Into the Void

Creata tre anni fa, Void è una casa editrice indipendente che si è rapidamente affermata per la sua grintosa e singolare  filosofia che racconta la condivisione delle passioni e degli interessi dei suoi fondatori.

Nel mondo della fotografia contemporanea si vede spesso lo stesso lavoro girare di mano in mano, di festival in festival, di galleria in galleria, per mesi e mesi fino alle selezioni della stagione seguente che assegnano premi e mostre, incrementando la produzioni di libri. Sebbene il mercato del fotolibro abbia avuto un evidente boom, negli ultimi dieci anni, la crescita della domanda ha fatto però nascere e diffondere molti editori, di dubbia qualità, che realizzano prodotti insignificanti, rapidi, facili e redditizi. Qualche anno fa era differente. Camminando fra gli stand dei grandi festival dei circuiti europei, ci si sarebbe potuti imbattere in un duo magnetico, dietro ad un tavolo pieno di pubblicazioni, tutte emananti una profondità oscura attraverso misteriose copertine e complesse rilegature. I libri inizianano dalle loro copertine, disegnate come personaggi oscuri a pieno titolo, estratte, incise, scolpite dalle menti del piccolo team chiamato Void.

Con uno studio ed una galleria ad Atene, Void è diventata uno dei più interessanti nomi del panorama attuale, nonostante la sua giovane età. Fondato solo tre anni fa, il gruppo ha lavorato con artisti di fama internazionale, come Atoine d'Agata e Joan Fontcuberta, ma anche con progetti di artisti meno conosciuti, condividendo la passione per le pubblicazioni sperimentali. Sfogliando i testi di Void, non esiste una palpabile differenza fra quelli firmati dai più noti e quelli degli artisti emergenti, perché il sudore e l'impegno che viene riservato ad ogni artista, fa sì che ogni libro prodotto sia la miglior cosa possibile da pubblicare, facendoci dimenticare dell'importanza del nome in questione.


Certamente c'è un fil rouge che attraversa e lega la selezione dei fotografi pubblicati fino ad ora. Gli stili dei libri non sono uniformi, si va dalle fanzine e i giornali, alle copertine rigide in tela, ma ogni pubblicazione è perfetta per il lavoro che accoglie al suo interno, un perfetto ecosistema, che gli consente di vivere e respirare comodamente entro i confini delle scelte progettuali, che spesso comportano l'utilizzo di diverse tecniche di stampa come otto diversi tipi di carta, giusto, per creare un singolo oggetto.

I tre pilastri che hanno dato vita a Void sono Myrto Steirou, Sylvia Sachini e João Linneu, un trio di amici incontratisi in un workshop di fotografia, fra Parigi e Atene e che da subito ha trovato interesse l'uno per l'altro, condividendo un interesse per visioni elusive, oscure e allucinatorie. Nessuno di loro, prima di Void, aveva avuto un'esperienza nel campo dell'editoria, così, quando decisero di realizzare libri, vennero mossi solamente dalla loro passione. Cresciuto in Brasile, João si dilettava nella produzione e distribuzione di fanzine, prima di diventare designer ed emigrare in Europa. Anche Sylvia aveva lavorato per molto tempo nel marketing e nella comunicazione, mentre Myrto aveva studiato Scienze Politiche e relazioni internazionali, tutti e tre coltivando la passione della fotografia a fianco dei loro lavori ufficiali. Sylvia e Myrto vivono ad Atene e sono il volto pubblico dell'impresa per questo spesso li incontri nei maggiori eventi e festival, João lavora da remoto, da casa sua a Lisbona. Quando decisero di unirsi per creare libri, dovettero imparare tutto da zero, leggendo manuali e guardando tutorial su YouTube, partendo dalla zine e poi ramificandosi piano piano, fino ad approdare a modalità di produzione più ambiziose e articolate.

