L’alba del fotogiornalismo: Reportage di Stanislas Martin, Limoges, agosto 1864

L'immagine fotografica, fin della sua nascita, seduce il mondo dei giornali e dell'informazione per la sua proposta di oggettività. Per un lungo periodo fu impossibile stamparla, e come accadeva per i testi, all'inizio anche la foto veniva riprodotta come un'incisione, partecipando alla diffusione della stampa illustrata. L'immagine rimaneva più o meno in secondo piano rispetto all'evento a cui era correlata a causa del lungo lasso di tempo che intercorreva fra la scelta della foto, la sua incisione sul legno e la relativa pubblicazione.

La fotografia cambia il suo statuto verso il 1889/1890, con l'Esposizione Universale di Parigi, la generalizzazione delle stampe simil-incisioni e le sviluppo delle riviste illustrate in numerosi paesi. 

Consideriamo che la prima fotografia che illustrava un articolo di giornale rappresentava una barricata del giugno 1848 e fu scattata come daguerrotipo a via Saint-Maul il 25 giugno 1848, dopo il tragico epilogo delle rivolte e poi pubblicata sul numero zero di Illustration, primo luglio 1848. Gli storici citano poi, a seguire, la guerra di Crimea 1854-1856 e soprattutto la guerra civile americana, Guerra di Secessione 1861-1865. 

È dunque in questa epoca piuttosto eroica dell'inizio del fotogiornalismo che possiamo inserire questa vista panoramica di Stanislas Martin.

Due prove all'albumina d'argento formato panoramico, 205x480 mm, firmate e datate sull'assemblaggio.

Stanislas Martin è il fotografo più dinamico e intraprendente che visse nel Secondo Impero, a tal punto che si fece creare nel suo palazzo a via della Courtine 5, un atelier vetrato e riscaldato, per accogliere in un luogo piacevole i suoi modelli.

Fra il 15 e il 16 agosto 1864, un vecchio quartiere di Limoges è in fiamme. Il quartiere de Arenes brucia, da piazza Aine a piazza Motte. Tutto brucia, le piccole vie strette, le case dagli scheletri in legno e le facciate in paglia e argilla.

Fra il 1793 e il 1864, a Limoges ci furono più di 815 incendi e 5631 fuochi provocati dai camini che distrussero 109 case e crearono più di 2000 sfollati.

Gli 80 pompieri locali che si mobilitano, sono aiutati da altri pompieri che con treni speciali arrivano da altre città limitrofe come Périgueux, Argenton, Saint-Marcel e Châteauroux. In totale, anche contando gli aiuti esterni, i pompieri non sono molti e il materiale a loro disposizione non è particolarmente performante. Si fa anche difficoltà a trovare le chiavi del serbatoio cittadino dell'acqua e addirittura i camionisti vengono obbligati ad interrompere il loro lavoro per andare a prendere l'acqua alla Vienne.

C'è qualche ferito, ma fortunatamente non si conta nessun morto. Lo scrittore locale Laforest pubblica un testo dettagliato di 118 pagine ricco di considerazioni religiose e di citazioni greche (Chapoulaud frères, Limoges, 1864). Qui racconta che molti degli abitanti di Limoges, la sera del 15 agosto andarono al Champ de Juillet per guardare i fuochi d'artificio, organizzati per celebrare l'Assunzione e l'Imperatore ed una volta li, in loco, l'incendio scoppia e rapidamente aumenta la sua grandezza aizzato del vento. La popolazione è come “un esercito colpito nell'oscurità”, è circondata dal fuoco.

La colpa è della Signora Cance, commerciante di via Arènes, che ha spento male una torcia, perché andava di corsa per raggiungere il prima possibile la festa in compagnia di suo marito. Il fuoco nasce in un cesto di cappelli, che era nel loro negozio, e poi si espande con un'esplosione di gas. L'incendio si ingrandisce, bisogna raggruppare i pompieri, ma molti sono a Champ de Juillet. È il capitano Regnault che si mette a capo delle operazioni di soccorso appena arrivano le pompe d' acqua.

Ma in pochi minuti le botti sono vuote, bisogna riempirle di nuovo, nel frattempo il fuoco si propaga e come un “largo fiume” avanza e si nutre si tutti i prodotti infiammabili, presenti nei negozi. Accorrono sul luogo il Reggimento di draghi, la Polizia, gli agenti di sicurezza, lo staff della stazione e anche qualche membro del clero. Tutti insieme si mettono a rimuovere 400kg di polvere da sparo, che sono nell'armeria di Geanty, e minacciano di esplodere. Per ordine del sindaco Othon Péconnet, che nel frattempo è arrivato sulla scena, rimuovono anche le botti di alcool da un altro negozio e i prodotti farmaceutici dei laboratori Larue-Dubarry.

Uomini, donne e bambini cercano di salvare tutto quello che è possibile dalle loro case. “Una luce potente, dai sinistri riflessi, invade la città […] l'incendio per effetto del reverbero crea al di sopra della città qualcosa molto simile ad una cupola di fuoco”.

Dalla chiesa di Saint-Michel-des-Lions, da cui hanno tirato fuori la reliquia del santo patrono Martial, si alza il Misere e alle 7 di mattina comincia una processione guidata dal vescovo Félix, cha attraversa la città: Limoges torna alla sua tradizione. Durante la mattinata gli uomini del terzo Reggimento di artiglieria di Bourges arrivano in città per portare via le ceneri ancora fumanti, ma l'incendio continua latentemente a bruciare per altre tre settimane.

Nella fotografia di Stanislas Martin, si vedono gli automezzi dei pompieri e fili di fumo che ancora si alzano dalle macerie, questo ci permette di datare la fotografia fra il 16 e il 17 luglio 1864.

La Francia e la famiglia reale si commuovono di fronte a questo dramma ed inviano dei soldi, un aiuto finanziario. Il conte Reille, inviato da Napoleone III, distribuisce personalmente a tutte le persone 20.000 franchi. Il re di Spagna invia 5.000 franchi, il principe Jérôme-Napoléon e la principessa Clotilde, 2.000 franchi (proprio come il conte di Chambrod). L' arcivescovo di Parigi, raccoglie con le elemosine diocesiane, 30.000 franchi. Il nunzio apostolico, infine, gli fa pervenire 5.000 franchi da parte del Papa.

Incoraggiati dalle sottoscrizioni aperte dai giornali nazionali e regionali, molte persone inviano sostegno e aiuti, anche direttamente al sindaco di Limoges.

A seguito del sinistro, per la ricostruzione, si fecero tre vie parallele aperte fra piazza d'Aine e piazza della Motte, con palazzi di tre piani, completamente in pietra…Durante i lavori di ristrutturazione di piazza della Motte, nel 1995, venne ritrovata, nelle cantine che presero fuoco nel lontano 1864, un'importante collezione di porcellane e maioliche, fuse e deformate dal fuoco.

 (da Laurent Bourdelas, L'incendie de 1864, blog, France 3 régions, 2016)

Per l'articolo originale: clicca qui 

Traduzione di Maria Elisa Massetti

 

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