FEROX: L'ARCHIVIO DIMENTICATO

Dopo aver scoperto, negli anni '40, un gruppo di meteoriti nelle Alpi svizzere degli scienziati hanno lanciato un progetto di ricerca avanzata per determinare le origini delle misteriose macerie. Dopo alcune verifiche hanno rivelato che il materiale viaggiava sulla Terra da Ferox, una terza luna di Marte non ancora scoperta. Con il finanziamento dell'IEMS gli scienziati hanno inviato i primi Rovers su Ferox, conducendo esperimenti critici e raccogliendo dati sulle caratteristiche dei meteoriti. Questi studi sono andati avanti per anni, fino a quando la ricerca non fu interrotta a causa di gravi tagli di bilancio. Nonostante il blocco dei finanziamenti una massiccia raccolta di dati, immagini e testo è stata meticolosamente archiviata per decenni. Per diffondere la consapevolezza sulla terza luna di Marte, l'artista Nicolas Polli ha creato un sito web open source per far si che chiunque possa accedere ai materiali, recentemente pubblicati in un ampio libro di ricerca. La storia di Ferox è incredibilmente avvincente e importante per la ricerca spaziale, ma c'è solo un inghippo: niente di tutto questo è reale.
Con l'aiuto di scrittori e scienziati, Polli ha fabbricato l'intero archivio Ferox nel suo studio, creando immagini che imitano l'estetica delle fotografie scientifiche, l'imaging Ranger e la documentazione di laboratorio. Il discorso scientifico rimane relativamente inaccessibile alle masse, Polli ritiene che l' accettazione delle informazioni che riceviamo, specialmente attraverso le immagini, debba essere messa in discussione.
Il suo progetto "Ferox, the Forgotten Archives" incoraggia gli spettatori a fidarsi della loro criticità, a non accettare ciecamente le informazioni che vengono fornite.
In questa intervista Polli parla a LensCulture del suo interesse per le "false notizie" e del perché questo progetto sia importante per farci sviluppare il dissenso con esso.

LensCulture: Puoi darmi qualche informazione su come hai sviluppato questa narrativa, come hai iniziato e come sapevi quando fermarti?
Nicolas Polli: Per questo progetto ho iniziato a creare delle domande a cui dovevo rispondere, che hanno poi portato a molte altre domande a cui era necessario rispondere. Alla fine ho dovuto concludere, altrimenti sarebbe andato avanti all'infinito, quindi ho completato il progetto con un escamotage: alla missione non era più concesso un budget. 

LC: Come ti è venuta l'idea? Stavi guardando altri archivi o da qualcos'altro?
NP: Stavo guardando gli archivi della NASA e del CERN quando sono diventati pubblici, e mi interessavano le caratteristiche e gli elementi particolari di ogni immagine. Vedi come sono giocosi gli scienziati e come le cose sembrano spesso messe in scena. Avevo pensato di utilizzare gli archivi originali per un progetto, poi ho pensato che sarebbe stato ancora più interessante creare il mio mondo e archiviarlo.

LC: Perché questa indagine sul modo in cui interagiamo con gli archivi è così importante?
NP: Sono stato interessato al fenomeno globale delle "notizie false" per qualche tempo, specialmente per quanto riguarda il loro rapporto con la fotografia. È un momento delicato in cui crediamo in qualcosa perché è una fotografia. Usare la fotografia è perfetto per giocare con l'idea di ciò che è reale e cosa non lo è, perché potremmo dire che la fotografia in sé non è reale - è solo una percezione che abbiamo della realtà e la registriamo per comunicare con gli altri. Non volevo necessariamente ingannare la gente. Volevo fornire loro una realtà in modo che potessero valutare il processo di realizzazione di qualcosa di falso, così da poter mettere in discussione il loro filtro per ciò che è reale e cosa non lo è.

LC: Quindi descrivimi il processo: vuoi che le persone passino attraverso questo lavoro, lo hai creato con l'intenzione che nessuno capisca che è frutto di una storia inventata.
NP: La scienza è un discorso che è ancora riservato a una piccola quantità di persone, e voglio cambiare questa cosa. Mi piace pensare a qualcuno che guarda il lavoro e lo pensa come un vero archivio. Se non interessati, possono andare avanti e crederanno sempre che sia reale. Ma se interessati, si porranno più domande. Mi colpisce come le persone arrivano a questo secondo stadio.
Con il libro, hai un primo livello di percezione in cui ti viene semplicemente presentato il materiale. Poi hai questa seconda fase di esame delle immagini, testo e dati, e inizi a guardare le piccole cose su ogni pagina. Mentre inizi veramente a guardare le immagini, vedi che ci sono alcuni elementi completamente strani. Tante persone non superano questo primo livello, probabilmente perché siamo abituati a esaminare rapidamente i materiali scientifici e accettarli senza comprenderli. 

