La fotografia ai tempi delle restrizioni

Nel 1953 un evento casuale portò Herbert List a rinchiudersi nella casa del fotografo Max Scheler, da solo, con una Leica, un teleobiettivo, una pellicola da 35 mm e l'accesso ad una finestra. Quel lavoro, realizzato per alcuni giorni in circostanze improbabili, riaccese il suo interesse per la fotografia di strada. Qui, Peer-Olaf Richter della Herbert List Estate riflette su quel lavoro rapportandolo al contesto attuale delle restrizioni mondiali riguardo la possibilità di muoversi.

Un anno prima dell'uscita del film La finestra sul cortile di Hitchcock, in cui il fotoreporter LB “Jeff” Jeffries è confinato su una sedia a rotelle nel suo appartamento del Greenwich Village e alla fine scopre un omicidio con l'uso del binocolo e una macchina fotografica con teleobiettivo, la realtà aveva una storia molto simile in serbo per il fotografo di Magnum, Herbert List.

Nell'autunno del 1953 List era a Roma per lavorare a delle fotografie che sarebbero state pubblicate in un libro sulla città eterna l'anno successivo, si slogò gravemente la caviglia scivolando su uno dei tanti gradini di Roma. Era con il suo amico e collega fotografo Max Scheler nel quartiere popolare di Trastevere. Lo stesso Scheler era, all'età di 25 anni, un fotoreporter affermato che lavorava a livello internazionale per incarichi editoriali.

 

"L'intero spettro del comportamento e delle emozioni umane può essere visto dal davanzale di una finestra. Ha solo bisogno di uno spettatore paziente e sensibile."

 Il giorno dopo la caduta di List, Scheler fu chiamato a coprire la Rivolta di Trieste. Purtroppo la caviglia di List rimase gravemente gonfia e ostacolò il progetto del fotografo di continuare ad esplorare la città. Dato che non poteva lasciare l'appartamento, Scheler gli lasciò una Leica dotata di un teleobiettivo. Era un'attrezzatura che List non aveva mai usato prima. Questa scoperta tecnica avrebbe segnato un cambiamento nel suo stile.

Bloccato nell'appartamento in Via della Lungarina 65, List si appostò alla finestra che dava sul Lungotevere, Piazza Castellani e Ponte Cestio. Questa strada trafficata sulla riva del Tevere attirò l'interesse di List durante i giorni del suo confino. Ciò che accadeva per strada si dimostrò interessante: un operaio stradale  che flirtava con le passanti, un ragazzo che inseguiva una gomma che rotolava per la strada, due uomini che litigavano su chissà cosa, e proprio sotto la finestra un meccanico che aiutava alcuni ragazzi a cambiare le candele su un'auto di servizio.

La creatività di List si scatenò quando vide un Cupido sui sanpietrini bagnati, durante una breve pioggia pomeridiana, che soffiava freccette verso alcune ragazze che si nascondevano sotto un ombrello - come Vergini mitologiche che si nascondono dalle frecce del desiderio. Annotò infatti sulla stampa: "Cupido con cerbottana-freccia si è incastrata nell'ombrello".

Un'altra fotografia s'intitola 'sulla stessa strada': una ragazza bacia il suo amante in pubblico. La scena è osservata da una suora austera che, probabilmente, avvicinandosi mette fine a questo briciolo di amore pomeridiano.

Non sorprende che le didascalie di queste immagini sembrino i titoli di paragrafi di un libro di racconti romani: 'Little Garibaldi', 'The Bruised Knee', 'Dance of the Dresses', o 'Giovanni si mette in mostra per ottenere i soldi del gelato'. 

È la drammaturgia della vita di tutti i giorni, commedia e tragedia, che avviene proprio sotto la sua finestra, ingrandita con un teleobiettivo.

 

"Non sorprende che questo incontro breve e un po' forzato con la 35mm sia stato un punto di svolta verso uno stile più spontaneo, meno contemplativo"

 La serie View From a Window è nata, quindi, dalla prima pellicola 35 mm mai usata da List. Avere 36 esposizioni a sua disposizione anziché le dodici a cui era abituato e questo risultò un grande vantaggio, soprattutto dato che non poteva alzarsi rapidamente o uscire per comprare altre pellicole. Il formato stesso permise di comporre immagini come estrapolate dalle pagine di un libro, da una rivista o un film.

Il peso e le dimensioni modeste dell'attrezzatura furono un ulteriore vantaggio per il fotografo "non così giovane", anche dopo il periodo di reclusione. Non sorprende che questo breve e un po' forzato incontro con il 35mm sia stato un punto di svolta verso uno stile più spontaneo, meno contemplativo, rinnovando l'amore di List per la fotografia di strada negli ultimi anni della sua carriera.

Qualche tempo dopo la caviglia guarì e List potè mostrare a Scheler le foto realizzate. Era abbastanza soddisfatto degli aspetti formali della serie, poiché avevano uno stile e una prospettiva coerenti che li legavano visivamente insieme. 

Max Scheler ricorda che List aveva messo tutte le stampe sparse su un grande tavolo. Notò un'immagine in particolare: "Piccolo Garibaldi" - un ragazzo che correva per strada, con la bandiera italiana in mano. Gli fece ripensare a dove aveva trascorso il suo tempo mentre List scattava quella foto: era stato a documentare le gesta dei patrioti durante la Rivolta di Trieste, come il giovane che si era arrampicato all'interno di un campanile della chiesa, con un tricolore in mano.

Questo parallelismo diede a Scheler l'idea, vagamente rassegnata, del fatto che mentre viaggiava in lungo e in largo per coprire conflitti, tragedie e celebrazioni, eventi molto simili erano accaduti anche su piccola scala di fronte a casa sua. 

L'intero spettro del comportamento e delle emozioni umane può essere visto dal davanzale di una finestra. Ha solo bisogno di uno spettatore paziente e sensibile.

 

Traduzione a cura della Libreria Marini
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