gli spettacoli dei nuovi maestri della regia in Europa: il russo Aleksandr Tairov e i francesi Gaston Baty e Georges Pitoëff del noto Cartel des Quatre (il terzo, Louis Jouvet, era atteso per l'abortita stagione 1930-1931) oltre a Jacques Copeau.
Tra i tantissimi spettacoli di prosa, danza, lirica, repertorio sinfonico e cameristico degni di menzione, alcuni in prima assoluta non solo per  Torino ma per l'Italia intera, si ricordano le commedie di Luigi Pirandello eseguite dalla compagnia di Marta Abba; le rappresentazioni del Teatro della Pantomima Futurista diretto da Enrico Prampolini e l'inedita Luci veloci di Marinetti; la memorabile anticipazione de La veglia dei lestofanti, ovvero L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht in traduzione italiana (due anni dopo la prima berlinese nel  1928); i celeberrimi Ballets Russes di Sergej Djagilev. La musica con Ravel, Debussy, Schönberg  e prime assolute di Igor Strawinsky; l'opera Così fan tutte di Mozart nell'allestimento di Kommissarzèvskij, le Sette Canzoni di Gian Francesco Malipiero e ancora Strauss, Gluck, Rossini e Pizzetti.
Fondamentale fu poi l'apporto dato alle arti coreutiche: si esibirono al Teatro di Torino i maggiori esponenti della danza mondiale (il flamenco di Vicente Escudero, le danze indiane di Udai Shankar, quelle giavanesi di Mas Jodjana) e soprattutto esponenti della danza libera cui Cesarina e le sue amiche Bella e Raja Markaman si erano ispirate per i loro spettacoli. Quindi Mary Wigman, Loïe Fuller, gli allievi di Jacques Dalcroze della scuola di Hellerau, Alexandr e Clotilde Sakharov.
Oltre a tutto ciò letture poetiche, musica popolare, il Teatro Habima di Tel Aviv; gli spirituals, la musica afroamericana  e soprattutto le prime prove jazz con l'orchestra Jack Hylton and his boys che andava esaurendo i teatri di tutta Europa; la musica sperimentale e persino la giovane nascente arte cinematografica con il cinema surrealista di Painlevé e le provocazioni dada di Man Ray.
Il Teatro inoltre offrì spesso concerti gratuiti dedicati ai giovani degli istituti, dei collegi e delle università.
Il Teatro cessò l'attività nel 1930, dopo tribolazioni finanziarie e perdite ingenti.

Gli spettacoli finanziati da Gualino suscitarono un interesse vastissimo: del Teatro di Torino parlarono 275 testate nazionali e internazionali, mentre le stagioni torinesi divennero un punto di riferimento per la cultura musicale e teatrale italiana.
Il progetto di Gualino fu in definitiva quello di portare a conoscenza della cultura italiana la straordinaria trasformazione che le arti avevano subito a cavallo tra Otto e Novecento, con il superamento della cultura tardoromantica, il verismo e il naturalismo. Fu, come scrisse Marziano Bernardi, allora capo dell'ufficio stampa di Gualino, poi per decenni critico d'arte della Stampa, “un teatro di straordinaria informazione culturale, che sembrava voler dire a Torino ed all'Italia: ‘Ecco, vedete, da quarant'anni in Europa e in America si pensa e si crea così, il pubblico segue e capisce, e voi, cari amici, non ne sapevate nulla'”

IL TEATRINO DI VIA GALLIARI
Il progetto e le decorazioni interne del teatrino privato, annesso all'abitazione di Riccardo e Cesarina, in via Galliari 28 a Torino - vagheggiato dai Gualino fin dall'inizio degli anni '20 - furono concepiti dall'architetto Alberto Sartoris e dal pittore Felice Casorati intorno al 1924, mentre i lavori degli interni vennero ultimati solo all'inizio del 1925.
Della serata inaugurale del 27 aprile del 1925 rimane un prezioso libretto, Agli ospiti del Teatro Gualino.
Il Teatrino offrì un numero non alto di concerti da camera, di esibizioni coreutiche di Bella Hutter e Raja Markman e della loro scuola, cui si univa talvolta Cesarina Gualino, e di pochi spettacoli di prosa.
I padroni di casa rivolgevano gli inviti - realizzati dagli artisti della cerchia come Felice Casorati e Gigi Chessa  - ad un pubblico di ospiti scelti tra i membri dell'alta borghesia torinese e degli intellettuali. In alcuni casi, gli appuntamenti allestiti presso il teatrino valsero per alcuni artisti come banco di prova in parallelo rispetto all'esibizione 'pubblica' e ufficiale sulle scene del Teatro di Torino.

Il materiale raccolto nel catalogo relativo a questa sezione (Il teatro. Inviti, libretti, materiale vario) fa riferimento non solo a libretti, opuscoli ed ephemera legati ai due teatri Gualino, ma anche a "reperti" provenienti da teatri di tutto il mondo, i famosi teatri "d'arte" o "d'eccezione" frequentati da Cesarina e Riccardo alla ricerca di spunti interessanti, idee innovative e artisti da coinvolgere.

Le informazioni sono tratte da "ll Teatro di Torino di Riccardo Gualino (1925-1930)" di Stefano Baldi, Nicoletta Betta, Cristina Trinchero. LIM, 2014

 

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