Luigi Bartolini fra parola e colore a sessant'anni dalla morte

Quando si affronta l'opera di Luigi Bartolini, non si può fare a meno di notare la ricchezza e la prolificità della sua carriera. Poeta, incisore, pittore e scrittore, Bartolini ha attraversato la prima metà del Novecento con una produzione vasta e articolata. Nato alla fine dell'Ottocento nelle Marche, si trasferisce molto giovane a Siena, Roma e Firenze. Nel periodo di apprendistato rivolge la sua attenzione, a importanti maestri del passato, come Goya e Rembrandt. Studia direttamente le opere di questi artisti sulle pareti dei grandi musei italiani, dove passa molto tempo. Ma non c'è solo questo: nei suoi interessi giovanili forte è anche la curiosità verso le avanguardie.

La chiamata alle armi interrompe brevemente il suo élan artistico che ritorna con prepotenza nel 1919, con il rientro a Macerata. L'attività di incisore è senza dubbio quella che lo ha reso noto, ma anche i suoi dipinti e i suoi scritti, non hanno mancato di animare i dibattiti culturali di quegli anni. Arrestato e mandato al confino come antifascista, Bartolini durante il ventennio non si fa intimorire dalla reprimenda politica e dal clima di intimidazione, continuando dritto nella sua ricerca artistica. Le sue opere, anche sperimentando forme, colori e soggetti, rimangono, comunque, per la maggior parte, figurative e non perdono mai di vista il referente naturale, l'oggetto della somiglianza, la realtà del soggetto. Parteciperà regolarmente alle rassegne artistiche più illustri di quegli anni come la Biennale di Venezia e la Quadriennale d'Arte Nazionale di Roma e non mancherà di vincere premi prestigiosi come quello dell'Esposizione del Bianco e Nero della Galleria degli Uffizi (1932) dove ottiene il primo premio ex-aequo con Morandi e con Boccioni.

Incisioni, dipinti e parole sono i capisaldi di questa lunga parabola artistica di oltre settant'anni. A fasi alterne, questi aspetti si sono sovrapposti, hanno conflitto e si sono allontanati ma alla fine sono sempre tornati insieme a convivere sotto il tetto dello stesso ingegno. Oltre alle immagini anche le parole, perchè Luigi Bartolini ha pubblicato anche 70 libri con le maggiori case editrici italiane, fra cui spicca Ladri di Biciclette, romanzo che ispirò poi la sceneggiatura dell'omonimo film capolavoro di Vittorio De Sica.

A sessant'anni dalla sua morte, al Palazzo Buonaccorsi a Macerata, Manuel Carrera cura la mostra “Luigi Bartolini, attraverso il colore”, un percorso antologico alla riscoperta delle cromie di questo artista.
Le tele esposte seguono il ritmo cronologico e regalano allo spettatore una ricca panoramica della sua produzione pittorica. Nature morte, paesaggi, volti e corpi animano il percorso espositivo e restituiscono la complessità del pittore Bartolini e il suo modo di intendere il colore come parte non mimetica della composizione perchè come diceva l'artista un elemento in un quadro “bisogna osservarlo sul vero, bisogna appuntarselo sul taccuino come faceva Van Gogh, ma non bisogna stenderlo sulla tela al cospetto del vero".

A noi piace ricordarlo anche con altre parole che poco hanno a che fare con il colore, ma che invece raccontano il quartiere dove ha sede la Libreria Marini, il Pigneto.
Di seguito un breve estratto da “Tre poesie d'arte” (Il sodalizio del libro, Venezia 1957):

Da Piazza Lodi, passato il ponte della Ferrovia, s'incontrano i 'tramvetti bianchi'; i piccoli tramvai di campagna, quelli che vanno a Tor Pignattara, a Centocelle, a Torre Gaja. Una volta sono stato a caccia con Liebe a Centocelle, passando per Tor Pignattara. Chissà che il cane non abbia preso per Tor Pignattara? Intanto è notte. Sono le dieci ore di notte. C'è poca o affatto gente per le strade. Due agenti conducono in caserma un ladro. Osservo una sgualdrina che dimena la sua borsetta come fosse un incensiere. Prendo per il Borgo. M'hanno detto che, in fondo al Borgo sta il Pigneto; luogo d'ultra povera gente. Operai disoccupati; qualche delinquente e qualche zingaro. Il chiasso vi dura sino ad oltre le dieci ore di notte; è un viavai di gentuccia fra i baracconi del mercato. Nocelle. Mandarini. Fichi d'India (...)

 

Rendiamo omaggio a questo Maestro del Novecento, proponendo qui di seguito una selezione delle sue opere più bel disponibili sul nostro sito.

 

Poesie 1960 

Meccanico gigante 

Follonica ed altri 14 capitoli ad umore amoroso 

La caccia al fagiano 

L'antro di Capelvenere 

L'Eremo dei Frati Bianchi  

Testamento per Luciana e un'acquaforte  

Ombre fra le metope

Antinoo o l'efebo dal naso a becco di civetta

Saluto alla cara Melfi