“Quando guardi le prime cose che abbiamo realizzato puoi dire tranquillamente che stavamo ancora cercando cosa veramente avremmo voluto realizzare insieme” spiega Myrto. Avevamo molti stili di riferimento che ci piacevano e quando ce ne piaceva uno in particolare provavamo a replicarlo, una rilegatura o piegatura che ci avrebbe potuto far distinguere, ad esempio. Abbiamo cercato fra tonnellate di fonti le istruzioni su cosa avremmo dovuto fare per ottenere quello che avremmo voluto fare”.  João aggiunge: “Penso che abbiamo imparato veramente molto da questa fase iniziale e cominciando dalla fanzine, abbiamo capito rapidamente una cosa ovvia, ovvero che avevamo bisogno di conoscere di più di questo ambito per sviluppare progetti più grandi. Gli errori sono importanti, noi non avevamo idea delle possibilità che c'erano. È stato il nostro personale training attraverso il fallimento che alla fine si è trasformato in successo. Penso inoltre che se fossimo venuti da un background editoriale, non saremmo mai stati così sperimentali con i nostri libri come lo siamo stati fino ad ora”.

Una delle pubblicazioni più interessanti di Void è quella prodotta in collaborazione con l'artista Oliver Pin-Fat, Meat.
Il libro è composto da più tipi di carta contenenti offset, serigrafie, stampe tipografiche, fotocopie, risografie e stampe digitali. Quando il trio portò il progetto presso una stamperia, venne immediatamente bollato come impossibile. La loro soluzione? Rilegare personalmente ogni singola copia, sovvertendo la tendenza generale dell'editoria attuale.

Quando per la prima volta ci dissero no, pensammo che forse era troppo complicato, dice Sylvia. “Ma quando immaginiamo un progetto in un determinato modo e ci viene detto che può essere economicamente sostenibile, solo scegliendo certi specifici tipi di carta, stampa e rilegatura, noi non ci possiamo giusto sottomettere a queste limitazioni, compromettendo la nostra visione”. João aggiunge: ”Noi siamo una casa editrice indipendente che si rivolge ad un tipo di fotografia specifica e non commerciale. Non solo i fotografi che noi scegliamo operano in una realtà alternativa – ma anche i libri che creiamo non sono necessariamente commerciali. Ogni nostra decisione deve sempre accordarsi con il lavoro del fotografo. Non vogliamo che le persone guardando i nostri libri pensino al compromesso che è stato fatto per limitazioni finanziarie. Troveremo sempre il nostro modo, anche se il “nostro modo” richiede più lavoro".

L'attenzione del gruppo ai dettagli e il rifiuto di scendere a compressi è il vero motivo per cui gli artisti si avvicinano a Void. A differenza di molti editori, questo gruppo non promette di creare repliche del dummy già realizzato da un artista. Al contrario, una volta che il fotografo ha piena fiducia in loro e nel loro lavoro, si avvia il processo per la creazione del libro che è una vera esperienza collaborativa. “La verità è che molte perone si rivolgo a noi perché sanno come lavoriamo. Loro possono vedere quello che abbiamo già fatto e si sentono sicuri che il nostro stile si potrà adattare a loro,” spiega Myrto. “Chiaramente noi rispettiamo il lavoro di un artista, ma se tu vieni da noi per creare un oggetto, è necessario che tu creda in noi e nel nostro design. Noi non siamo a nostro agio nel creare libri che non riflettano al 100% la nostra identità e quella dell'artista. Se loro non sono d'accordo con una decisione, noi tre possiamo trovarne una per esprimere i loro punti di vista, sempre facendo attenzione che la visione finale risulti nostra, di tutti e tre, dunque collettiva.

Assicurando la loro passione creativa e nel frattempo soddisfacendo quella degli artisti, Void mantiene la propria selezione di qualità. “Noi facciamo questo lavoro perché ci divertiamo, visto che per il momento non stiamo diventando ricchi,” spiega João. Se non fossimo stati appassionati di quello che facciamo, non saremmo mai andati avanti". L'impegno di produrre pubblicazioni regolarmente – specialmente se si tratta di pubblicazioni stampate e rilegate a mano – è incredibilmente importante. Questo significa che la maggior parte dei lavori fotografici personali di Sylvia, Myrto e João sono stati messi da parte, per il momento. “Proprio per il lungo tempo che richiedono questi progetti, bisogna che siano qualcosa che vogliamo veramente fare e che in qualche modo ci coinvolgano direttamente”, spiega Sylvia. “Questa esperienza va oltre tutto, a noi piace, perché pensiamo che sia veramente importante sentirci coinvolti profondamente”.

