Sleep Creek

Un'esperimento di autorialità condivisa che ritrae un luogo enigmatico e immaginario, fuori da ogni romantico cliché in bianco e nero. Fotografie: Paul Guilmoth and Dylan Hausthor. Articolo: Cat Lachowskij (LensCulture)

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Ormai avrete sentito parlare di Paul Guilmoth, Dylan Hausthor e del loro Sleep Creek, un fotolibro pubblicato nell'inverno del 2019 da Void, casa editrice ateniese, specializzata in immagini dark e mitologie fotografiche. Sleep Creek è comparso in molte classifiche come “libro dell'anno” ed è stato ampiamente riconosciuto negli ambienti fotografici di tutto il mondo, conquistando una popolarità che a febbraio lo porta, addirittura, ad essere selezionato come libro del mese da Charcoal Book. Ma qual è esattamente la trama, tessuta da ogni immagine di questo libro, cosa ha affascinato il pubblico globale?

Costruire un mondo dalle fondamenta, pieno di narrazioni, contesti e personaggi, è un obiettivo comune tra gli artisti, a prescindere dal mezzo con cui lavorano. Coloro che usano la pittura o la scultura costruiscono i loro “mondi alternativi”, ma quando il mezzo scelto è la fotografia, la questione di fa più complessa.

Come pratica la cui storia è profondamente intrecciata al realismo, la fotografia è stata impiegata come testimonianza di eventi, persone e luoghi per quasi duecento anni. Nonostante questo rapporto con gli eventi "reali", le fotografie che troviamo più accattivanti sono spesso quelle che costruiscono la propria mitologia, toccando referenti che si rivelano frettolosamente, per poi scomparire altrettanto rapidamente - un impatto frenetico di emozioni.

Sleep Creek

Sleep Creek è il risultato di una collaborazione creativa durata anni tra Hausthor e Guilmoth. I due si incontrarono alla scuola d'arte nel Maine, nel 2011, da subito si intesero, e quasi immediatamente scoprirono il loro reciproco amore per la creazione di libri, come oggetti di diffusione del proprio lavoro. Dopo essersi diplomati al programma BFA, affittarono insieme una grande casa a Peaks Island, nella Casco Bay del Maine, trasformarono il soggiorno in studio e trascorsero le loro giornate fotografando il paesaggio isolato. Lì fondarono la Wilt Press che pubblica riviste, libri fotografici, zine e cassette. Rinchiusi nei confini della loro casa, il duo iniziò a costruire il mondo di Sleep Creek, addentrandosi nella mitologia del New England.

"Entrambi siamo cresciuti nel New England, dove c'è un paesaggio molto specifico, con cui siamo abituati a interagire quotidianamente, un paesaggio che suggerisce storie e sentimenti molto specifici", spiega Hausthor. "Ha qualcosa a che fare con le stagioni e con questa narrazione ciclica che esse perpetuano". Il progetto fotografico nasceva come una documentazione di Peaks Island, ma il duo ha infranto la soglia documentaria, creando invece il mondo di Sleep Creek, un luogo che contiene in parti uguali finzione e realtà. Guilmoth aggiunge: "Quando sei un fotografo, sei abituato a lavorare con realismo, le tue radici tendono a questo, è come se fossi addestrato a realizzare in ogni caso una sorta di documento a prescindere dalla foto che tu stia scattando. La foto dunque diventa una prova di contenuto tangibile, ma come si fa a costruire qualcosa di nuovo rendendo omaggio a quelle esperienze non tangibili?"

Un lavoro editoriale che “pone più domande che risposte” è l'approccio teorico sul quale Void è nata e continua a crescere. Il lavoro scaturito con Hausthor e Guilmoth, rimane fedele all'atmosfera inquietante delle fotografie e si colloca nel contesto della narrazione più ampia dei progetti della casa editrice.

IL LIBRO

Cover

La copertina di Sleep Creek è verde come la foresta, non fornisce alcuna allusione alle fotografie contenute all'interno. Al contrario, gli spettatori incontrano prima di tutto una capra dorata che assomiglia a una vecchia xilografia, alludendo alla tradizione di una fiaba oscura. Ispirandosi all'universo misterioso dei fotografi, il team di Void ha passato al setaccio vecchi libri di illustrazioni sulla stregoneria e le arti oscure, trovando immagini che aumentavano il disagio conturbante delle fotografie. La copertina suscita più curiosità che chiarimenti, perché all'inizio la capra non è necessariamente orientata verso il bene o il male - potrebbe essere un innocuo indicatore rurale, ma potrebbe anche essere un cenno a Black Phillip (come sottolinea Brad Feuerhelm nella sua recensione del libro su American Suburb X).

