Lamberto Pignotti e il Gruppo 70: la nascita della Poesia visiva in Italia

Il Gruppo 70 prende le mosse da due importanti convegni che all'inizio degli anni Sessanta portarono una ventata di aria nuova nel clima culturale fiorentino prima, e nazionale poi. Si tratta di Arte e comunicazione, svoltosi al Forte Belvedere dal 24 al 26 maggio 1963 e Arte e tecnologia, sempre nella stessa sede nel giugno del 1964.
Il dibattito sulla poesia, abbastanza acceso già dalla fine degli anni Cinquanta, in particolare su riviste quali Chimera, Quartiere e Letteratura a Firenze, Officina a Bologna e Il verri a Milano, tendeva al superamento del neorealismo del dopoguerra, in direzione di un nuovo rapporto poesia-società.
Il passo decisivo della nuova avanguardia può essere rintracciato nella posizione di Lamberto Pignotti, principale teorico e animatore del Gruppo 70, che a proposito del linguaggio poetico affermava con forza che non esistono un lessico e una sintassi poetica, in quanto la poeticità non risiede all'interno di elementi linguistici, ma nella finalità e nel significato. Nei due convegni fiorentini questi temi vengono ampiamente discussi, giungendo al termine del secondo convegno alla definizione dei punti fondamentali di quella che verrà in un primo momento chiamata Arte tecnologica ma che in realtà costituisce il tronco su cui si innesta la Poesia visiva.

In quello che può essere definito il manifesto dell'Arte tecnologica, illustrato da Pignotti nel convegno del 1964, vengono sintetizzate le caratteristiche che essa deve assumere:

- il rapporto diretto fra operazione estetica e società tecnologica

- l'assunzione dei linguaggi tecnologici: linguaggio pubblicitario, giornalistico, la narrativa rosa, gialla e fantascientifica, il linguaggio umoristico, quello della moda, dell'oroscopo, i linguaggi logico-matematici-scientifici, il linguaggio della burocrazia, del commercio, dell'economia, del diritto e così via. Caratteristica di questi linguaggi è quella di essere veicolati dai mezzi di comunicazione di massa, di avere una circolazione autonoma molto larga e di tendere progressivamente a rimpiazzare il linguaggio comune

- l'interdisciplinarietà, l'interartisticità

- l'urgenza di nuovi e più potenti mezzi di diffusione. Essendo quella tecnologica un'arte che assume i problemi e i modi della società di massa, è naturale che essa avverta la limitatezza dei veicoli di diffusione fin qui impiegati dall'arte. L'arte tecnologica, o di massa, non intende affatto adeguarsi passivamente al gusto di massa, essa cerca al contrario di imporre un suo gusto inserendosi attivamente in un contesto in cui cultura di massa significhi effettivamente cultura democratica

- l'Arte tecnologica va certamente messa in relazione alla “nozione di uomo” che si sta sempre più profilando.  Non è una nozione di uomo aristocratico-idealista, nozione tardamente e quindi falsamente umanistica, che divide aprioristicamente l'élite dalla massa. In ogni uomo coesistono, variamente stratificati, livelli elitari e livelli di massa.

Su queste basi si identifica anche la Poesia Visiva, che in una intervista di quegli anni, Pignotti  definiva come “una poesia che ricerca dei rapporti fra materiale verbale e materiale visivo, ambedue i materiali per lo più tratti e ‘rigenerati' da quotidiani e rotocalchi, strumenti di informazione di largo consumo. In breve si può dire che la poesia visiva di oggi – e qui se ne scorge chiaramente l'ascendenza dal tronco della poesia tecnologica, cui in fondo appartiene – tende a capovolgere di segno i messaggi della comunicazione di massa (giornalismo, pubblicità, fumetti, ecc.) che puntano al rapido consumo delle informazioni. La poesia visiva ironizza e contesta proprio tale processo che presuppone e alimenta la passività di chi riceve l'informazione: da qui la sua portata insieme estetica e ideologica”.

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