Prometeo. God inside me, di Dario Coletti

"Il mito è bisogno di spiegare la realtà, di superare e risolvere una contraddizione della natura (come nasca il primo uomo, per esempio), il mito è spiegazione di un rito, di un atto formale che corrisponde a esigenze della tribù (l'invocazione della pioggia), il mito è struttura delle credenze di un gruppo, di un etnos (la condanna dell'incesto) ecc ecc.
Ma, come dice la parola il mito è innanzitutto un racconto: c'è una storia da presentare, che ha lati terribili, ma anche spesso risvolti patetici o sorridenti, ci sono dei personaggi in azione, una trama che si snoda”.

Il mito dunque, come scrive Umberto Albini, è innanzitutto una storia da raccontare e il Prometeo di Dario Coletti, potrebbe considerarsi un mito che fugge dal logos dei primi racconti poietici per tuffarsi nelle immagini. Frammenti di fotografie che vengono combinate secondo nuovi accordi visivi. Dal dettaglio all'insieme, dall'insieme al dettaglio. Flussi di cose, persone, nature che si incastrano generando inediti significati. Un lavoro d'archivio lungo e paziente, come quello dei mitografi. Immagine su immagine, le vecchie e rassicuranti linee di confine di un volto, di una montagna, di una statua si perdono e si confondono in nuovi profili. Proprio come i miti anche le immagini vengono “riscritte” per rispondere alle necessità di comprensione e spiegazione degli eventi odierni. Prometeo “colui che vede prima”, fu capace di vedere nuove opportunità e possibilità negli uomini dando loro il fuoco. In pratica quello che fece fu combinare elementi già preesistenti, come l'uomo e il fuoco, creando un nuovo ed inedito connubio che sconvolse e spaventò l'ordinato mondo degli dei. È sulla scia di quest'attitudine alla ricerca di nuovi significanti, appaiando angoli e cerchi, linee e punti, nuovo e passato che s'inserisce il lavoro di questo Prometeo e delle sue icone.

Dario Coletti sul suo lavoro:

"Appena uscito dal mito, l'uomo ha continuato a vivere in esso trasformando la memoria dell'origine delle cose in narrazione mediata dalle arti. Negli oggetti di uso comune, negli arredi pubblici e privati nelle strade e dentro le case, nei teatri e nel paesaggio, migliaia sono i riferimenti a fatti perduti nel tempo e che rimandano agli dei. Molti eroi della mitologia hanno travalicato tutti i tempi, si sono trasformati e ancora oggi vivono tra di noi. Qualcuno addirittura può coincidere, da un punto di vista filosofico, al mondo della narrazione fotografica. Penso al titano Prometeo. Il suo nome significa “colui che vede prima”, un'attitudine di chi ha il ruolo di osservare la realtà, di fermarla e di comprenderla oltre la sua apparenza, svelando il non detto. Inoltre Prometeo, nel mondo mitologico classico, è una divinità vicina al genere umano: a lui è attribuita la creazione dell'uomo ed a lui è attribuito il dono del fuoco, come simbolo di calore e illuminazione. Per questo Prometeo protegge tutto il genere umano ed è stimolo alla scoperta e all'intuizione, in quanto traghetta l'umanità dal buio della preistoria alla luce della civiltà.

“Prometeo, god inside me” è un lavoro in divenire, un flusso di pensieri che fa riferimento alla cultura mitologica del Mediterraneo. È un racconto per immagini che si sposta indietro e avanti nel tempo e in tutte le direzioni dello spazio. È un'idea che non prevede una conclusione, in quanto generata dall'analisi di un archivio fotografico come materia viva. Una caverna della memoria in continua evoluzione e destinata a un continuo lavoro di rilettura e rielaborazione. Un lavoro di riciclo, dove tutte le immagini scartate vengono esaminate, recuperate e riutilizzate in contesti narrativi nuovi. Non esistono regole e le immagini sono utilizzate sia completamente, per dar vita a uno sfondo, sia parzialmente, per essere inserite come uno dei diversi elementi costitutivi dell'immagine stessa."

 Dario Coletti (Roma, 1959) è fotografo professionista e pubblicista dalla fine degli anni Ottanta.
Ha collaborato in modo continuativo con testate giornalistiche, istituzioni e organizzazioni umanitarie italiane e internazionali e le sue foto sono conservate presso musei e istituzioni culturali. Da sempre attento alle tematiche della società, negli ultimi anni è approdato a una fotografia di più ampio respiro, approfondendo il rapporto tra fotografia e antropologia visiva e sperimentando altri linguaggi visivi come il film documentario e l'autoproduzione. È autore di diversi volumi fotografici su temi antropologici e sociali. Alla professione affianca l'attività didattica. Particolarmente intenso è il tempo dedicato all'analisi del patrimonio culturale italiano con particolare attenzione a quello della Sardegna dove, tra il 1993 e il 2017, produce una serie di pubblicazioni e mostre su temi specifici. Le sue fotografie sono conservate presso biblioteche e musei italiani.

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