Guardando la quarta di copertina, il lettore incontra un'altra immagine incisa, questa volta più esplicita sulle sue origini oscure: figure svolazzanti si agitano in un fiume in secca e estasiate in una sorta di riverenza rituale, sembrano compiere un battesimo iniziatico. Nel torrente, i corpi contorti richiamano l'atemporalità delle fotografie, un'epoca indiscernibile che riguarda tanto il passato quanto il presente.

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Aprendo il libro la prima pagina è vuota, a parte i tre puntini tra parentesi scritti a mano in basso a sinistra. Questo elusivo cenno alla mano di un compilatore ci informa che qualsiasi storia contenuta nelle pagine seguenti non è necessariamente l'inizio o la fine di un racconto concreto. Piuttosto, è una continuazione, un frammento, o una serie di scenari incompleti messi insieme per creare una sorta di quadro in mezzo al caos. I piccoli puntini invitano il lettore ad entrare nel percorso che gli viene proposto nelle pagine seguenti, come rappresentazione senza parole di "C'era una volta...".

Girando le pagine, i lettori si trovano di fronte a un flusso costante di fotografie in bianco e nero di Hausthor e Guilmoth, in una sequenza a “battito di ciglia” come se si guardasse un film attraverso le palpebre che sbattono. Ogni immagine ti fa sentire come se rivelasse qualcosa che dovresti conoscere: un dettaglio cruciale o una prova che cerchi di conservare durante l'elaborazione di ogni fotografia successiva. "Ci piace quando le fotografie, anche essendo immagini fisse, contengono l'inizio, il centro o l'intera trama di una storia", spiega Hausthor.

 "Certo, è possibile creare un racconto di immagini che mappi una narrazione precisa, ma c'è qualcosa in più nel catturare tutto in una volta, in un'unica immagine, e poi riunire tutti quei momenti. Quando vedo le immagini di Paul, leggo tutti i suoi passaggi intrinsechi - l'inizio, lo svolgimento e la fine - e mi baso su di esse per creare la nostra storia complessiva. Ecco perché la fotografia è così interessante per noi: non sono immagini in movimento, ma in qualche modo contengono ognuna una narrazione. Quanto possiamo mettere, caricare, in un unico fotogramma?".

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Nelle fotografie si ritrova comunque una traccia del New England: boschi e rami illuminati da un lampo nella notte, ragnatele argentee che riflettono, pipistrelli che corrono nella notte e animali catturati in circostanze particolari. Il lavoro è realizzato da entrambi i fotografi e non c'è alcuna indicazione su chi ha scattato esattamente quale fotografia. Hausthor e Guilmoth lavorano in modo simile, dando priorità all'assenza di orizzonti, una forte illuminazione e innumerevoli riferimenti a elementi naturali come il fuoco, l'acqua, il ghiaccio e il vento.

Il mondo di Sleep Creek si mostra a noi nel crepuscolo e nella notte, ispirato dall'inquietudine della tradizione gotica del New England. Ma è anche un ulteriore riflessione su come si arriva a costruire un luogo, attingendo alle infinite possibilità di storia, mito e costruzione di personaggi che mettono in evidenza il binomio tra finzione e fotografia del reale. Attraverso questa serie di immagini, ci sentiamo come se fossimo testimoni di cose che sarebbero dovute accadere solo nel buio della notte e che non sarebbero dovute mai essere registrate e viste.

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Hausthor e Guilmoth sperano che Sleep Creek superi la prova del tempo, non solo l'opera nel suo insieme, ma anche le immagini singole che la costruiscono. "Mi piace l'idea di persone che sfogliano questo libro, cercando di capire cosa è reale per loro", riflette Guilmoth. "Penso che sia un'esperienza soggettiva interessante, e mi piace l'idea che possiamo sollecitare domande nelle persone facendole riflettere su ciò che le circonda". Hausthor scherza: "Vorrei che tra dieci anni la gente trovi in queste fotografie la stessa magia che potrebbe trovare oggi". L'accoglienza che il libro ha ricevuto finora è una testimonianza del suo potenziale: una formula magica pensata per durare nel tempo.

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La traduzione è stata curata dalla Libreria Marini
Articolo originale in inglese

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