The Anonymous Project: Cosa rende una casa, la casa?

Quest'anno è ricorso il 50esimo anniversario di Les Rencontres d'Arles – un'impresa miracolosa per un festival di fotografia. L'ambizioso programma prevedeva cinquanta mostre che hanno ricordato il valore e la storia dei cinque decenni di vita del festival a cadenza annuale. Fra l'abbondanza degli eventi, diffusi in tutta la città, ce n'erano alcuni che si sono distinti, raccontando come la storia della fotografia abbia avuto un forte impatto sul presente, proprio come la storia del festival ancora oggi influisce per la sua pertinenza e popolarità.

In particolar modo The Anonymous Project, alla Maison de Peintres, con il progetto House. Circondati da un mosaico di immagini, l'avvolgente esperienza fotografica guida i visitatori nelle tante stanze del piccolo cottage di Boulevard Emile Combes, la via principale di Arles. House è stato curato da Lee Shulman, il fondatore del progetto ed Emmanuelle Halkin, capo del “settore sviluppo”. Le immagini selezionate da entrambi non sono meno eccentriche della sede che le ospita.

Il materiale fotografico, presentato da The Anonymous Project, appartiene per la maggior parte ai primi anni '50, l'era in cui il prezzo delle foto a colori cominciò a calare notevolmente, diventando accessibile ai fotografi amatoriali di tutto il mondo. La pellicola Eastman Kodak Kodachrome era la favorita delle famiglie e dei non professionisti che volevano immortalare il loro mondo con colori vibranti, ben allontanandosi dallo standard del bianco e nero. Questa nuova tecnica rendeva i colori saturi e brillanti in un modo straordinario (e la tendenza a sbiadire di questi primi metodi si manifestò solo dopo molto tempo dalla stampa). Alcuni colori sbiadivano prima di altri dando luogo a toni ingialliti e attenuati che spesso oggi associamo ad epoche passate. In poche parole l'ipersaturazione e lo scolorimento di queste prime fotografie a colori, oggi, modellano il nostro modo di ricordare i decenni passati, specialmente gli anni '50, '60, '70.


Preoccupati dall'instabilità di queste prime fotografie a colori, da un po' di tempo, The Anonymous Project colleziona, scansiona e cataloga diapositive a colori degli ultimi anni '50, con un'attenzione precisa, verso le immagini che riproducono momenti di vita quotidiana, come matrimoni, lauree, amici che posano per altri amici e infinti interni domestici. “Queste fotografie amatoriali sono un affascinante e avvincente diario caleidoscopico di quel periodo, un mezzo non tirato a lucido, non ritoccato, che racconta più sinceramente di altri mezzi, la realtà”. Preservando questa importante parte di esperienza collettiva, ci conosciamo meglio e conosciamo meglio le nostre differenze, ma ancora più importante, possiamo conoscere veramente l'umanità che ci accomuna.

Mentre i musei e le grandi istituzioni collezionano materiale a colori, per tenerlo lontano da noi e renderlo inaccessibile, in House ci sono una serie di teche illuminate che rischiarano le immagini selezionate dall'archivio, e ogni teca è situata in un'area specifica della casa. Per esempio in un frigo reale, c'è la foto illuminata di una donna nella sua cucina, tipica degli anni '50, che sta vicino ad un frigorifero socchiuso oppure l'immagine luminosa di un altro soggetto che appare in un cassetto aperto nella cucina della casa. Le immagini ti fanno sentire bene, in un ambiente familiare, sono reminiscenze di foto che abbiamo visto nei vecchi album di famiglia, che tornano nei loro luoghi originali, nelle varie stanze della casa.

Al piano di sopra dello stabile, una stanza con un tavolo fa da scenografia ad alcune immagini di famiglie e coppie che cenano a casa, molti dei quali festeggiano dei compleanni (allusione all'anniversario del festival). Di fronte a questo tavolo c'è una grande teca illuminata dove è presente una selezione di piccole diapositive originali Kodachrome e meravigliose lenti d'ingrandimento che consentono ai visitatori di interagire direttamente con il materiale originale d'archivio, disegnando connessioni fra le immagini esposte nelle varie stanze e i materiali che vennero usati tanti anni fa per farle. Una stanza piena di vecchi televisori, ognuno con foto di famiglie e persone che guardano o posano vicino ai propri televisori, un'installazione affascinante che rimanda senza sforzo al passato. Ogni stanza e i suoi dettagli sono un efficace strumento educativo che mette insieme le moderne forme di esposizione, rendendo omaggio agli originali metodi cromatici, rendendo il lavoro accessibile e informativo, senza il tono accademico e opprimente di molte mostre storiche sulla fotografia.

Ma la mostra fa qualcosa in più che presentare vecchie foto. Le candide scene domestiche sparse in tutta la casa – di famiglie e amici con i loro cuccioli, con le loro macchine, nelle loro case, a volte svegli a volte dormienti, ci conducono alla domanda: Cosa rende una casa, la casa? La risposta, è semplice, “le persone che ci vivono”, dice The Anonymous Project. “Una casa non è costruita da mattoni o da legno bensì dai legami della famiglia. La casa è un luogo che fa riaffiorare alla mente di una persona infinite memorie e valori giusto camminando in un corridoio o guardando un oggetto personale. Passeggiare per le strette sale e le anguste stanze della Maison de Peintres ci fa sentire a casa, anche se non abbiamo mai vissuto in una piccola dimora storica nel mezzo di una piccola città nel sud della Francia. E questo è esattamente il punto. “La casa è più di un luogo; è un sentimento ", concludono. "È un sentimento di contentezza e felicità che condividono le persone."

 

Il libro "The Anonymous Project. The House" (Editions Textuel, 2019) è disponibile: Clicca qui

Articolo tradotto da Libreria Marini.
Per leggere l'originale pubblicato da LensCulture: Clicca qui

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