Marialba Russo: Cataloghi e Fotolibri

I libri della fotografa Marialba Russo, intervistata qualche giorno fa da Le Monde (a breve la traduzione italiana del testo sul nostro sito)

"Sono pagine di un quaderno in cui trascrivo appena le ombre, più o meno chiare, delle esperienze diverse dello sguardo. Non vogliono essere solo le testimonianze delle mie esperienze; queste immagini, vorrebbero restare allo stesso stadio di vivacità e di ambiguità delle figure e degli avvenimenti che le provocarono. Questo desiderio non nasce dall'amore per il fenomeno ma dalla paura che gli istituti dello sguardo catturino sempre nelle maglie sicure delle proprie regole quei rituali e quelle culture che ancora gli sfuggono. Intanto la mia macchina fotografica li ha catturati necessariamente illuminando la scena sulla quale dei riti svolgono nella penombra le loro figure dell'origine, del diverso e del superstite.
Allora le pagine di questi quaderni le poggerò su quelle di uno immaginario delle regole affinché come un negativo sul positivo renda un po' più incerti i segni del positivo" (da I Quaderni dello sguardo).

Dal nostro catalogo:

 
Al ristorante il 29 settembre 1974
A cura dell'artista (I quaderni dello sguardo n. 1), 1976
"Al ristorante Partenio di Ospedaletto, una compagnia di giovani proveniente da Pagani (Salerno), dopo aver mangiato, improvvisamente comincia a suonare e inizia questo ballo".

Giornale Spray 
A cura dell'Artista (I quaderni dello sguardo n. 2), 1977
"Ho ripercorso la scomposta geometria che le grida spray della rabbia del rifiuto hanno tracciato sui muri della città. Ho visto i segni del progetto e del dissenso inserirsi come una punteggiatura nel quotidiano".

In fondo al Sud 
Priuli & Verlucca, 1981
"Fotografie scattate in Calabria, Puglia, Campania e Basilicata".

Capua Antica
A cura del Banco di Napoli, 1989

Marialba Russo, Fotografie 1980- 1987 
Electa, 1989
"Apparizioni fugaci del significato più segreto e più enigmatico del reale".

Roma: Fasti Moderni 
Fondazione Mudima, 1993
"Un lavoro sulla Roma archeologica.… I resti di un'antica grandiosa civiltà"

Famosa  
Edizione Privata, 1998
"Ho vissuto con Famosa 18 anni, dal '74 al '92. Ora questo è Famosa"

Il ritratto di me 
Edizione Privata, 1999
"Il volto che vediamo si disegna come il campo d'azione dell'espressione. Il volto è, cioè,  espressivo non nel senso essenzialista del termine; ma in senso teatrale."

L'incanto
Skira, 2004
"Vedo tutti gli esseri conosciuti farsi in me sorprendenti, e poi meglio conosciuti. Di colpo li ho concepiti lentamente; ed è senza fatica che scompaiono. Sono mutevole nell'ombra, in un letto. Un'idea divenuta senza inizio, si fa chiara, ma falsa, ma pura".

Confine 
Silvana Editoriale, 2015
"Nel bianco e nero di questa narrazione, intuiamo un discorso sulla libertà e sulla violenza. Ciò che vediamo, organizzata in forma metaforica, è la lotta di un essere vivente per ottenere la libertà".

Travestimento
Postcart, 2016
"Una serie di ritratti nell'ambito della cultura del travestimento in Campania, in cui l'antropologia culturale dialoga con il progetto artistico."

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Su la testa
Mazzotta, 2004
La Camera dello sguardo, Fotografi italiani
Peliti Associati, 2009
Clear Light
Peliti Associati, 2009

Un estratto della lettera di Alberto Moravia
(da "Marialba Russo. Fotografie 1980-1987"):

"Cara Marialba,

[...]La fotografia ha il mezzo forse più adatto a sorprendere quelle fulminee manifestazioni del mistero che James Joyce appropriatamente chiamava epifanie. 
La pittura, naturalmente, mira anch'essa all'epifania ma la costruisce con lento e calcolato artifizio: la mano del pittore non può competere in rapidità con lo scatto dell'obiettivo. 
E questo è tanto vero che la fotografia ha distrutto la descrizione nei romanzi. 
Naturalmente non parlo qui dell'istantanea ma di apparizioni fugaci del significato più segreto e più enigmatico del reale. La macchina fotografica in questo caso diventa illuminazione, il reale manifestazione di qualche cosa che c'era in quel momento preciso e che non c'era prima non ci sarebbe stato dopo. Qualche cosa cioè il tutto. 
Tu naturalmente miri a sorprendere queste manifestazioni ovvero epifanie nel loro apparire primo e unico sia che fotografi un cane di notte presso una palma, sia che ci fai vedere quattro personaggi vestiti di nero sullo sfondo di una porta chiusa, sia che riprendi due ragazze una delle quali dorme l'altra si guarda le unghie, sia che accoppi lo sguardo dello scugnizzo a quello del suo asino. Ma non è un caso che le tue epifanie ovvero manifestazioni del mistero che ci circonda siano state tutte scattate a Napoli e in genere nel sud. Infatti proprio in questa parte d'Italia, che grida e gesticola con l'architettura barocca, che la realtà quotidiana è più schiva, più silenziosa più misteriosa, più, Insomma, epifanica. [...]
Tutt'al più uno sguardo in una faccia impassibile, simile alla screpolatura di un vecchio muro, rivelerà la struttura del mistero.

Cara Marialba, tu sai quello che voglio dire con queste mie poche parole perché sto dicendo il tuo segreto. Eliot diceva che i gatti pensano al loro nome che ovviamente sono i soli a conoscere. 
Gli artisti in fondo sono come i gatti di Eliot; anche loro pensano a qualche cosa che rimane sconosciuto a tutti fuorché a loro stessi. Io ho provato a dire il nome del gatto".



Biografia

Marialba Russo inizia negli anni sessanta, dopo studi di pittura, raccontando rappresentazioni religiose e feste popolari. Per tutti gli anni 70 la sua attività si esprime attraverso la pubblicazione di libri, la collaborazione con il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, e con Vogue Italia e altre testate italiane e straniere. Nel 79 rappresenta l'Italia in “Venezia 79 la fotografia”. Gli anni 80 la vedono cimentarsi nell'insegnamento della fotografia, mentre continua il suo lavoro di ricerca. Nell' 89 la Galleria d'Arte Moderna di Bologna propone una sua retrospettiva e una monografia “Marialba Russo- Fotografie 1980-1987”. Negli anni 90 vive un passaggio verso un approccio più intimo e analitico, il paesaggio diventa metafora di un tempo interiore. Del 93, “Roma, Fasti Moderni”. Del 98 “Famosa” e del 99 “Il ritratto di me”, in cui lo sguardo si rivolge al proprio mondo affettivo, al grande amore per Famosa e al racconto di sé, attraverso delle auto pubblicazioni. 
Dopo il 2000 le vengono dedicate esposizione a Salonicco, Pechino, e al MAXXI di Roma, fra gli altri. Collabora con Roberta Valtorta e con il MuFoCo di Cinisello Balsamo. 
Nel 2004 pubblica con Skira “L'incanto” primo libro di una trilogia di cui “Confine” è il secondo volume. Dedicata alla ricerca che il soggetto- umano, animale, reale, simbolico- compie dentro e oltre se stesso. 
In primavera verrà pubblicato un suo nuovo lavoro da Postcart Edizioni, che ha già pubblicato “Travestimento”.
(fotografia in bio di Roberto Salbitani).

Per ulteriori informazioni sull'artista: www.marialbarusso.it

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