The White Sky di Mimi Plumb

Rivisitando i sobborghi della sua infanzia, il racconto di formazione di Mimi Plumb spoglia la California dei suoi cliché, affrontando la monotonia di crescere in un paesaggio bloccato nel tempo. 

Fotografie di Mimi Plumb. Edizione Stanley/Barker, 2020.
Recensione del libro di Joanna L. Cresswell, pubblicata originariamente su LensCulture e tradotta dalla Libreria Marini.

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The White Sky Mimi Plumb

C'è qualcosa di soffocante in un cielo spesso e bianco.
Nessuna nuvola, nessun accenno di blu, solo un vago nulla che si estende a perdita d'occhio, luminoso e inquietante. Sembra arrivare insieme a interminabili giornate estive di noia e caldo secco, il tipo di caldo che chiamiamo “close” e che rende faticoso respirare e dormire. Lo chiamiamo anche "white-hot". Il nuovo libro fotografico di Mimi Plumb The White Sky, sfrutta in modo pungente l'inquietudine di giorni come quelli.

Il mondo di Mimi Plumb è sofferente e sbiancato dal sole; le crepe del tempo si spaccano come ferite aperte attraverso le pagine. La prima immagine della sequenza principale del libro è un paesaggio senza persone, in cui il terreno è una rete di fessure. Alla fine, la penultima immagine, presenta lo stesso scenario, ma questa volta qualcuno - un adolescente, sembra - giace a faccia in giù, occhi e orecchie a terra, scrutando in un abisso.

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Negli Anni 70 Plumb è tornata nel piccolo sobborgo californiano di Walnut Creek, dove è cresciuta negli Anni 60, per scattare queste foto. I ragazzi che vediamo nel libro non sono persone che conosceva, ma quello che stava cercando era un comune sentire nel modo di trascorrere le giornate a quell'età. Le sue immagini scandiscono il ritmo della fine dell'infanzia e della prima adolescenza.

Nel 2012 David Campany pubblicò per Aperture un articolo su cinque libri fotografici americani iconici.
L'elenco includeva The Americans di Robert Frank, ovviamente, così come American Prospects di Joel Sternfeld e American Photographs di Walker Evans. Nell'articolo citò il critico letterario Van Wyck Brooks che una volta scrisse di un “'immenso, vago velo di nuvole di ideali' che si diffusero nella cultura nazionale alla fine del diciannovesimo secolo". Non ho potuto fare a meno di pensare al velo di nuvole di Van Wyck mentre sfogliavo il libro di Plumb: se allora potevano chiamarsi ideali, Plumb oggi ci dice che somigliano più a sentimenti di ansia.

A cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, la corsa spietata verso la costruzione di un'identità nazionale si trasformò, per molti, in una sorta di inerzia disamorata, e quando arrivarono gli anni '60, erano già ampiamente diffusi sentimenti di frustrazione e alienazione. "Ho visto le colline e le valli riempirsi di case e centri commerciali come funghi, e, nell'adolescenza, per me e per i miei amici, erano le visioni più insipide e tristi del mondo", ha detto Plumb di recente. Era sempre, dice, "alla ricerca di cose da fare" e di "un posto dove nascondersi da quel cielo così bianco e luminoso".

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C'è un peso tangibile nelle immagini di questo progetto e si dispiega lentamente sulle pagine.

Ad aprire il libro una sequenza introduttiva seguita immediatamente da una serie di immagini che si alternano al titolo, diviso parola per parola: testo bianco in grassetto su una pagina nera come la pece, le fotografie che vengono racchiuse dalle parole sono la chiave per comprendere l'intero arco narrativo della pubblicazione.

Dopo "THE" arriva l'immagine di un ragazzino, a torso nudo e in punta di piedi sulla cima di una roccia, le braccia selvagge protese verso una tempesta in arrivo. Poi viene “WHITE” - un'immagine di persone riunite; un gruppo di adulti questa volta, fuori da un centro commerciale, con il collo allungato verso il cielo, gli occhi socchiusi, le mani che proiettano ombre sui volti. Infine "SKY" - due persone escono da una stazione di servizio.

La descrizione del libro parla di "un mondo, dominato dai bambini, in cui un trauma sconosciuto è sospeso nell'aria“, dalle pagine emergono, poi, piccole illegalità: i bambini corrono tra cumuli di pneumatici, imparano a sparare con i fucili. È come se stessero respingendo le prime vestigia dell'età adulta, si crea così una narrativa in stile Il signore delle mosche.

Nelle inquadrature di Plumb le persone si riuniscono, a due, tre e cinque, e talvolta in grandi folle. Le tre immagini iniziali sono di sciami - di automobili, e poi di persone - che ricoprono la terra come formiche. Sono immagini abitate, ed è quasi sempre la presenza umana a definirle; il ritmo della loro attività e inattività. L'architettura, al contrario, è una parte frammentata della storia: le case sono quasi sempre viste completamente isolate e separate dallo spettatore attraverso strisce di foglie nere o enormi mucchi di terra asciutta.

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Plumb riconosce che la California è un luogo che ha sempre avuto grande peso nell'immaginario culturale, a cui lei però aggiunge il carico di monotonia della vita reale. Include delle immagini fortemente simboliche, elementi che hanno sempre attirato i viaggiatori in quei luoghi - i cinema abbandonati, le auto bruciate, l'estetica di 'città fantasma' - ma ciò che forse è più avvincente della sua visione è il modo in cui trasforma alcuni di quei cliché. La motocicletta Hells Angels è ridotta alle dimensioni di un giocattolo, ad esempio, e i cowboy sono resi semplici cosplay nei costumi di Halloween indossati dai bambini.

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Torniamo all'immagine di un adolescente sdraiato sulla terra riarsa e crepata dal caldo. Questa scena conferma una sensazione che fermenta in tutto il libro; ci sono due storie che vengono raccontate in The White Sky e si intrecciano: una riguarda il declino del territorio e una il raggiungimento della maggiore età dei suoi giovani abitanti. Le cose che cambiano rapidamente e le cose che sembrano non cambiare affatto. Questo è un libro di allusioni stratificate; un libro di terra e di persone. Forse in questo senso, possiamo dire che, in fondo, è un libro sul tempo. Nello specifico, il modo in cui la vita si svolge in rapporto all'ambiente in un luogo come la California; con i suoi fuochi e le sue siccità che rimodellano costantemente la sua struttura. Il libro si chiude con l'immagine di una strada che fugge nella prospettiva; tutto è come sempre eppure diverso, in base al nostro punto di vista. Come potrebbe essere diversamente?

Non possiamo ignorare, oltretutto, che Plumb ha imparato a stare al mondo in questo luogo, e le ragazze delle sue fotografie sembrano riflettere la sua storia; uscire, fumare, prendere il sole, imitare le cose degli adulti.

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Negli ultimi anni c'è stata una piccola raffica di eccellenti libri fotografici in bianco e nero che esprimono una narrativa sociale altrettanto inquieta del paesaggio del West americano, tra cui Domesticated Land di Susan Lipper e She Dances on Jackson di Vanessa Winship. Dai lontani Evans e Sternfeld, William Eggleston e Stephen Shore, si stanno unendo dei tasselli per creare un nuovo vernacolo americano, sottile e profondo, realizzato da mani femminili.

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