LC: Quindi stai analizzando la nostra predisposizione ad accettare le notizie false così come le informazioni che arrivano dal mondo scientifico, a cui ritieni che ci avviciniamo con lo stesso processo di pensiero che accetta a-criticamente.
NP: esattamente. Penso che affrontiamo tutti i tipi di informazioni in questo modo. Mentre siamo bombardati, vediamo un'immagine e la accettiamo come reale perché non vogliamo scavare e analizzarla.
Con questo progetto, voglio spingere le persone verso quel secondo livello di analisi, dove crei uno strato di criticità tra ciò che vedi e ciò che percepisci come reale. Voglio che gli spettatori guardino a un livello più profondo, tornando alle immagini in un modo diverso. Non è necessariamente qualcosa che voglio spiegare ogni volta che viene mostrato il lavoro. Voglio mantenere la possibilità che il testo venga percepito come reale, così che stia al lettore credere che Marte abbia o no una terza luna.

LC: È chiaro che i nomi e le etichette che hai creato stabiliscono un senso di legittimità per l'archivio. Suonano ufficiali e reali. Parlami del processo di scelta di questi nomi e di come i titoli contribuiscono all'inganno.
NP: Marte ha due lune, che prendono il nome da cose legate alla guerra: è tutto molto aggressivo. Ferox significa "fame" in latino, e pensavo fosse un'aggiunta pertinente a questo gruppo.
L'IEMS è come la mia versione della NASA, è un'agenzia spaziale: “International Exploration for the Mars Surrounding”. Volevo creare un acronimo che suonasse bene, proprio come "NASA". Perché oltre ad essere riconoscibile, "NASA" è bello da pronunciare. Incorporare la parola "internazionale" legittima le cose per il pubblico. "Esplorazione" è un'altra parola che è importante per legittimare la scienza, quindi volevo essere sicuro di incorporare anche quello.

LC: Perché sei interessato a giocare con la nostra fiducia sulle immagini scientifiche?
NP: Era essenziale utilizzare la stessa estetica delle fotografie scientifiche e d'archivio. Ho trattato il materiale in un modo completamente diverso rispetto al solito. Mentre realizzavo immagini, come scattate da un robot su Marte, le ho scattate con una certa prospettiva e qualità in modo che apparissero autentiche. Tutto è stato fatto in modo che sembrasse reale. Nell'archivio questa idea nostalgica di immagini in bianco e nero, con lo scienziato all'interno del laboratorio, era estremamente importante. Nella nostra immaginazione collettiva l'immagine è ciò che legittima, anche se ci sta dando una piccola quantità di informazioni.

LC: Dove hai realizzato tutte queste immagini?
NP: Ho fatto quasi tutto nel mio studio, e altre immagini sono state scattate in posti come le Isole Canarie, dove le rocce sono strutturate in un modo molto particolare.

LC: Hai detto che hai lavorato con scienziati e altri esperti per assicurarti che tutto ciò che hai creato fosse il più credibile possibile.
NP: ho lavorato con due diversi geologi. Uno mi ha aiutato a creare immagini con un microscopio elettronico. Come immagini, non sono scientificamente interessanti, ma nel progetto diventano rilevanti perché attirano visivamente, e questo convince lo spettatore che sono reali anche se non hanno una vera spiegazione scientifica. Il secondo scienziato è un geologo che studia specificamente Marte. È stato davvero d'aiuto perché ho revisionato tutto con lui. Mi ha aiutato a identificare quali immagini si connettevano meglio alla vera ricerca scientifica. 

LC: Il libro è un'estensione interessante del lavoro perché sei riuscito ad incorporare molto testo. Parlami di come il tuo interlocutore interagisce con il libro..
NP: Ho sempre voluto che questo progetto fosse un libro e tutto è stato progettato per arrivarci.
Presentare questo lavoro come un libro è un'estensione dei due livelli - è un momento di privacy tra lo spettatore e l'informazione, perché il processo di attraversarlo richiede molto tempo. Dato che si tratta di un progetto complesso e di una grande pubblicazione, molti editori non si sono fidati, quindi ad un certo punto ho deciso di fare da solo e ho creato il mio falso editore - Ciao Press.

LC: Sia per il libro che per il sito web il tuo background nel design è cruciale. Il modo in cui l'archivio è disposto online è incredibilmente accessibile. In un certo senso questo progetto è una grande rappresentazione di tutte le tue abilità come artista, perché incorpora con successo ogni aspetto della tua pratica.
NP: E' stato interessante non dover concentrarmi su un campo specifico e invece utilizzare tutto ciò che amo per creare un progetto a 360 gradi.
La grafica ha un ruolo enorme. La scienza non riguarda solo le immagini: riguarda principalmente il testo e il modo in cui lo percepiamo e il modo in cui le immagini giocano con questo testo. Riguarda come è presentato. L'avvio di un database inizia con il testo. Allo stesso modo ho creato le immagini. Volevo che fosse semplice da usare per le persone, e penso che abbia funzionato!

 

Selezionato nella shortlist del Paris Photo/Aperture Foundation Photobook Award come miglior primo libro fotografico 

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L'intervista di  Cat Lachowskyj è stata pubblicata originariamente sul sito "LensCulture" e tradotta per la prima volta in italiano dalla Libreria Marini.

 

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