Ida Applebroog. Tra le lamelle di una persiana socchiusa
Autodefinitasi "generic artist" ​​e "image scavenger", la pittrice e pioniera femminista Ida Applebroog (New York, 1929 - New York, 2023) ha dedicato gli ultimi sessant'anni della sua vita all'indagine sulle dinamiche conflittuali delle relazioni umane. Ha esplorato temi quali la violenza e il potere, le politiche di genere, la sessualità femminile e lo spazio domestico, avvalendosi di immagini che richiamano stilisticamente il fumetto.
Applebroog crebbe a New York nell'ambiente fortemente autoritario di una famiglia ebrea ortodossa: "fin da giovane osservai come funziona il potere".
Tra il 1948 e il 1950 studiò grafica presso il New York Institute of Applied Arts and Sciences, per poi lavorare come unica donna in un'agenzia pubblicitaria; lasciò l'incarico dopo soli sei mesi, a causa delle continue molestie subite. Tra il 1965 e il 1968, ormai sposata e madre di quattro figli, frequentò la School of the Art Institute di Chicago.
Nel 1969 Applebroog fu ricoverata per depressione dopo essersi trasferita con la famiglia a San Diego, dove viveva in una condizione di isolamento domestico. Durante la degenza al Mercy Hospital di San Diego, iniziò a realizzare schizzi del proprio corpo nudo nella vasca da bagno dell'ospedale. La serie di 150 disegni di vagine fu esposta per la prima volta nel 2010, presso la galleria Hauser & Wirth di New York. Intitolata Monalisa (2009), la raccolta di disegni fu allestita su una grande struttura cubica in legno che evocava uno spazio domestico, ricoprendo sia l'esterno che l'interno.
Ida Applebroog, Monalisa, 2009
Al suo ritorno a New York nel 1974 Applebroog si unì al gruppo femminista Heresies Collective, collaborando con la curatrice Lucy Lippard e le artiste Joan Snyder e Pat Steir, e prendendo parteanche alla redazione della rivista del collettivo,Heresies: A Feminist Publication on Art and Politics.
Nel 1976 espone la sua prima serie, Galileo Works, presso il Women's Interart Center. I suoi progetti successivi affrontarono quei temi legati al potere, alla violenza e al genere, che resterrano i suoi principali spazi di osservazione, come dimostrano anche opere successive, come Modern Olympia (1997-2001).
Ida Applebroog, Modern Olympia (after Manet), 1997-2001
Verso la metà degli anni Settanta sviluppa la propria pratica artistica attraverso una serie di piccoli libri autoprodotti che invia per posta - vere e proprie messe in scena - Stagings -di immagini seriali a fumetti tutte identiche e presentate in sequenza, simili a flipbook o fotogrammi cinematografici - che spediva ad altri artisti, scrittori e conoscenti. Partendo da questi definisce uno stile immediatamente riconoscibile, caratterizzato da figure umane semplificate e dai contorni marcati, dove le scene narrative sono frammentate, non rappresentano né l'inizio né la fine di una storia.
Fortemente influenzata dagli studi svolti a Chicagol'artista si è concentrata sulla figura e sulle modalità di rappresentazione, attingendo a diversi sistemi narrativi - dalla televisione ai graffiti, fino al fumetto. Le sue vignette, sequenze e scene disegnate o dipinte — rese drammatiche dalla loro ambientazione (una finestra, uno schermo, un sipario, i limiti fisici di un pannello) — affrontavano spesso i dubbi che interferiscono con i meccanismi della comunicazione interpersonale: silenzi, vuoti, lacune, incongruenze e malintesi che costituiscono la realtà di un mondo "il cui significato è una perenne emorragia".
Ida Applebroog at Ronald Feldman Fine Arts, 1981Nel 1981, la sua prima mostra personale alla galleria Ronald Feldman Fine Arts presentò una serie di vedute realizzate a inchiostro rosso e Rhoplex su Mylar o carta velina. Questi pannelli ritagliati raffiguravano situazioni drammatiche - spesso di natura familiare - quali sessismo, omofobia, ansia o un senso di isolamento che si insinuava silenziosamente tra le lamelle di una persiana socchiusa. "L'artista propone una visione colta di sfuggita, quasi casualmente. Successivamente, le dimensioni dei pannelli mutarono e l'artista iniziò a utilizzare l'installazione per sperimentare diverse modalità di figurazione, impiegando anche più strati di materiali; ciò le consentì di includere e rappresentare ogni sorta di evento combinato insieme" ricco di informazioni contraddittorie, al fine di reinterpretare la realtà come un luogo di confini percepibili tra pubblico e privato, visibile e segreto, solitudine e partecipazione
Nell'arco della sua carriera ha partecipato a numerosi eventi internazionali, tra cui Documenta 8 e 13 a Kassel, rispettivamente nel 1987 e nel 2012. Il suo lavoro è custodito nelle collezioni pubbliche dei musei americani The Metropolitan Museum of Art, Museum of Modern Art, Guggenheim Museum, Whitney Museum of Art e altri.
Nel 2016 la figlia, la regista Beth B, co-fondatrice alla fine degli anni '70 dell'etichetta No Wave Underground Film - no-budget style of underground punk filmmaking - realizza un documentario sull'opera e la vita della madre chiamato Call Her Applebroog.
Trailer Ufficiale US - Call Her Applebroog

Ida Applebroog, installation view The Whitney Biennial, 1993, The Whitney Museum, New York NY
I titoli dell'artista disponibili nel nostro catalogo:
A Performance. 10 Books (Black Books), 1977-78 - Libro d'artista
A Performance. 7 Books (Blue Books), 1981 - Libro d'artista
Ida Applebroog, Galleria del Cavallino, Venezia, 1981 - Pieghevole della mostra
Ida Applebroog, Galleria del Cavallino, Venezia, 1985 - Pieghevole della mostra
Ida Applebroog, Ronald Feldman Fine Arts Inc., New York, 1987 - Pieghevole della mostra
Ida Applebroog. Nostrums. Paintings . Belladonna. A Film/Tape, Ronald Feldman Fine Arts Inc., New York, 1989 - Catalogo di mostra
Ida Applebroog: Happy Families (exhibition leaflet), Contemporary Arts Museum, Houston, 1990 - Pieghevole della mostra
Ida Applebroog: Happy Families. A Fifteen-year Survey, Contemporary Arts Museum, Houston, 1990 - Catalogo di mostra
Ida Applebroog, Independence Plaza, 1980, ink and Rhoplex on vellum. Installation view, Printed Matter, New York.
Fonti:
ArtReview
AWARE Woman Artists - Centre Pompidou
Hauser & Wirth
MoMA