Se da un lato Void continua ad evolversi in modo esponenziale, dall'altro il team prova ancora ad abbracciare la filosofia delle origini. Di questa tendenza ne è esempio il progetto, Hunger, filo conduttore della loro produzione fin dai primordi. Il termine viene dal racconto “A Hunger Artist” di Kafka, e consiste in una serie di giornali in cui ogni numero contiene opere di artisti che Void ritiene "affamati", motivati e interessanti.  Lavorando con i fotografi per creare i volumi attraverso inviti aperti, proposte e seminari, ogni numero di Hunger è un capitolo dell'esplorazione filosofica di Void, forse l'esempio più puro della loro spinta creativa. "Il racconto di Kafka dice qualcosa di interessante sullo stato della fotografia oggi, e mettere insieme un giornale di foto allude al rapido ritmo delle idee nei media", spiega Myrto. "Volevamo trovare artisti che continuassero ancora vigorosamente nella loro pratica, malgrado le condizioni e le conseguenze che derivano dall'essere un artista affamato." João riflette: "Quel testo significa molto per me ed è super credibile, mi ha insegnato ad essere resiliente, soprattutto dalla campagna brasiliana. Tanti momenti diversi della mia vita riguardano la storia dell'artista affamato, e si tratta solo di superare gli ostacoli. "

Questo non vuol dire che Void sia stata un rimedio universale agli ostacoli - il più delle volte, presenta al gruppo più ostacoli che soluzioni. "Fare qualcosa come Void è una fottuta lotta", continua João. "All'inizio abbiamo faticato molto per essere accettati, e ho portato il testo di Kafka a Sylvia e Myrto perché pensavo che fosse su di noi, non solo su di noi come Void, ma anche su di noi come fotografi. La fotografia non è più quella di una volta, da un punto di vista professionale. Quando le persone perseguono la fotografia o si avvicinano a noi per un progetto, non è perché ne trarranno dei soldi. È perché adorano fare questa stronzata tanto quanto noi, anche se significa che potrebbero morire di fame”. L'ultimo numero di Void per Hunger è stato pubblicato quest'estate, realizzato in collaborazione con l'artista Michael Ackermann, ed è già quasi esaurito”. Attualmente stanno lavorando giorno e notte per riunire tutti i numeri arretrati di Hunger in un cofanetto, che sarà presentato in anteprima all'Unseen Book Market di quest'anno e alla Printed Matter's NY ArtBook Fair. 

Oltre all'ultimo numero di Hunger, Void quest'estate ha lavorato senza sosta anche per attraversare il circuito del festival con una serie di pubblicazioni nuovissime. Mentre continuano a lavorare sui progetti, il trio prevede anche di ospitare una serie di seminari ad Atene e Lisbona con artisti come Todd Hido, alimentando il loro universo di creatività per artisti affermati ed emergenti. "A volte guardo quello che stiamo facendo e mi emoziono di nuovo", riflette Sylvia. "Adoro fare questa cosa, sembra che sia la nostra. Sento di aver trovato gioia e voce nel farlo".

(fotografie courtesy of Void, feature di Cat Lachowskyi)

Questi gli autori di Void presenti nel nostro catalogo: Luca DESIENNA - Marco MARZOCCHI -  Leif SANDBERG -  Carl-Mikael STORM - Antoine D'AGATA - Olivier PIN-FAT - Bérangère FROMONT HUNGER & 'A HUNGER ARTIST' BOX

Front and back cover of the "Hunger" box set © Void

Interior spread of Romy Alizée''s work in "Hunger" © Void

Articolo tradotto da Libreria Marini.
Per leggere l'originale pubblicato da LensCulture: Clicca qui

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