Silvia Camporesi: una selezione di libri in edizione speciale
In occasione della mostra "C'è un tempo e un luogo" di Silvia Camporesi in corso al nuovo Centro della Fotografia Roma fino al 29 giugno, una selezione di titoli dell'autrice.
Silvia Camporesi (Forlì, 1973) è una fotografa italiana che lavora principalmente sul paesaggio, quello italiano e dei luoghi insoliti e dimenticati in giro per il paese, ma anche quello emotivo e personale.
Filosofa di formazione e approdata alla fotografia da giovanissima, è una delle voci più rappresentative della fotografia contemporanea italiana improntata sulla costruzione del progetto e su un metodo di ricerca ponderato e riflessivo. Da La terza Venezia a Domestica, a Mirabilia, i lavori dell'Artista sfumano costantemente il confine tra la rappresentazione del reale e una sua proiezione immaginata. Venezia viene sommersa, una giostra appare in mezzo a un campo di grano, la città diventa città del pensiero con i suoi vuoti e le sue aree indefinibili. Sono gli stessi luoghi abbandonati spesso fotografati da Camporesi che vivono in una sospensione temporale di lenta caduta, che sembra riverberberarsi anche all'interno del suo lavoro.
La terza Venezia/The Third Venice (Trolley Books 2011)
Con una fotografia originale firmata e numerata dall'Artista ("Fantasmi #11", 2011, cm 21,5x23)
Atlas Italiae (Peliti Associati 2015)
Atlas Italiae (Peliti Associati 2015) - special ed.
Una delle 50 copie dell'edizione speciale di "Atlas Italiae", firmata, timbrata e numerata, con pop-up fotografico applicato al risguardo posteriore e copertina con applicazione di merletto
Domestica (Postcart 2020)
Domestica (Postcart 2020) - special ed. Copia N.1/10
Con una fotografia originale dell'Artista (cm 16x22,4)
Custodia in tela realizzata a mano
Planasia (Danilo Montanari Editore 2014) - Esemplare n. 84
Scatola di legno contenente 10 cartoline a colori (cm 10x15) che riproducono fotografie dell'isola di Pianosa
Firma autografa dell'Artista al frontespizio
«È notte, è giorno, non so più che giorno è.
Ho fatto dei segni sul pavimento con il nastro adesivo, per suggerire alle bambine che lo spazio può essere qualcosa che si estende nella mente, che va oltre i suoi limiti fisici, così abbiamo saltato tutto il giorno da un confine all'altro, cercando isole inventate e immaginando sotto ai nostri piedi enormi squali." (Domestica, 2020)






